PASSI DI SARDEGNA, PASSI DI UN GIOVANE SARDO: L'ECLETTICA FISARMONICA DI ANDREA PUDDU

Andrea Puddu, classe 1985, vive a Nurri

di Valentina Usala

“Da grande salirò su quel palco e suonerò anch’io”.

Il nobile pensiero di un bambino, che nel pronunciare queste parole, aveva già messo in guardia la sua mamma circa il suo futuro, il suo sogno. Beh, di certo delineava già un carattere deciso.

Puntava in alto, così in alto che da bimbo che era, durante lo slancio, è cresciuto, ritrovandosi così adulto, sul citato palco.

Quello strumento che aveva stregato il suo udito, la sua ambizione e il suo profondo essere sardo.

Il suo essere un tutt’uno con la fisarmonica.

Andrea Puddu, nato a Cagliari il 14 ottobre del 1985, ora è fisarmonicista di professione.

Vive a Nurri, comune sito nel Sarcidano, facente parte della provincia di Cagliari.

Si può affermare che il ferreo legame con la tradizione folkloristica sarda, Andrea lo apprende molto presto, grazie al volere dei suoi genitori, quando in concomitanza con la festa di S.Antonio, all’età di otto mesi, indossava già l’abito tradizionale del suo paese.

Il padre è inoltre uno dei fondatori del gruppo folk del medesimo.

A quattro anni lo zio, avendo intuito la sua grande passione, gli regala una fisarmonica giocattolo.

 

Discuto ora con lui e gli chiedo di parlarmi della sua attività.

“All’età di otto anni, ho iniziato i primi studi, tra cui solfeggi e la lettura delle note, impartiti da un maestro privato. In seguito, ho conosciuto Peppino Casu, con il quale ho tenuto le prime lezioni di ballo sardo nel suo paese, a Nureci, lezioni -ricorda con estrema dolcezza- che spesò mio nonno.

Il sogno di questo maestro, ricordo che fosse l’incisione di un disco, nel quale avrei dovuto prender parte con qualche brano, ma la sua dipartita è sopraggiunta ancor prima che il desiderio si realizzasse. Conosco poi Ireneo Massidda, sino a che non mi decisi ad iscrivermi alla Scuola civica di Nurri, nella quale per sei anni ancora ho studiato solfeggio e ballo liscio. Quanto al ballo sardo, sinceramente parlando, vado ad orecchio, le note le sento dentro, è come se danzassi con loro, tanto che mi capita anche di improvvisare qualche passaggio. Dietro a tutto ciò ci sono molti e molti dischi rotti, da quanto li ho ascoltati! Beh, li ho imparati a memoria però…”

 

Dove svolgi la tua attività e quanto tempo le dedichi?

Sono stato ospite di diverse regioni italiane, all’estero in Germania, Spagna e Svizzera, ma per di più in Sardegna. Accompagno quindici gruppi folk nei vari paesi e con l’arrivo dell’estate iniziano i tour di serate nelle piazze della mia Terra. In questo caso il passaparola è stato fondamentale, credo, tanto che queste stesse serate, ora rispetto agli anni scorsi, sono incrementate, a tal punto che ho anche deciso di attrezzarmi di impianti adatti, per svolgere al meglio le suonate con i compagni di musica. Giusto di musica: quando si tratta di montare e smontare l’attrezzatura, non c’è nessuno (anzi Jonathan non fa mai niente, se non suonare le sue launeddas).

Da qualche tempo a questa parte, mi esibisco anche sulle enti televisive regionali, come ad esempio nella trasmissione Anninora condotta da Giuliano Marongiu.

Quanto al tempo, dipende! Può capitare che suoni per quattro, cinque ore al giorno, come anche per tutto il dì.

 

 

Quali emozioni suscita questa professione e soprattutto il pubblico che applaude i tuoi pezzi?

