INTERVISTA A MORENO PISANO DELLA FILEF SARDEGNA: "E' ANCORA FORTE L'EMIGRAZIONE DEI GIOVANI DALL'ISOLA"

Moreno Pisano

redazione Tottus in Pari

Sei nel direttivo della Filef Sardegna, che rapporto c’è secondo te, oggi fra i giovani e il mondo dell’emigrazione? Quale deve essere il ruolo dei circoli nel mondo? Devo dire che oggi si è ritornati ai tempi delle grandi migrazioni degli anni 60 e 70, rispetto a quella degli anni  90 quando è iniziata una consistente migrazione invece dei cosiddetti “cervelli”. Oggi infatti partono tutti: i giovani che non hanno nessuna possibilità di entrare nel mercato del lavoro in Sardegna e chi ha una qualifica professionale e vede la propria azienda chiudere, e partono infine i laureati che trovano migliori condizioni di vita e lavoro nel continente e all’estero. Spesso a scappare sono anche i giovani laureati del master and back che in alcuni casi preferiscono non rientrare. Partono i giovani col programma erasmus e gioventù in azione. Quello che contraddistingue più che mai l’emigrazione oggi è l’istinto di sopravvivenza: dal ricercatore universitario al giovane senza titoli e lavoro troviamo la voglia di costruire una propria indipendenza, neppure migliore rispetto a quella che oggi la Sardegna può offrire perché il termine di paragone non esiste. In questo contesto il ruolo dei circoli è quello di mettere in contatto gli emigrati che stanno in una stessa città e nazione, ma anche la costruzione di un legame collettivo con la Sardegna che tutela gli emigrati con la legge 7 del 1991 e con altri provvedimenti che oltre al vincolo amministrativo creano progetti culturali all’estero per rafforzare il legame con la Sardegna e per diffondere la nostra cultura oltre i circoli.

Da alcuni mesi sei presidente della Consulta giovanile della provincia di Cagliari. In che modo il mondo dell’associazionismo può aiutare i giovani al giorno d’oggi. Il mondo dell’associazionismo in provincia di Cagliari è particolarmente ricco e attivo. Grazie alla presenza dell’ateneo universitario ci sono diverse associazioni studentesche e la città ormai da 10 anni è sede di numerose associazioni che realizzano progetti in tutta l’Europa. Non solo, l’affiliazione ad associazioni nazionali  ha portato ad una presenza capillare di attività in tutto il territorio provinciale per i più svariati settori. Oggi grazie alla consulta provinciale dei giovani abbiamo un panorama chiaro di quali siano le realtà presenti nel territorio; all’associazionismo si affiancano nuovi strumenti di partecipazione come le consulte comunali che fungono da contenitore e ripetitore delle istanze giovanili nei comuni diventano un importante interlocutore per le amministrazioni comunali che su nuovi presupposti generazionali devono basare l’azione per la salvaguardia dei comuni, soprattutto dei più piccoli. Il mondo dell’associazionismo è un ambiente ideale per un’educazione e crescita che vada oltre quella scolastica, non solo, il confronto tra giovani soprattutto provenienti da nazioni differenti è un arricchimento che nessun libro o titolo potrà darci, in particolare per i giovani sardi che vivono un isolamento geografico. Al giorno d’oggi l’aiuto maggiore per i giovani da parte dell’associazionismo è quello di ottenere strumenti e competenze per affrontare meglio il mondo del lavoro, spostando la linea dell’orizzonte occupazionale oltre l’Italia e vivere pienamente la cittadinanza europea.

Il tuo impegno politico a Suelli, una piccola comunità di mille abitanti, ti obbliga ad affrontare il tema dello spopolamento. Cosa si può fare per combattere quella che è un emigrazione interna alla stessa isola. Fare il consigliere comunale, rappresentare quindi i cittadini nella prima istituzione che troviamo appena usciamo da casa e alla quale ci rivolgiamo per i documenti essenziali della nostra vita, è un onore. Pensare e ripensare alla vita e alla stessa esistenza dei piccoli comuni  è il compito di tutti gli amministratori oggi. C’è un’emigrazione interna: se pensiamo che nel giro di 50 anni la popolazione sarda sarà dimezzata e il 70% abiterà nelle città e lungo le coste questo ci fa capire che il futuro delle zone interne è segnato. Le giovani coppie che non hanno un lavoro e che non possono comprare casa e mettere al mondo i figli non possono trovare risposte solo nelle amministrazioni comunali, tanti sforzi possono essere fatti per un aumento dei servizi, per un’edilizia economico-popolare, ma la mancata occupazione è un deterrente per la nascita delle famiglie e per la sopravvivenza stessa dei piccoli comuni. La città sembra essere un mondo di opportunità ma la crisi imperante ci porta a riflettere richiamandoci ad un appuntamento col destino che non è altro che nel comune della nostra infanzia, culla di generazioni e di qualità della vita.

 

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