LA "VIA DELLE AMERICHE" DI MIRELLA ZOLEZZI RACCONTA DI UNA FAMIGLIA DI EMIGRATI LIGURI IN PERU' MA AIUTA A CAPIRE ANCHE I DRAMMI DELLA COEVA EMIGRAZIONE SARDA


di Paolo Pulina

Dopo aver dedicato la vita professionale al ruolo di bibliotecaria in una struttura specializzata nel campo della letteratura e della documentazione scientifica,  Mirella Zolezzi non ha resistito al richiamo di una vocazione “umanistica”, probabilmente da sempre latente, e si è cimentata nel campo della letteratura “creativa”, prima come partecipe di un progetto di scrittura collettiva (che ha prodotto nel 2007 il libro di ricordi “Come fosse  ieri. La piccola e la grande storia nei racconti di chi l’ha vissuta”) e, nel 2009,  come autrice di  un’opera tutta  sua  intitolata “Via delle Americhe” (edizioni Gammarò di Sestri Levante, 2009).  

Mirella Zolezzi è nata a Riva Trigoso (frazione di Sestri Levante, in provincia  di  Genova)  in Via delle Americhe e quindi ci si può immaginare che la sostanza dell’opera ha a che fare con l’autobiografia della scrittrice, ma la “via delle Americhe” è anche quella che hanno imboccato migliaia di emigranti di fine Ottocento partendo  dal porto di Genova (tra questi anche moltissimi sardi, come sappiamo) e quindi si capisce che il libro racconta una storia di emigrazione, precisamente quella degli antenati della scrittrice, nel lontanissimo Perù.

Il personaggio principale è Lorenzo Policario Zolezzi, nato a Lima nel 1881 dagli emigrati di Riva Trigoso Giobatta (che vi aveva raggiunto il fratello maggiore Agostino) e Filomena Ghio. Nel 1887 i genitori con le tre sorelle rientrano in patria e lasciano a Lima, con lo zio materno, il piccolo Lorenzo, di appena sei anni, il quale deve accontentarsi di fantasticare, davanti a un atlante,  sulla terra che ha riaccolto i suoi familiari.  

«Girando due pagine, andava alla cartina dell’Italia. In cima a questo stivale dove si formava un arco, c’era la sua terra, la nostra terra. Sulla cartina stava scritto Regno di Sardegna. Io guardavo e vedevo che la Sardegna era un’isola. Allora tutte le volte, lo zio mi raccontava di un certo Giuseppe Garibaldi, nato pure lui in Liguria, che partendo da uno scoglio vicino a Genova, con una barca di mille uomini, aveva liberato l’Italia e che ormai il Regno di Sardegna si chiamava Regno d’Italia».

Finalmente nel 1900 Lorenzo rivide i suoi (nel frattempo, era nata una quarta sorella e un fratello, Giovanni). Lorenzo tornò altre volte in Italia (dopo il 1902 ebbe modo di conoscere un altro fratellino, Agostino, nato a distanza di oltre vent’anni da lui). Dopo la morte del padre, nel 1908,  progettò di rientrare in Italia ma rimandò fino al gennaio 1917. Arrivato a Riva a fine mese, apprese che il fratello Giovanni era partito per la guerra nel settembre dell’anno prima e che a lui era arrivata una cartolina postale che gli imponeva di presentarsi al Distretto Militare di Genova. Cosa è rimasto di Lorenzo Zolezzi? Nessuna notizia certa sulla sua fine.

Il fratello minore Agostino (è il piccolo a piedi nudi che posa con la famiglia nella foto di copertina del libro) ha ritrovato il nome di Lorenzo, per lui quasi secondo padre,  nel Sacrario di Redipuglia. Questa scoperta è stata la molla che ha spinto la scrittrice (figlia di Agostino) a ripercorrere  le orme dello “zio assente”. Ma, al di là della avvincente saga familiare e della triste conclusione della vita dello sfortunato Lorenzo, questa narrazione – che si inserisce nel filone della ricerca delle “radici” –

risulta appassionante per la descrizione della vita degli occupanti la terza classe dei piroscafi durante i lunghi viaggi che li portavano via da casa (ma anche dalla  non più sopportabile fame) verso luoghi sconosciuti, dove speravano di trovare migliori condizioni di vita sia pure mescolati a compagnie infide, a prezzo di inauditi sacrifici e di  lavori massacranti, esposti al rischio dei soprassalti angoscianti della nostalgia degli ambienti natii.   La Via delle Americhe degli Zolezzi e di altri emigranti liguri (qualcuno di essi peraltro racconta di essersi  spinto nei mari d’Italia a caricare anche formaggio pecorino nei porti della Sardegna) è anche quella che hanno percorso negli stessi anni di fine Ottocento e di inizi Novecento anche molti  emigranti sardi. La lettura di queste pagine diventa quindi utile anche per i sardi, specie per i  figli degli emigrati che vogliono conoscere le terribili peripezie affrontate dai loro avi in fuga dalla miseria. Magari qualcuno o qualcuna di questi discendenti potrebbe seguire la stessa Via delle Americhe indicata da Mirella Zolezzi e raccontarci la storia d’emigrazione dei  propri antenati dall’isola di Sardegna verso uno dei Paesi delle mitiche “Meriche”.

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