IL CONTRIBUTO AL CONGRESSO F.A.S.I. DEL PRESIDENTE DEL CIRCOLO "S'EMIGRADU" DI VIGEVANO: CONTRARIO ALLE "QUOTE" RISERVATE AI GIOVANI E ALLE DONNE

momento conviviale al circolo "S'Emigradu" di Vigevano

di Giovanni Podda

Questo è il primo congresso a cui partecipo, perché – nonostante i capelli bianchi – sono al mio primo mandato come presidente. Avevo grandi aspettative, soprattutto pensavo che questa sarebbe stata un’ottima occasione per correggere alcune storture che nel tempo si sono affermate e che invece, secondo me, dovrebbero essere rimosse. Prima tra tutte la questione giovani e donne. Mi sfugge il motivo per cui in una realtà come i singoli circoli e la FASI in generale ci debbano essere dei rappresentanti ad hoc. Se un giovane è interessato alla vita del circolo, si candiderà alle elezioni, collaborerà in qualche modo. Perché deve essere GHETTIZZATO in un gruppo giovani? Lo stesso discorso vale per le donne. Le persone, in generale, si scelgono in base alle capacità, alle competenze, non perché ci sono le quote ROSA e le quote
GIOVANI. Meglio un unico insieme di uomini, donne, giovani, meno giovani, tutti impegnati a dirigere le loro energie verso un unico traguardo. Anche a questo congresso, perché portare un presidente, un delegato, un giovane e una donna? Meglio due rappresentati per circolo, che fossero giovani o no, donne o no, l’importante sarebbe stata comunque la partecipazione di persone appositamente scelte in base a interesse e capacità. È il criterio con cui si sceglie di essere rappresentati che secondo me non va bene e causa solo un enorme dispendio di tempo (e soprattutto denaro) per ognuno dei nostri circoli e, infine, per la Sardegna, che in questo momento di crisi economica, in Italia è tra le regioni più colpite. Un segnale di risparmio anche in questo senso sarebbe stato opportuno.

Una risposta a “IL CONTRIBUTO AL CONGRESSO F.A.S.I. DEL PRESIDENTE DEL CIRCOLO "S'EMIGRADU" DI VIGEVANO: CONTRARIO ALLE "QUOTE" RISERVATE AI GIOVANI E ALLE DONNE”

  1. Caro Giovanni, comprendo (almeno credo) la sua visione circa le quote rosa e giovani e il principio sul quale si fonda, tuttavia mi trovo a giustificare la direttiva fornita dalla F.A.S.I., basata, a mio avviso, non tanto su un valore ideale quanto sulla constatazione di una triste realtà. Il mondo dei Circoli è in sofferenza non meno della Sardegna e dell’Italia sotto il profilo della partecipazione prima ancora che per ragioni economiche. Lei ha certamente ragione quando afferma che se dei giovani o delle donne vogliono partecipare alla vita e alla direzione dei Circoli lo possono fare senza bisogno di investiture ad hoc, però le chiedo: realisticamente parlando, qualora la F.A.S.I. non avesse optato per la forzatura delle quote, crede che i giovani e le donne insieme avrebbero rappresentato il 50% dei congressisti? Personalmente credo di no e che sarebbe stato un peccato. Soprattutto i giovani, ritengo, rappresentano non solo un’ipotesi di futuro per la F.A.S.I. e i Circoli tutti, ma anche una necessaria risorsa per un presente nel quale c’è bisogno di nuove idee, energie, attività. Non discuto, perciò, i concetti da lei evidenziati, ma i risultati concreti a cui porterebbero sì. Un caro saluto e buon lavoro.

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