IL 14 APRILE A LIVORNO, CONVEGNO ORGANIZZATO DAL CIRCOLO "QUATTRO MORI": LA SARDEGNA DAL 1861 AI NOSTRI GIORNI

 
di Antonio Deias

PROGRAMMA

Sabato 14 Aprile 2012

ore 16.30

Introduzione : Dott. Luciano Cauli

RELATORE:  Prof. Paolo Soddu Fondazione Luigi Einaudi – Torino

ore 18.00

Partecipazione della Corale “Giovanni Sedda “

Premiazione Memorial Marco Ganadu  Torneo “ Fasi under trentacinque “ 

 

Nota biografica  

 

Paolo Soddu si è laureato all’Università di Torino, Facoltà di Lettere e Filosofi. Dottore di ricerca (1996), titolare di borsa di postdottorato (1997, 1998) e assegnista di ricerca (2001-2003) nella medesima Università.

Nel 1999-2000 ha svolto un ciclo seminariale di Storia del Risorgimento presso la Facoltà di Lettere dell’Università degli studi del Piemonte Orientale ove, dal 2000 al 2002 è stato professore a contratto di Storia del Risorgimento e Storia sociale. Ha insegnato storia contemporanea nella Facoltà di Musicologia sede distaccata di Cremona dell’Università di Pavia. Ha coordinato con Chiara Ottaviano il gruppo di ricerca su La politica sui muri 1946-1992 per la Fondazione Istituto Gramsci di Torino, ha fatto parte dal 1997 al 2001 del gruppo di ricerca dell’Istituto Piemontese di storia della resistenza e della società contemporanea ed ha curato l’antologia delle recensioni apparse nel corso dei decenni alla biografia di Mussolini di Renzo De Felice

Dal marzo 2005 coordina le iniziative culturali e l’attività di ricerca della Fondazione Luigi Einaudi di Torino e dal 2007 è segretario degli Amici della Fondazione Luigi Einaudi, per la quale ha curato la sezione relativa alla presidenza della Repubblica, della Mostra L’eredità di Luigi Einaudi. La nascita dell’Italia repubblicana e la costruzione dell’Europa. Ha collaborato con «Studi Storici», «Contemporanea», «Passato e presente», «Il mestiere dello storico», «L’Indice», «Annali della Fondazione Ugo La Malfa», «L’Acropoli», «L’Unità», «Rinascita». Attualmente scrive sul quotidiano «Europa». E’ autore e curatore di innumerevoli testi, monografie,  saggi, studi e relazioni a convegni. Sta lavorando a un profilo interpretativo dell’Italia repubblicana per l’editore Laterza.

Sia sul piano ideologico, che su quello di una diretta parte­cipazione alla lotta contro l’oppressore straniero la Sardegna, mantenuta quasi sempre estranea alle grandi politiche nazionali ed europee, non dette nessun contributo al Risor­gimento. Per i Sardi, anzi, la lotta per il raggiungimento dell’unità nazionale si connotava negativamente, perché essa implicava sia un aumento della pressione fiscale, necessario per finanziare lo sforzo bellico, sia l’accantonamento dei programmi per la ripresa economica dell’isola. L’età risorgimentale dunque apportò sostanzialmente più danni che benefici alla Sardegna.  Col progredire della creazione dello Stato unitario anche la Sardegna andò gradualmente avvicinandosi alle posizioni dei fautori dell’unità nazionale e fece, suo malgrado, enormi sforzi per integrarsi al meglio con il resto della penisola italiana. Questi sforzi furono, tuttavia, in parte vanificati dalla politica di Camillo Benso conte di Cavour che mostrò un quasi totale disinteresse nei confronti dell’isola. I provvedimenti di Cavour a favore della Sardegna, limitati alla incentivazione della produzione agricola, non potevano certamente sanare i mali secolari da cui era afflitta l’isola. Si accentuarono così le tendenze autonomi­stiche ad opera di una ristretta élite di intellettuali. Agli inizi del ‘900, grazie alla diffusione delle idee socialiste e alla nascita delle prime organizzazioni sin­dacali, la Sardegna si inserì attivamente nel circuito dei movimenti d’opinione e di lotta che erano fioriti al Sud sin dal 1861. I moti popolari del 1906, sono espressione di una volontà di denuncia dell’immobilismo delle autorità di fronte ai numerosi problemi che affliggono l’isola e il Meri­dione d’Italia in genere. Allo scoppio della prima guerra mondiale, la Sardegna aveva fortissimi motivi di  risentimento contro il governo centrale che conti­nuava a trascurare i gravissimi problemi dell’isola. Pur tuttavia, la Brigata Sassari, composta interamente da Sardi, dette prova di grande fierezza ed audacia in trincea, tanto da meritarsi l’apprezzamento di Luigi Cadorna e una medaglia d’oro al valor militare.

