LA CRISI ECONOMICA CHE ATTANAGLIA L'EUROPA: LE CONSEGUENZE DEL FALLIMENTO DELLA GRECIA


di Nicola Salvagnin

La Grecia è tecnicamente fallita. Non potrà mai rimborsare ai creditori i propri Bot, quindi prima o poi lo dirà urbi et orbi. Lo farà un venerdì, all’improvviso, dopo aver negato l’evidenza fino all’ultimo. Tra sabato e domenica bloccherà tutti i bancomat nazionali, e stamperà miliardi di banconote di “nuove dracme”, che presumibilmente varranno circa la metà dell’attuale euro. Il lunedì successivo i greci troveranno i loro depositi in euro dimezzati e convertiti in dracme. Quel lunedì sarà una giornata nera per mezzo mondo, nerissima per l’Italia. Un minuto dopo il default greco, i mercati impazziti dal panico venderanno tutto ciò che fa paura: in primis i titoli di Stato italiani. E poi ci sarà la caccia alle azioni di tutte le aziende che fanno affari con la Grecia. Immediatamente attorno al Paese ellenico si stringerà un cordone sanitario. Di isolamento. La Grecia dichiarerà fallimento per due ragioni: la prima appunto per liberarsi dai debiti; la seconda per svincolarsi dall’euro e poter tornare competitiva con una nuova, svalutatissima dracma. Una svalutazione valutabile in circa il 45-50%. Ma nel contempo sarà l’Europa a mettere dazi altrettanto alti verso asparagi, orate, olio greco che altrimenti invaderebbero i nostri mercati a prezzi stracciati massacrando le produzioni nazionali. Se i dazi funzioneranno con le merci importate, certo nulla si potrà fare contro il turismo: fare le vacanze in Grecia nel 2012 costerà la metà che nel 2011. Italia, Croazia, Spagna e Turchia avranno pesanti contraccolpi. Un’altra strada si aprirebbe davanti ai governanti greci: quella di un fallimento pilotato (cari creditori, vi restituiremo solo una parte dei soldi e in tempi lunghi) ma rimanendo dentro l’euro. Ciò comunque non salverà gli altri Paesi in difficoltà – Italia in primis – dalla bufera che si scatenerà; né aiuterà la Grecia ad uscire da una crisi economica e finanziaria quasi mortale. Quindi sarà l’uscita dall’euro la strada prescelta quasi sicuramente. Le conseguenze sociali? Le abbiamo già viste in Argentina nel 2001, con la classe media disintegrata e in coda per un piatto di minestra alla mensa dei poveri. Il conto di anni di sperperi sarà durissimo. Centinaia di migliaia di greci dovranno fare la valigia ed emigrare all’estero, con un Paese tornato direttamente agli anni Cinquanta del secolo scorso. Oppure … la terza strada. L’Europa chiude tre occhi sulle cause che hanno portato la Grecia in una simile situazione, s’accolla i suoi debiti e salva la nostra capra e i loro cavoli. Prima che questi vadano in putrefazione. Perché il caos in Malawi o in Cambogia non cambia di una virgola il resto del mondo. Il possibile crack dell’Italia (e della Spagna, e del Portogallo …) scatenerebbe una recessione mondiale che questa, in confronto, è solo una febbruncola.

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