I QUATTRO MORI SUL MONTE KEBNEKAJSE: L'AMORE PER LA NATURA E L'AVVENTURA NELLE STRAORDINARIE VICENDE DI ROBERTO FINOLI, SARDO TRAPIANTATO IN SVEZIA

Roberto Finoli nella foto scattata dall'amico Hakan

di Massimiliano Perlato

Mentre mi arrampicavo col mio amico Håkan e con la bandiera sarda dentro la zaino pensavo: ci sarà mai salito un sardo quassù?
Questo è stata la riflessione legittima che ha avviluppato Roberto Finoli mentre scalava il monte Kebnekajse, in Svezia, la nazione che è diventata casa sua sin dal 1988, l’anno in cui ha lasciato la Sardegna. Roberto come un fiume in piena ci racconta di questa sua esperienza alpinistica.
Il Kebnekajse é ben oltre il circolo polare artico in piena Lapponia, per arrivarci si giunge in aereo a Kiruna, poi un pullman per Nikkaluokta e da qui un trekking di 19 chilometri per arrivare alla stazione base. Il paesaggio é esattamente uguale al film “Into the wild”!
Direi incantevole. Perché salire sul Kebnekajse?
E’ la montagna più alta di Svezia. È meta di molti svedesi, che però salgono tutti o quasi dalla via ovest. Molto lunga e faticosa dal campo base, circa 11 chilometri di saliscendi. Mentre la via est é più divertente e con un minimo di attenzione e sicurezza regala qualche emozione in più. Chi percorre la via est lo fa normalmente con le guide. Dopo aver studiato il percorso ho visto che era fattibile anche per chi, con adeguato equipaggiamento, non fosse un´alpinista. Durante la mia visita in Sardegna a luglio ho acquistato l’attrezzatura necessaria. L´ho provata subito andando a fare la via ferrata di Capo Caccia vicino ad Alghero: divertentissimo.
In un attimo di pausa del suo contagioso racconto, chiedo a Roberto di raccontarmi un po’ di più della sua vita.
Come potrai notare il cognome Finoli  non é sardo. I miei genitori erano abruzzesi (Atessa provincia di Chieti). Papà era militare di marina e nel ´62 quando io avevo tre anni, da La Spezia si è trasferito con la famiglia a Cagliari. Si doveva restare solo un anno ma la Sardegna ammalia! Ci rimanemmo per sempre. Quindi io, anche se non nato in Sardegna, ho vissuto e sono cresciuto da sardo e sardo rimango!
L’accento di Kasteddu lo testimonia inequivocabilmente. Roberto continua il suo racconto..
Sono diplomato al Liceo Scientifico Alberti e laureato in Scienze Geologiche al Dipartimento di Scienze della Terra dell´Università di Cagliari. Durante la mia “crescita” ho fatto molte cose che in un modo o nell´altro mi hanno formato e portato ad essere quello che sono.
Sei un personaggio molto attivo e amante dello sport?
Sicuro. Ho praticato l´atletica leggera nella grande Amsicora e lí ho imparato a tenere duro e a non cedere, a continuare sino a quando si arriva alla fine, indipendentemente dal risultato. Poi è nato il grande l´amore per la natura meravigliosa della nostra terra sarda. Con gli amici abbiamo fatto trekking e viaggi in tutta la Sardegna. Una delle zone d´obbligo é stata il Supramonte, dove ho vissuto con gli amici momenti indimenticabili. La natura e l´asprezza insieme al fascino della gente barbaricina rende quelle zone magiche.
Da lì l’amore per la montagna? Il passo è breve direi.. Senza dubbio. Sin da piccolo mi é sempre piaciuto andare in alto, da su si vede tutto meglio e si ha un quadro d´insieme più completo.  Un libro, Everest”,  scritto da un grande alpinista britannico Chris Bonington, fu per un periodo la mia bibbia! Dovevamo salire sempre da qualche parte con gli amici d’infanzia e così si andò al Monte Linas e salire su Punta Perda de sa Mesa. Panorama fantastico. Un ricordo indelebile: avevamo sedici anni.

