STORIA DI UN DERBY DI CALCIO (FRANCIA-ALGERIA) E DI UN LIBRO DI VINCENZO SASSU DA NON PERDERE: LA PRESENTAZIONE IL 26 GENNAIO A CAGLIARI


di Claudia Sarritzu

La presentazione del libro si terrà giovedì 26 alle ore17:00 nell’aula magna “Motzo” Sa Duchessa Cagliari, organizzata da UniCa 2.0, con la collaborazione del Comitato “L’Italia sono anch’io”. Vi aspettiamo numerosi.

Vincenzo Sassu mi ha chiamata per la prima volta al cellulare una sera, durante l’autunno appena trascorso, in una di quelle giornate contrassegnate dal pessimismo cosmico verso il nostro Paese e verso la mia generazione. Mi chiese se potessi dargli una mano per organizzare la presentazione del suo libro, insignito dalla gloriosa giuria del Premio Internazionale di Giornalismo Maria Grazia Cutuli, di un eccellente giudizio, a Cagliari nella mia città. È arrivato a me tramite il blog L’Isola dei cassintegrati. Il titolo è Là- Bas la Banlieue, rivolte, media e immigrazione nel contesto francese.  Visti i tempi non potevo che dirgli sì e sorridere con un briciolo in più di speranza. Vincenzo è un giornalista freelance che collabora in Italia con Il Messaggero di Roma e tante altre riviste in tutta Europa. Si è laureato in Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo all’università Sapienza di Roma e ha completato la sua formazione alla Sorbona. È di Mores in provincia di Sassari ma ha girovagato in questi anni in Italia, in Irlanda, Inghilterra, Spagna e appunto in Francia. Vincenzo è un giornalista perché lo fa, e lo fa bene, in modo libero, calandosi nella realtà in cui vive, decidendo, senza padroni di raccontare la società e le sue contraddizioni senza aver acquistato tesserini tramite master riconosciuti dall’Ordine. Oramai, come spesso ricordo nei mie pezzi, questo mestiere solamente in Italia è fuori dalla portata di tutti coloro che non possono permettersi di pagare scuole di giornalismo costosissime che non ti assicurano neppure un posto di lavoro certo una volta iscritti all’ambitissimo Ordine dei professionisti. Che Monti con le liberalizzazioni ci salvi dalle caste salvando il futuro di noi ragazzi. Ci siamo incontrati alcune settimane dopo, in città, in un caffè del Largo Carlo Felice, ho capito subito che non era per nulla superbo, una persona a modo e umile, ve lo assicuro, in questo ambiente, più unica che rara. È europeo. Lo dico perché abbiamo bisogno, oggi come oggi, più che mai di Europa noi ragazzi. Viaggia tantissimo e grazie alla padronanza di tre lingue straniere confezione prodotti giornalistici di grandissima qualità in tantissimi paesi. È un orgoglio sardo che non dovremmo farci sfuggire, ma questa è un’altra storia. Il libro inizia con un derby di calcio: nazionale francese vs quella algerina. Potrebbe essere la partita della riappacificazione ma la Marsigliese, viene coperta di fischi. È il 6 ottobre 2001 e i francesi, che non hanno saputo integrare ma francesizzare intere popolazioni, iniziano ad accorgersi che le loro politiche sull’immigrazione sono state un fallimento. L’esodo dal nord Africa al paese colonizzatore inizia con la fine della seconda guerra mondiale, serve manodopera per ricostruire le città della madrepatria, si svendono sogni, si dà la cittadinanza, si cambiano i cognomi e si illudono intere generazioni di essere diventate francesi. Ma la storia si evolve in modo totalmente contrario e i sogni di uguaglianza si infrangono. Le tradizioni e il passato di ognuna di queste persone, vengono soffocate e chiuse in quartieri dormitorio dove miseria e insoddisfazione si tramandano dai padri ai figli. Oggi le banlieue contano quasi il 50% di disoccupati. La guerra civile è una realtà ma i media appaiono impreparati nel raccontarla, sembrano non avere idea di cosa chiedere ai ragazzi rivoltosi intervistati, pongono domande che non vogliano indagare il senso di questo malessere incontrollabile. L’immagine che esce da quei servizi e che viene trasmessa al paese, un po’ per ignoranza, un po’ per malafede, è quella di una guerra fra il bene e il male, fra i francesi puri e quelli diventatigli per concessione dallo Stato. Un libro che serve all’Italia che deve iniziare ad affrontare la sfida dell’immigrazione. Che deve imparare dagli errori fatti dai cugini europei, il modo migliore per integrare un popolo senza consegnarli cittadinanze vuote e prive di reali diritti. “L’Italia sono anche io” è una campagna per i diritti umani indetta dal Pd per chiedere una cittadinanza attiva per immigrati regolari. Direi che è “un’occasione” di civiltà. Una bella iniziativa che deve dibattere su come realmente inserire queste popolazioni nel contesto italiano senza ipocrisie e banalità. La diffidenza e il razzismo non si combattono condannando a priori chi se ne fa portavoce, ma spiegando a chi ha paura del diverso che da questo confronto se ne può uscire solamente più ricchi. Un libro che sarebbe un buon testo monografico per esami universitari e uno scrittore giornalista sardo di 29 anni che fa della sua curiosità un mestiere fatto bene e al servizio del lettore, non dell’editore. Un ottimo modo per rapportarsi a un tema difficile e pericoloso, per trasformare il silenzio e la sofferenza del cittadino di serie B, in un’occasione di confronto inevitabile e che ormai non può più attendere.

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