IL GRAVE REATO DI SPACCIARE POESIA: L'AMARA VICENDA DI ANTONIO MELIS A VENEZIA


di Alessandro Marzo

Aveva messo una cassetta con le sue poesie d’amore e d’amicizia in campo Santa Margherita, a Venezia. Chiunque si poteva prendere un foglietto con i versi, e in cambio lasciare qualche spicciolo. Offerta libera. I vigili (anzi, no, poliziotti locali, oggi si chiamano così, fa più figo) gli hanno sequestrato cassetta e poesie, dicendogli che se lo avessero beccato di nuovo avrebbero preso provvedimenti più gravi. Antonio Melis, sardo, che da oltre trent’anni girovaga l’Italia in questo modo, fino all’altro ieri era convinto di non fare del male a nessuno. «Solo a Venezia mi è capitata una cosa simile», ha dichiarato al Gazzettino, uno dei quotidiani locali. In compenso a Venezia operano indisturbati i facchini abusivi: orridi personaggi, spesso ubriachi, che letteralmente strappano di mano le valigie ai turisti stranieri, preferibilmente orientali, le portano al di là del ponte di Calatrava, e non le restituiscono se non dietro compenso. La tariffa è di 10 euro. Pare che non ci siano strumenti legali per contrastare questo sconcio, il risultato è che, di recente, questi signori hanno espanso la loro redditizia attività al vicino ponte degli Scalzi, quello di fronte alla stazione, per intendersi. Venezia è da anni invasa da bande di suonatori abusivi che si litigano a suon di risse i ristoranti davanti ai quali dar fiato ai loro strumenti, da gruppi di venditori abusivi che quando vedono sopraggiungere una divisa fuggono travolgendo chiunque: hanno al loro attivo già diversi feriti (non gravi, per fortuna), per lo più anziani e bambini. Ma nessuno di questi merita tanta attenzione quanto uno spacciatore di versi d’amore, reato gravissimo, a Venezia.

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