Ti racconto questo particolare. Devi sapere che il sottoscritto la notte prima di un’esibizione, non dorme e se riesce a prendere sonno, ci riesce con risultati molto scarsi! Causa: l’agitazione. Sono molto scrupoloso: penso e ripenso a tutto ciò che mi servirà, mi auguro la buona riuscita dell’evento…così tanti pensieri! E in un attimo  mi ritrovo con la fisarmonica tra le mani, già catapultato nello spettacolo. A quel punto la preoccupazione scompare, perché inizio a suonare: intonare le melodie mi rilassa. Una volta lì, faccio scorrere il mio sguardo tra la gente, ecco entra in scena il pubblico: credo che sia la parte più tosta, quella che ti conferisce lo stato d’umore che terrai, durante tutta la serata. L’influsso del pubblico è fondamentale: un applauso, un sorriso, persone desiderose di danzare, credo sia l’atteggiamento più appagante e gratificante che sappiano trasmettermi. Se tutto ciò non si manifesta, mi demoralizzo. Ma non mi abbatto! Ognuno deve esprimere la propria opinione, che rispetto e della quale ne faccio tesoro, cercando di migliorarmi sempre più, di dare il meglio. Suonare mi emoziona, sento le note scorrere assieme al mio sangue, così con la mia Terra e le sue tradizioni.

Far cantare la mia fisarmonica ad una Cavalcata, al Redentore o a S.Efisio è davvero un’emozione unica e impagabile!

 

Tra le tue idee c’è quella di creare qualcosa di tuo, come ad esempio un cd?

Sì, c’è eccome. Spero per l’anno prossimo di incidere qualche mio brano e perché no, pensavo anche con la collaborazione degli amici che mi accompagnano durante le serate.

 

Speranze e futuro della tua musica e della sua tradizione, così come di quella sarda.

Non saprei di preciso, ma credo che le tradizioni si stiano ahimè storpiando.

Ogni paese della Sardegna ha un suo ballo e così un suo strumento tipico.

Purtroppo oggi alcuni paesi eseguono balli tipici di tutt’altre zone e questo, forse perché credo fermamente nella cultura della mia Terra, mi fa male; lo stesso vale anche per gli strumenti. Malgrado siano entrambe tipicamente sardi, si tende ad utilizzare l’organetto piuttosto che una fisarmonica: forse perché il suono del primo è più leggero e cadenzato rispetto a quello del secondo, e anch’io lo preferisco; ma se la tradizione tramanda che è propria di quel dato paese la fisarmonica, perché non mantenerla integra? Di quale tradizione si tratta? E’ giusto allora parlare di tradizione?

Spero che, se le circostanze non cambieranno, almeno la tradizione sarda in sé prosegua, finché il sole ci scalderà.

Sarebbe un vero peccato sciupare così tanti anni di emozioni tramandate!

 

Un esempio di saldo legame con la Sardegna, Terra che Andrea vive, sente sua ed elogia in ogni suo discorso.

Amante delle sue tradizioni, e non a caso nel 2009 è stato eletto Mister folklore Sardegna, perché oltre a suonare, Andrea balla anche minuziosamente, conosce i passi di Sardegna, di Nurri.

Tanto che da un mese e mezzo circa, ha anche ripreso l’attività di ballo nel gruppo folk di appartenenza.

Impossibilitata a farlo di persona, mentre scrivo questo pezzo, sto ascoltando la sua fisarmonica, tramite portale online.

Meritevole di un occhio di riguardo a mio avviso, anzi un orecchio di riguardo: coinvolgente, precisa e scrupolosa, come il musicista stesso.

Si delinea, nell’osservarlo, la sua verve, la stessa con cui imprime i tasti della sua fisarmonica.

Mani e corpo sono un unico blocco con lo strumento: la testa segue l’andamento della musica e le dita si muovono, con incantevole agilità.

Se pur da lontano, va a lui il mio applauso, per la sua tenacia e determinazione.

Per la sua musica: tipica di gioiosi passi e ritmi paesani.

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