RICORDO DI PABLO VOLTA, LO SGUARDO PROFONDO DELLA SARDEGNA

Pablo Volta
Pablo Volta

 
di Ornella Demuru

“Io la mia parte per la Sardegna l’ho fatta.” Brividi sulla schiena e gola chiusa. Questa la mia reazione all’affermazione, semplice ma destabilizzante, fatta da Pablo Volta in un video amatoriale prodotto dai suoi tanti amici di San Sperate. Un video carico di poesia che rappresenta la sua ultima testimonianza. Un video proiettato in piazza di fronte a duecento persone che volgevano così, attraverso le immagini, un ultimo saluto al grande fotografo e reporter morto qualche settimana fa. Pablo, nativo di Buenos Aires, parte per la Germania dove viveva il padre e realizza i suoi primi scatti in una Berlino devastata dai bombardamenti. Raggiungerà poi l’Italia, dove combatterà a fianco ai partigiani sulle Alpi Apuane. Negli anni ’50 arriverà in Sardegna. Scoprirà una popolo diverso, completamente nuovo ai suoi occhi, tutto da raccontare attraverso i suoi scatti. Scoprirà da subito Nuoro, Orgosolo, e poi Mamoiada con quel Carnevale così unico, inquietante, dai tratti ancestrali e dai significati arcani. Fu il primo. Il primo a far conoscere al mondo quel rito. E ne va fiero. Se ne prende il merito ma con umiltà. E da quel momento, dopo l’iniziale dividersi fra Parigi, la città dove risiedeva nel dopoguerra, e la Sardegna, sceglierà di vivere la sua vita qui con noi: “Potevo vivere in tanti luoghi ma ho scelto la Sardegna.” Parole di Pablo, che sceglierà San Sperate anche grazie al profondo legame con l’artista Pinuccio Sciola. Quello scatto ad una civiltà sconosciuta e affascinante si era dunque tramutato in un fulmine, un’amore a prima vista, che deviò il cammino di Pablo verso un altro percorso professionale ed artistico fatto di scoperte e di riscoperte. E di collaborazioni importanti come col teatro contemporaneo di “Fueddu e gestu” di Villasor e con fotografi internazionali come Tore Ligios di Villanova Monteleone. Quello di Pablo è dunque un amore scelto da adulto non il ripiegamento di un vecchio. È l’esito consapevole di una carriera e un percorso intenso che ad un certo punto vira verso una scelta di vita nonché professionale precisa e definita: la Sardegna. Il Corriere della Sera ha definito questa scelta “di vita” un buen retiro, come se Pablo, allora neanche sessantenne, si fosse messo “a riposo”, chiuso in una di quelle pensioni con tv e infermiere sorridenti, isolato in un’esistenza priva di stimoli e di vivacità umana e artistica. La Sardegna dunque come un esilio di garibadina memoria; una Sardegna fuori dal mondo, immobile e immobilizzante, luogo adatto soltanto a una scelta “di morte” interiore. Di fronte ad un’Italia in costante regresso culturale, incapace di comprendere se stessa, non stupisce questa incapacità di capire l’alterità culturale e la profondità umana e politica di un gesto come quello di Pablo. Ma non perciò queste affermazioni fanno meno male. Anzi. Fanno malissimo, tanto alla memoria di questo semplice e grande uomo, quanto all’arte e all’intelletto. E fanno male ai sardi tutti. Perchè Pablo ci ha lasciato una lezione attraverso la sua vita prima ancora che attraverso la sua arte. Un esempio di vita fulgido, senza ambiguità. Negli ultimi anni ho visto e parlato con Pablo tante volte. Un’artista intelligente che non disdegnava l’innovazione tecnologica come certi moderni fotografi inutilmente nostalgici della pellicola negativa. Si aggirava con una piccola digitale a cogliere istanti, col quel suo modo di muoversi così discreto da rendere la sua presenza quasi impercettibile. Invece era sempre lì, vicino a te, attento e con un compito preciso. Cogliere, catturare la vita, farla propria, rapirla tutta nel suo obiettivo per poi offrircela e farci riscoprire il mondo attraverso il suo sguardo. Quel mondo eravamo noi. La Sardegna, i sardi, nei loro limiti e nelle loro potenzialità. Ci ha lasciato questo suo sguardo profondo e implacabile Pablo Volta. Ma anche una lezione inesorabile. Lui la sua parte l’ha fatta. L’ha fatta fotografando, coltivando quotidianamente e in silenzio la sua grande passione, senza premi altisonanti e vacuo rumore mediatico. L’ha fatta scegliendo di essere sardo e vivendo come tale. “Ora tocca a voi. Fate la vostra parte.” Questo ci dice Pablo nel suo testamento video. E per questo ci ha lasciati sereno. Perché il Maestro sapeva di aver reso così il suo migliore omaggio al suo grande amore: la Sardegna.

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