RICORDO DELLO SCIENZIATO ANGELO MAXIA DI VILLAMASSARGIA, LO STUDIOSO DELLE VARIETA' ANOLONOME

Angelo Maxia (1910 - 1945)
Angelo Maxia (1910 - 1945)

di Cristoforo Puddu

La disciplina della matematica, appellata regina delle scienze per la relazione di fondamentale rigore che sviluppa in ogni ramo e dottrina tecnica o scientifica, è un linguaggio – d’importanza pratica e teorica per la progressiva estensione di determinanti contributi applicativi in diversi settori –  che ha segnato la civiltà e la storia di tutti i popoli.

Tra le figure dei matematici sardi brillano la personalità e il notevole valore di Antonio Fais (Ploaghe, 25 aprile 1841 – Sassari, 3 settembre 1925) -che nell’attività scientifica, in sintonia con i maggiori matematici italiani e internazionali del periodo, si cimentò nell’algebra complementare, nel calcolo infinitesimale e la geometria differenziale delle curve e delle superfici- e quella di Angelo Maxia (Villamassargia, 12 febbraio 1910 – Roma, 29 novembre 1945), a cui dedichiamo la nota biografica. Angelo Maxia, seguendo la naturale ed istintiva propensione verso la scienza dei numeri, consegue prima la maturità scientifica e nel 1934 la laurea con lode in Matematica all’Università di Cagliari; la tesi, sotto la guida dell’illustre professore Enea Bortolotti, riguarda  la “geometria degli spazi anolonomi” e sviluppa uno studio avviato, solo da alcuni anni, dal matematico rumeno Gheorghe Vranceanu (Valea Hogii, 30 giugno 1900 – Bucarest, 27 aprile 1979). Mentre frequenta il Corso per Allievi Ufficiali Artiglieri, a Lucca, è vittima di un grave incidente che gli causerà l’amputazione della gamba sinistra e conseguenti disturbi circolatori. Con grande forza d’animo ed “estrema rassegnazione e serenità” coltiva gli studi e l’insegnamento. Dopo una breve parentesi in un  liceo classico cagliaritano, raggiunge il Bortolotti all’Università di Firenze dove, tra il 1937 e il 1942, opererà come assistente, libero docente e professore incaricato. Il docente sardo è ormai meritoriamente riconosciuto, nel circuito accademico e nella comunità matematica, come massimo competente italiano “nel campo della geometria degli spazi a connessione” e alla scomparsa del suo maestro Enea Bortolotti viene chiamato da Enrico Bompiani all’Università di Roma, dove si fa apprezzare per “il suo carattere mite” e la “schietta fermezza delle sue idee”.  La generosità d’animo e l’impegno civile di Angelo Maxia è testimoniato (documentato anche dagli scritti di Enrico Bompiani che, in occasione della prematura scomparsa nel novembre del 1945, lo commemorerà in una seduta della Facoltà di Scienze) con l’operosa presenza nell’Istituto Matematico romano durante i bombardamenti americani del 1943; la partecipata resistenza ai tedeschi, a fianco dei cittadini in Piazza Colonna, e l’aiuto ai bambini dei quartieri Ostiense e Nomentano colpiti dai bombardamenti all’inizio del 1944. Il professore di Villamassargia, pur nella fugacità della sua esistenza, ha prodotto numerosi articoli che documentano l’intensa attività scientifica e due basilari monografie: Insieme convessi e orbiformi (Studium Urbis Editrice, Roma, 1940) e Studio proiettivo differenziale di un elemento cuspidale di specie superiore (Edizioni Cremonese, Roma, 1947). Diversi lavori del Maxia, dedicati alla geometria delle varietà anolonome, sono custoditi dall’Unione Matematica Italiana e tra gli Atti dell’Accademia Nazionale dei Lincei.

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