L'OSTINAZIONE DI NON ARRENDERSI: VILLA VERDE E I MIEI LIBRI DELLA "TRIOLOGIA BANNARESE"

Villa Verde, il primo dei cinque libri
Villa Verde, il primo dei cinque libri

di Vitale Scanu

E’ da ammirare la capacità di resistenza, la rabbia per vivere, per non soccombere, delle nostre piccole comunità della Marmilla che si dibattono tra l’abbandono delle autorità, l’isolamento, lo spopolamento, la falcidia dell’emigrazione, la disoccupazione, la povertà di mezzi e di programmi per un dignitoso progresso.

Un disinteresse che dura da sempre. I romani non si interessavano alla Sardegna se non per depredarla a man bassa, specialmente del grano e dei minerali. Cicerone odiava la Sardegna e i sardi per il loro colorito terreo, l’aria pestifera, la lingua incomprensibile, l’orrenda mastruca, l’origine africana degli abitanti, la diffusa condizione servile, l’assenza di città alleate di Roma, la resistenza continua contro i romani, il rapporto privilegiato con Cartagine. Perfino San Girolamo esprime un apprezzamento veramente cattivo sulla Sardegna: “Iberam excetram luridos homines et inopem provinciam dedignatus est possidere”: (anche il Cristo) “si è rifiutato di conquistare quel mostro iberico di provincia miserabile, abitata da uomini dal colorito terreo”. Come dire, abbandonati da Dio e dagli uomini, cosa che vale sia la Sardegna in genere che i nostri singoli paesi.

Ma non dobbiamo incolpare solo gli altri per la nostra situazione miserabile di popolo senza spina dorsale, per il continuo ritorno alla barbarie che ci umilia: il fuoco, le vendette, la cattiveria, la disunione, la litigiosità permanente, i vandalismi, le invidie, l’analfabetismo (“la Sardegna è l’isola degli ignoranti”, come dice il sindacalista Enzo Costa) ci riportano sempre al punto di partenza come una maledizione ancestrale e non ci lasciano andare avanti.    

“Il grande inciampo delle linee di sviluppo pensate ieri e oggi (dalla grande politica) è la mancanza di pensiero strategico… La tendenza alla parcellizzazione, questa abilità nel decorare le tessere senza saper leggere il mosaico, sarà inevitabile finché si continuerà a programmare in funzione delle otto province e non di un ‘sistema Sardegna’ omogeneo e integrato… Proiettando nel 2050 i dati dei Conti pubblici territoriali e quelli del Centro studi Unione Sarda, si prefigura una Sardegna 2050 con una popolazione più ridotta e anziana di quella attuale. Oggi siamo 1.669.190, tra quarant’anni saremo 1.479.753, cioè più o meno quanti eravamo quarant’anni fa, nel 1971” (Pasquale Mistretta, urbanista e rettore dell’Università cagliaritana fino al 2009 e Chiara Garau, ricercatrice in Ingegneria del Territorio, autori dello studio “Autonomia, il sonno e la ragione”).

In questo secolare marasma, decine di villaggi sono già scomparsi della nostra Marmilla: Bonòrcili e Carcàxia di Mogoro, Sèrzela (Gonnostramatza), Azeni, Pardu, Gòcula (Baressa), Genussi (Simala), Ussarella (Ussaramanna), Sitzamus (Pauli Arborei), Serru (Gonnosfanadiga). Questi villaggi sono scomparsi tra il 1600 e il 1800. Altri cinquanta e più scomparvero prima del 1600, secondo elencazioni presenti nel Trattato di pace stipulato tra Eleonora d’Arborea e gli aragonesi (Pietro IV e Giovanni I), nelle Rationes decimarum Italiae (secoli XIII e XIV) e in altre citazioni del Tola, Spano, Angius, Casalis ecc.

Uno di questi paesetti a pericolo di scomparsa è Villa Verde, l’antica Bannari Usellus. E’ difficile incrociare il paesino di Villa Verde facendo i percorsi usuali; bisogna deviare apposta per incontrarlo, appartato e nascosto com’è in quella depressione geografica ai piedi del monte Arci. E’ la Marmilla più profonda, detta in parte Usellus per indicare la sua antica appartenenza civile e religiosa, o in parte montis per significare la sua posizione geografica. La storia del suo piccolo mondo, con le sue genealogie, molte delle quali estinte da tempo, è contenuta nei “quinque libri” dell’archivio diocesano di Ales. Quelli di Bannari sono tra i più antichi della Diocesi. Iniziano infatti a partire dal 1595, il che significa un salto indietro di cinquecento anni fa. Non è poco.

Ma è ammirevole la sua ostinata volontà, forse scritta nel suo DNA, di saper trovare in se stesso l’energia per non soccombere e scomparire come tanti altri villaggi nel passato. Per esemplificare, ecco la sua “voglia di vivere”. Villa Verde per vivere ricomincia dalla cultura: bambini fanno piccoli alberi di legno, per risorgere dall’infernale incendio dell’estate 2009, che distrusse 943 ettari di bosco. I giovani si inventano un Progetto Imparis, formando la cooperativa di giovani San Mauro per ricostruire il bosco. Il Comune, uno dei pochi in Sardegna ad avere attivato la legge sulla multifunzionalità, responsabilizza gli agricoltori del paese per la pulizia delle strade, ricevendo lo scorso anno il premio CAI (Confederazione agricola Italiana) riservato ai Comuni che più si sono distinti nell’impegno agricolo. Il Carnevale 2010, in un paesino che non arriva a 400 abitanti, riesce a calamitare 2000 persone che applaudono carri e maschere della Marmilla nella via XXV aprile.

L’amministrazione comunale escogita la raccolta e conservazione nella Biblioteca civica delle tesi di laurea dei compaesani, che diventano così materia di studio per gli studiosi. Lo scorso luglio ci fu il memorabile concerto degli Inti Illimani e un interessante “gemellaggio”, o patto culturale, col comune di Marrubiu, Alberilibri. Tutto in vista di una “rinascita” da quell’ infernale incendio. 

In febbraio l’amministrazione comunale vara il programma delle Opere pubbliche, 681mila euro, che mirano a un Centro di aggregazione culturale, un Centro espositivo degli strumenti contadini, un adeguamento a norma della illuminazione pubblica, un risanamento delle strade rurali, una sede per il mercato civico, opere nel cimitero, l’impianto fotovoltaico per il tetto delle Elementari, 400mila euro per acquisto e ristrutturazione di un edificio da destinare a casa protetta, 118mila euro per la biblioteca comunale. Intensa la collaborazione con la Biblioteca gramsciana di Ales, che periodicamente a Villa Verde cura la manifestazione “Alla lavagna artisti”: congiuntamente, in marzo hanno tenuto un convegno su “Progettazione partecipata e politiche occupazionali dei beni culturali”. In aprile, Villa Verde ha attivato la settimana “Porta la sporta” (per l’eliminazione dei sacchetti di plastica), promossa dall’associazione nazionale “Comuni Virtuosi”, della quale è entrata a far parte. ”E’ la disponibilità e il senso civico della popolazione la migliore risorsa per rinascere… Tutte iniezioni di positività per andare avanti”.

Da non dimenticare. Villa Verde si è saputa dotare anche, a opera del sottoscritto, di una sua “biografia”, una “trilogia bannarese” con tre apprezzati libri: “Tharsis”, il suo passato remoto; “Mi ritorni in mente”, le mini storie del suo passato prossimo; “Bachis Frau emigrato”, il suo presente e il suo futuro, che è un romanzo, si può dire, scritto domani, perché parla dei sogni che vengono dal futuro.

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