INTERVISTA A VITTORIO FARCI, ORIGINARIO DI SERRAMANNA, PRESIDENTE DEL CIRCOLO "SU NURAGHE" DI ALESSANDRIA

Vittorio Farci ha lasciato la Sardegna nel 1963. Vive a Casale Monferrato

di Valentina Usala

Ho conosciuto Vittorio al circolo sardo “Su Nuraghe” di Alessandria, circa cinque anni fa e da subito mi è apparsa una persona estremamente sarda. Gentile, piacevole, dall’ottima dote dell’ospitalità e con una capacità eccellente di integrarmi nel contesto. Come ogni sardo emigrato che ne incontra un altro, mi chiede: Di origine sarda, di che paese? E in quel modo si inizia a dialogare, nel cercar di capire dove sia collocato il dato luogo sardo di provenienza, e da una parola nasce un’altra parola. Gli incontri poi sono stati saltuari: in occasione di un concerto, di una cena, di un evento letterario o anche di un semplice caffè condiviso assieme. Questo signore dai capelli grigi, ogni volta mi ha accolta a braccia aperte, con molto entusiasmo, facendomi intendere che era davvero felice di rivedermi. Umile e cordiale, ha dedicato del suo tempo ad ogni incontro, ad ascoltare i pensieri di una sarda di seconda generazione: sentimenti per la Sardegna, ricordi d’infanzia miei e di mio padre, e così altri innumerevoli ricordi nostalgici, per una Terra alla quale piace rimanere nel cuore di chi ne ha a che fare. E solo ora mi rendo conto, che ogni volta mi ha sempre fatta parlare, ascoltandomi senza mai stancarsi. Intervenendo sì, ma lasciandomi sputare l’amarezza nei confronti di un mare, che non si fa attraversare con semplicità. Pensieri che lui stesso condivide: A me manca ogni giorno la mia Terra!, afferma con occhi grandi e lucidi, protetti dai suoi occhiali. Così un bel giorno, dopo questa sua esclamazione, mi sono proposta di ascoltare con molto piacere la sua storia di emigrato. Lui, con la solita modestia, ha acconsentito, partendo dagli antipodi, dall’inizio sino ad oggi. Vittorio Farci nasce a Serramanna il 3 dicembre del 1943, nel pieno della Seconda  Guerra mondiale. Il piccolo Vittorio cresce e ha appreso il mestiere di parrucchiere. Lavoravo sotto i portici a Cagliari, nei pressi del porto dei pescherecci. Tra una Sardegna povera, la smania del “continente” prolifero, i propositi di un ventenne dai mille sogni nel cassetto e la voglia di fare, il giovanotto decise di imbarcarsi da Cagliari per Genova, sabato 16 agosto del 1963. Ricorda con estrema facilità, come se fosse successo ieri. E’ semplicemente lo scherzo, che l’emigrare gioca alla memoria, di un sardo. Ad aspettarlo la sorella, che risiedeva a Casale Monferrato, destinazione che raggiunsero in treno, un viaggio stremante, ove Vittorio tutt’oggi vive. Una volta giunto in zona monferrina, nulla era come credeva, come gli avevano fatto sembrare. Ricordo il caldo infernale, non si riusciva nemmeno respirare, umido e appiccicoso. Ricordo le fastidiose zanzare, che mi tormentavano. Mi soffermai un attimo e dissi: continente? Serramanna è più bella. Io qui non ci resto. Lunedì riparto. Mentalità ristrette d’un tempo impedirono il suo rientro, nella cara e amata Sardegna. Si è visto dunque costretto nel suo iniziale intento e così urgeva trovare un impiego. A differenza di tutte le aspettative, Vittorio iniziò a lavorare a Casale Monferrato il martedì. Come parrucchiere. Non darmi dello stupido mi chiede con dolcezza e la timidezza di un bambino. Ho lasciato la mia terra, per svolgere il lavoro che facevo là. Assolutamente, Vittorio. Provo anzi molta tenerezza nello scrivere quel che tu mi hai raccontato e ragionandoci su, capisco che il tuo onorevole presupposto, altro non era che un riscatto, un metterti alla prova, per fare ancor di più, un competere con la tua giovane età. Passarono gli anni. Abbandonò il suo primo mestiere per lavorare in una fabbrica in cui si produceva cartone, poi come carpentiere e poi in un’altra fabbrica ancora, in cui si creavano legnami. Qui forse il premio è arrivato, ma niente potrà dargli indietro ciò che quella nave e quel mare gli hanno strappato. Dopo una gavetta e varie promozioni, in seguito al duro lavoro, Vittorio si trovò a gestire il collaudo di macchinari, nella stessa fabbrica, diventando maestro per i nuovi arrivati. Un giorno, il suo capo gli disse Fai la valigia. Tra una settimana si parte. Ancora una volta la valigia, ancora una volta doveva emigrare, se pur per brevi periodi. Per riassumere. Venne incaricato della gestione di altre fabbriche, una sorta di distaccamenti, creati in Ungheria e Romania. In quest’ultima nazione ricorda Ho trovato anche lì la Sardegna, come se avesse pensato che mi fossi dimenticato di lei! Ricorda che la popolazione del paese in cui permaneva, cuoceva il maialetto alla maniera dei sardi “in su schidoni”, per intenderci. Perché una colonia sarda stanziatasi in quella zona, lo aveva insegnato loro. E tu pensa, che gli avevano insegnato pure le usanze! Regalavano le frattaglie ai vicini di casa, che li avevano aiutati ad uccidere il maiale. E poi, sai cosa vendevano al mercato, nel banco dei formaggi? “Del pecorino” rispondo inconsapevolmente. No, sarebbe troppo comune. Su callu! Il caglio. E’ incredibile, no? Che dire…posto che vai, Sardegna che trovi! E poi i sardi non sarebbero un popolo di viaggiatori? Sì, credo lo siano stati e lo siano ancora oggi. Nel più triste dei modi, per altro. E il protagonista di questo articolo,  ha inoltre vissuto l’emigrazione una seconda volta, da emigrato che era. Ma per fortuna esistono le associazioni sarde, sparse per tutta Italia e in tutto il mondo. Un egregio modo, per rimanere fisicamente vicini a sa terra nostra. Vittorio Farci è da ventotto anni socio del circolo sardo di Alessandria, facendo anche parte del direttivo per diversi periodi. Il 4 febbraio 2012, Vittorio Farci viene eletto di una più alta carica, per maggior numero di votazioni e diventa il presidente effettivo del circolo sardo “Su Nuraghe” di Alessandria. Marito, padre e nonno, Vittorio si ritrova a gestire la presidenza di una porzione di Sardegna, al di là del mare. Lui e i suoi eccellenti collaboratori. Buon tragitto, presidente! Fortza paris! Anzi no, concedetemi la licenza poetica: “Tottus in pari!” Colgo occasione per augurare ai circoli sardi di tutto il pianeta, la più lunga vita possibile. Affinchè non sia una crisi economica ad abbattere l’impegno dei sardi disterrados. Amare la propria Terra, lontano da essa, è un sentimento superlativo, così come l’applicarsi per essa. E i sentimenti non conoscono somme di denaro.

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