Quindi quello per la montagna è stato un colpo di fulmine?
Si. Un amore che è cresciuto con il trascorrere del tempo. Pian piano ho imparato alcuni rudimenti dell’arrampicata ma solo in “top rope” o meglio con corda dall´alto assicurata da un´altra persona. Ci fu anche il tempo per dedicarsi all´osservazione degli uccelli, dai grandi rapaci (aquile e grifoni) agli acquatici dello stagno di Molentargius fino ai passeriformi di ogni sorta.  Queste mie esperienze dovevano essere documentate, e così imparai a fotografare. La fotografia divenne una nuova passione che accomunò diversi miei amici. Avevamo quella che chiamammo la malattia dell´indice, scattavamo foto e parlavamo di fotografia molto spesso. Nel mentre che si visitava il Supramonte, si saliva a Punta La Marmora o si andava a vedere uccelli si documentava tutto e le diapositive iniziavano a diventare migliaia!
Ricordi di una Sardegna adolescenziale che è difficile da dimenticare. Ma la Svezia, Roberto?
Nel 1987, a 27 anni conobbi quella che diventò poi la mamma dei miei 2 figli. Una ragazza svedese, in viaggio con l´Interrail in Sardegna, e che diede una svolta alla mia vita. La Svezia mi affascinò subito, e quando visitai Stoccolma, pensavo che quella era una nazione che dava molte possibilità. L´input di andare via me lo diede anche una grande delusione di lavoro. Nella realizzazione di un libro fotografico sulla geologia della Sardegna l´autore si rivelò essere uno sfruttatore che non volle pagare adeguatamente le mie prestazioni. Parlo di diverse decine di ore di lavoro fotografico non retribuite. Nell´ottobre del 1988, caricata la mia auto mi trasferii a Stoccolma, in Svezia. Lavorai da subito e contemporaneamente studiavo lo svedese e preparavo gli ultimi esami di geologia in Italia. Furono anni intensi ma molto utili.
La Svezia nell’immaginario collettivo è un luogo tanto lontano quanto magico..
Assolutamente! Nel 1990 ci trasferimmo nel sud della Svezia in Skåne, a 20 km da Kristianstad. Lavorai come free-lance per alcuni quotidiani locali e iniziai anche a scrivere articoli. Insomma da pubblicista free-lance ho scritto diversi fotoreportage sulla Sardegna, la Corsica, la Lapponia Svedese, e poi negli anni sul Kenya, Kosovo, Nepal, le Alpi di Innsbruck, la Giordania ecc. Il contenuto degli articoli variavano dal viaggio “turistico”, al viaggio umanitario.
Complimenti Roberto. Una vita piena di luoghi da visitare e tanti immagini.
Dal 1997 sono insegnante di fotografia a Kristianstad in una scuola liceale con indirizzo della comunicazione. Nel 1999 ho conseguito l´abilitazione all´insegnamento di materie mediali nelle scuole superiori, all´Università per insegnanti di Malmö. Parallelamente svolgo nel mio piccolo l´attività di fotografo, la mia ditta individuale si chiama Proimagine (ndr: esiste anche un sito www.proimagine.com).
Trovi il tempo anche per tornare qualche volta in Sardegna?
L’isola é sempre dentro di me. Nonostante i miei continui entusiasmanti viaggi, trovo il tempo per andare in Sardegna almeno due volte all´anno. Qui incontro mia sorella con la quale ho un rapporto molto stretto e i miei amici di sempre e d´infanzia che mi riservano sempre qualche sorpresa. Almeno 2-3 settimane riesco a trascorrerle nel nostro mini appartamento a Villasimius, e qui carico veramente le mie batterie! La Sardegna é l´obiettivo, insieme alla mia compagna Carina, dove trascorrere la nostra pensione.
Progetti futuri?
Dopo un viaggio in Kajak nel fiume Kali Gandaki in Nepal, l´ascesa alla montagna più alta di Svezia, la traversata da costa a costa della Skåne in mountain bike, ci resta a novembre l´ascesa al monte piú alto del nord Africa il Jebel Toubkal in Marocco (oltre 4100mt), la traversata in kajak dalla Svezia alla Danimarca, il trekking al campo base dell´Everest e molto altro ancora, come dire Carpe Diem!
Accidenti Roberto: quante altre storie potrai raccontarci in futuro, allora!
Non mancherò. Nonostante la voglia di avventura c´é anche in noi uno spirito come dire umanitario in ciò che facciamo. Una prossima visita sarà in Gambia dove abbiamo adottato una tenera bambina e la supportiamo negli studi. In Abruzzo ho portato la solidarietà dei miei colleghi svedesi consegnando al sindaco di Villa Sant´Angelo i proventi di una colletta fatta appena dopo il sisma; in Kosovo ho portato con alcuni colleghi dalla Svezia 7-8 computer per una scuola media di Mitrovica. Gli incontri con la gente per me sono esperienze senza prezzo.

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