DALLA SARDEGNA ALLA MOSTRA DI VENEZIA: SALVATORE MEREU E LA SCOMMESSA DELLE "BELLAS MARIPOSAS"

Salvatore Mereu

di Claudia Morgoglione – La Repubblica

 

Nella Mostra dei tanti volti giovanissimi – dalle adolescenti di Acciaio alle college girls di Spring Breakers, dai due ragazzini ‘prigionieri’ dell’Intervallo alla coppia che vedremo domani in Un giorno speciale di Francesca Comencini – le due protagoniste della commedia sarda Bellas Mariposas non possono non attirare l’attenzione. Dodicenni del quartiere popolarissimo di Sant’Elia, a Cagliari, le vediamo muoversi in un universo disordinato, comico e agghiacciante insieme, fatto di parenti, vicini, conoscenti e personaggi eccentrici. “Una realtà lieve e terribile – spiega il regista Salvatore Mereu – in cui grazia e leggerezza si mescolano al dramma”. Di scena alla sezione Orizzonti, tratta dall’omonimo racconto di 60 pagine dello scrittore scomparso Sergio Atzeni che in Sardegna è un cult, la pellicola segue passo dopo passo avventure e disavventure di Cate (Sara Podda), esponente di una famiglia molto numerosa e sbandata. Rivolgendosi direttamente alla telecamera, è lei a determinare il tono buffo con cui è raccontata la storia: una giornata non come tante nella vita sua e dell’amica del cuore Luna (Maya Mulas). Da segnalare anche la partecipazione di Micaela Ramazzotti, nel ruolo di una maga che a suo modo contribuirà a cambiare il corso degli eventi.  Un’altra prova interessante per il suo autore, che aveva già portato qui al Lido, due anni fa, l’apprezzatissimo Tajabone. E che, in una saletta con vista sulla terrazza dell’Excelsior, racconta la sua esperienza.

Mereu, come nasce l’idea di portare sullo schermo Bellas Mariposas? “Sono stato per un anno nel quartiere di Sant’Elia per la mia pellicola precedente, cercando di entrare dentro una comunità che non accetta sguardi esterni. Certo non è stato facile adattare il racconto, che da noi è un vero e proprio oggetto di culto. E che è difficile da portare sullo schermo perché che non ha nemmeno un dialogo: ha un’unica voce narrante, che salta continuamente di palo in frasca, e non ha punteggiatura”.

Nel film lei fa parlare tutti i suoi personaggi in dialetto. “Mantenere la lingua vera che parlano le persone lì era fondamentale: anche se questo magari può rendere difficile la vita del film nelle sale, non ho mai avuto dubbi”.

La protagonista Sara si rivolge sempre direttamente allo spettatore, guardando la telecamera… “La scelta era già nel racconto ma sullo schermo era anche un’insidia, specie se lo affidi a un’attrice non professionista: io e Sara ci siamo presi il rischio, sperando di aver vinto la scommessa”.

Affidare molti ruoli, compresi i due principali, a debuttanti, è stata una decisione consapevole? “Sì, volevo mescolare attori professionisti e non professionisti: nel film recitano anche molti attori di teatro, tra cui i genitori di Cate e la vicina di casa, la signora Sias. La commistione tra professionisti e non è più delicata, ma anche più interessante”.

Come nasce il coinvolgimento di un personaggio molto noto come Micaela Ramazzotti? “Ho pensato a lei perché, pur avendo fatto tanti film da protagonista, non ha ancora un viso usurato. Per un personaggio sopra le le righe come la maga potevo ‘tollerare’ un volto noto. Nel libro lei appare in maniera ancora più scenografica, con un esercito di gatti: io anche per ragioni produttive ho dovuto asciugare molto”.

E per i ruoli di Cate e Luna? “Le ragazze le ho trovate attraverso una serie di provini che ho fatto a scuola. Abbiamo lavorato come se stessimo facendo uno spettacolo teatrale: ho fatto il piano di lavorazione in ordine cronologico perché anche loro scoprissero il percorso del film giorno per giorno. E alla fine loro due, che non si conoscevano, sono diventate amiche”.

La pellicola però non ha ancora un distributore. “Confidiamo molto nel passaggio veneziano. Ma ho la sensazione che rispetto a qualche anno fa gli spazi in sala per film come questi si siano molto assottigliati. Bellas Mariposas l’ho prodotto io insieme a mia moglie, poi per fortuna è arrivato il sostegno della Film Comission sarda”.

Malgrado queste difficoltà, continuerà sulla strada di un cinema non convenzionale? “Se posso permettermelo, se me lo fanno fare, sicuramente sì”.

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