FATTA L'EUROPA, ORA BISOGNA FARE GLI EUROPEI: LO ESIGE LA MEMORIA STORICA MA E' ANCHE LA MISSIONE DEL CONTINENTE

 
di Vitale Scanu

Il Papa Beato Giovanni Paolo II parlando ai partecipanti al convegno “Verso una Costituzione Europea” (20-22 giugno 2002) diceva: “…occorrerà perciò ispirarsi, con fedeltà creativa, a quelle radici cristiane che hanno segnato la storia europea. Lo esige la memoria storica, ma anche, e soprattutto, la missione dell’Europa “.

C’è palesemente qualcosa, nella grave crisi che flagella l’Europa (e il mondo), che postula una spiegazione non puramente economico-finanziaria. Questa crisi è infatti la perfetta espressione del suo crollo spirituale e morale, prima ancora che finanziario e politico, che l’ha ridotta a un’entità di ectoplasma senza consistenza né linee di identità unitaria. E’ qui tangibile la differenza e la spiegazione che ci pone di fronte all’espansione dell’Islam in Europa, che manifesta e professa un’anima ben radicata e orgogliosa di sé. E’ qui la fonte della paura di Oriana Fallaci di vedere un giorno l’Europa diventare Eurabia. Evidentemente non basta una moneta unica a fare una Unione europea. Oggi tocchiamo con mano l’importanza essenziale delle parole del Papa, condivise dalle intelligenze più illuminate: solo le sue radici cristiane ridaranno un’anima all’Europa. Mentre in ogni angolo, dalle valli fino alle cime delle montagne, ancora riscontriamo tanti segni della matrice cristiana della nostra civiltà, oggi in Occidente non si parla più… “cristiano”, a partire dalle famiglie fino ai consessi pubblici più alti. E invece «la lingua madre dell’Europa è il cristianesimo», ci dice Goethe. Emmanuel Kant, ancora più esplicito, riflettendo sul collante che ha unito tanti popoli diversi in un unico grande sogno: «Il Vangelo è la fonte da cui è scaturita la nostra civiltà». Fëdor Michajlovic Dostoevskij, con veemenza urlava: «L’Europa ha rinnegato Cristo. È per questo, è solo per questo che sta morendo». «Il tempo della notte del mondo (e dell’Europa nel caso nostro) è il tempo della povertà: il mondo diventa sempre più povero. È già diventato tanto povero da non riconoscere la mancanza di Dio come una mancanza» (Martin Heidegger, in “Sentieri interrotti”). L’Occidente non è in attesa di nessun Messia e di nessun Salvatore.

Quanti saggi moniti inascoltati! L’Europa non è ancora espressione di una vera comunità politica cementata da un forte senso di fratellanza, di appartenenza, di una comune volontà collettiva. E’ un grande corpo senz’anima. Non c’ è una nazione Europa. La Comunità europea è stata costruita da politici ed economisti con una mentalità astratta, illuministica, non dalla spinta di movimenti popolari. S’è ridotta a perseguire interessi economicistici, aggrumati su alchimie finanziarie da cui i potentati bancari possano trarre il massimo vantaggio economico, non su valori umani condivisi, anche perché non ci sono state quelle ardenti manifestazioni, lotte popolari, sogni, martiri, eroi, come in quei sommovimenti da cui sono scaturite l’identità della Francia, della Germania, degli Stati Uniti, della Polonia… Ancora manca una vera fusione dei popoli europei a fare una comunità politica aggregata da storia, sentimenti, emozioni, valori etici condivisi. Non è mai sorto un vero sentimento di appartenenza, di affinità, di fratellanza. Italiani, austriaci, tedeschi, francesi, inglesi restano estranei gli uni agli altri come prima. Non esiste l’orgoglio di appartenere a un’Europa dai radicati valori cristiani. Anzi i suoi dirigenti arrivano a chiamarla Eurolandia, come se fosse un Paese per gioco, creato da Walt Disney, parente stretto di Disneyland, Fantasyland, o Gardaland. Siamo un semplice “club di Stati”, dove i Paesi più forti dominano sui più deboli, senza meccanismi interni di identità, dice la signora Johanna Touzel, portavoce della Comece, l’organizzazione che riunisce le Conferenze episcopali dell’Unione Europea. Si è andata viepiù accentuando la deriva laicista dell’Europa, snaturando quelle che erano le linee dei grandi padri fondatori, De Gasperi, Schumann, Adenauer. Jacques Chirac sbeffeggiò il premier italiano Berlusconi quando – a nome di otto paesi dell’Unione – chiese la menzione delle comuni radici ebraico-cristiane nella Costituzione. La menzione non ci fu e la Costituzione europea proprio in Francia è naufragata.

Di fronte alla crisi odierna, torna di attualità un documento approvato nel 2007 dai vescovi dell’Unione, “Un’Europa dei valori”,  le cui conclusioni – afferma ancora la portavoce della Comece – risultano oggi “più cogenti che mai”. A stilarlo venne chiamato un gruppo di saggi, tra cui l’attuale presidente del Consiglio italiano Mario Monti, e il ministro dell’Istruzione Lorenzo Ornaghi. “L’Unione Europea – scrivevano questi saggi prima dell’esplodere della crisi – deve diventare più consapevole della forza che sta al cuore dei valori (di specifico imprint cristiano) che essa rappresenta: la dignità della persona umana e i diritti umani, la pace, la libertà, la democrazia, la tolleranza, la famiglia, il rispetto della diversità e della sussidiarietà, e la ricerca del bene comune, senza che un gruppo prevarichi su un altro. Quei valori e quella tradizione sono potenti oggi tanto quanto lo erano ieri e devono restare a fondamento della nostra impresa comune, che dobbiamo perseguire con coerente e determinata leadership. Allora, il progetto europeo diverrà nuovamente per i nostri cittadini quello che avrebbe sempre dovuto essere: un autentico e duraturo motivo di orgoglio ed un pilastro di speranza per il futuro”.

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