 

 

È probabile che a spingere i Sardi a combattere così eroicamente, fosse anche il deside­rio di rivalsa nei confronti di chi ne aveva sempre sottova­lutato capacità e coraggio e non ne aveva mai preso in seria considerazione i problemi. L’esperienza maturata al fronte e il contatto con realtà socio­economiche di gran lunga più avanzate fecero aumentare la loro carica di risentimento contro il governo di Roma e determinò un vasto consenso a favore dell’autonomia. Nel 1918 il dibattito politico in Sardegna fu animato dal Movimento dei Combattenti, fon­dato dai reduci sardi, che dette vita nel Congresso di Oristano del 1921, al Partito sardo d’azione.

Durante il fascismo le aspirazioni all’auto­nomia furono soffocate con la forza. Tuttavia l’isola conobbe una certa ripresa economica. Furono portate a termine alcune opere di bonifica, furono messi in atto importanti provvedimenti per incentivare la produzione agricola e fu fatto un grosso passo avanti nello sviluppo dei collegamenti con l’Italia continentale con l’istituzione della prima linea aerea Cagliari-Roma. Grande impulso fu dato all’industria estrattiva del carbone e sorsero nuovi centri industriali, il più impor­tante dei quali fu quello di Carbonia. Si trattava, comunque, sempre di una politica di inter­venti parziali che si affievolirono a partire dal 1935 quando gli sforzi tesi alla conquista dell’Etiopia e dell’Al­bania presero il sopravvento sulle già scarse preoccupazioni per le condizioni dell’Italia meridio­nale. Alla vigilia dello scoppio della seconda guerra mondiale, la Sardegna e il Sud versavano ancora in uno stato di generale arretratezza economica e sociale. Il tributo pagato dalla Sardegna alla seconda guerra mon­diale, in termini di vite umane e di degrado ambientale ed economico, fu altissimo. La lontananza dai teatri principali delle opera­zioni belliche non risparmiò la Sardegna dai numerosi bombar­damenti che la colpirono assai duramente. Con l’arrivo delle truppe anglo-americane in Italia, il 23 marzo 1943, in seguito allo sfavorevole andamento delle operazioni di guerra, il governo fascista istituì in Sardegna e in Sicilia un Commissario straordinario per gli affari civili. Con la firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943 il Commissario fu rimpiazzato dall’Alto Commissa­riato per la Sardegna a cui furono delegate tutte le attri­buzioni del governo centrale. L’ Alto Commissa­riato fu affiancato prima da una Giunta e poi una Consulta regionale. Nel 1947, al termine di due anni di impegnativo lavoro, la Consulta mise a punto il progetto definitivo dello Sta­tuto e lo trasmise all’Assemblea Costituente nazionale che, nel giro di tre sole sedute, lo prese in esame e lo approvò. II 26 febbraio 1948 veniva proclamata ufficialmente in Sardegna la nascita della Regione autonoma a Statuto speciale.

 

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