A PROPOSITO DELLA PROVINCIA DI PAVIA … RIFLESSIONI SULL'IDENTITA' CULTURALE DI UN TERRITORIO NON SARDO

L'autore di questo intervento, originario di Ploaghe, dal 1977 è funzionario dell'Assessorato alla Cultura della Provincia di Pavia.
L'autore di questo intervento, originario di Ploaghe, dal 1977 è funzionario dell'Assessorato alla Cultura della Provincia di Pavia.

di Paolo Pulina

In termini sociologici, in rapporto a una determinata area antropizzata, la cultura è il risultato diacronico della reciproca influenza fra geografia e storia, si configura come sedimentazione di tradizioni (sapere e saperi: patrimonio cosiddetto “immateriale”) che si definiscono in collegamento con la struttura economica materiale, quindi con le abitudini lavorative che caratterizzano una popolazione che vive in quell’area ben individuata. L’identità culturale di un territorio è data dall’intreccio della storia della popolazione che lo ha scelto in passato come luogo più adatto per la propria esistenza con il farsi della storia di chi vi mantiene  la sede privilegiata di residenza e di lavoro. Se consideriamo una provincia come quella di Pavia, per quanto riguarda il lavoro, risaltano immediatamente non solo le tipicità delle colture (risaie in Lomellina; vigneti in Oltrepò) ma  anche le peculiarità dell’organizzazione della vita lavorativa quotidiana (le cascine). Una provincia come quella di Pavia ha però una “marcia in più” rispetto ad altri territori consimili. L’Università, qualunque Università, è “officina–laboratorio” per l’approfondimento e l’ampliamento della conoscenza e per lo sviluppo  delle discipline umanistiche e  scientifiche: è inoppugnabile  il fatto che la moltiplicazione  e la specializzazione  dei campi della  ricerca intellettuale producono risultati che servono a predisporre le metaforiche “leve” del progresso materiale, quindi economico, di una società. Non possiamo non sottolineare però il fatto che la nostra Università sta celebrando i 650 anni della propria fondazione; lo slogan  che essa ha adottato per l’evento – “Il futuro ha radici profonde” –  è sicuramente  indovinato e può essere esteso, all’intera, lunga storia del nostro territorio. In provincia di Pavia, questa storia di lunga durata ha favorito  la disseminazione di importanti monumenti  religiosi (il territorio, sappiamo,  è segnato da importanti vie di pellegrinaggio, a partire dalla Via Francigena) e di notevoli architetture  civili: gli uni e le altre di grande valore artistico. Al di là di tutte le particolarità  antropologiche e sociologiche  della cultura del nostro territorio e della necessità di meglio conoscerle e identificarle (sono utili in questa direzione sia le ricostruzioni cronologicamente ordinate degli avvenimenti locali, trascurati dai manuali di Storia con la S maiuscola, sia le divulgazioni imperniate sulla diffusione della conoscenza delle biografie dei personaggi illustri, i quali devono diventare  vanto e gloria  della nostra terra non solo per gli addetti ai lavori), è innegabile che oggi il profilo culturale della nostra provincia mette in mostra i benefici effetti di un’organizzazione che privilegia la logica dei sistemi integrati a livello territoriale. Grazie ad illuminate direttive regionali (tanto più incisive in quanto accompagnate da trasferimenti di fondi) e agli interventi organizzativi e finanziari  dell’Ente Provincia l’attuale panorama offre realizzazioni meritevoli di un giudizio positivo: i tre sistemi bibliotecari intercomunali coordinano in maniera ormai collaudata le biblioteche di ciascuna delle nostre tre zone (Pavese, Lomellina, Oltrepò); un importante accordo fra Università e Provincia ha posto le basi per  la creazione di una banca dati unica tra le biblioteche dell’Università e quelle comunali; i sistemi museali locali (uno nell’Oltrepò, uno nel Pavese, due nella Lomellina) sono una realtà viva; la situazione degli archivi comunali e parrocchiali è stata “monitorata”;  insomma, la costituzione di sistemi culturali integrati anche sotto l’aspetto della coesione territoriale è a un  livello soddisfacente. L’Amministrazione della Provincia di Pavia in questi ultimi anni ha sostenuto: a) la conoscenza e la fruizione dei beni culturali immobili e mobili attraverso sistematiche campagne di catalogazione, che poi sono quelle che permettono di intraprendere opportune misure di conservazione; b) la promozione diretta e indiretta (in collaborazione con i Comuni, con le associazioni, con le scuole) di attività culturali che, favorendo la formazione delle singole persone (diciamo, delle tre età),  sviluppano una  crescita dell’intera comunità provinciale; c) la realizzazione di attività di spettacolo  secondo il modello delle reti e dei circuiti territoriali, l’unico capace di  garantire  incidenza delle proposte e economicità degli interventi in quanto non basato su una superficiale episodicità. Ai fini della conservazione dell’identità culturale di un territorio come quello della provincia di Pavia  è giusto salvaguardare  le sue profonde  “radici” culturali (anche nelle forme “effimere” della cultura come “festa popolare”) ma bisogna garantire un futuro di sempre maggiore vitalità e funzionalità  ai nostri beni culturali monumentali e mobili  e alle strutture per l’erogazione dei servizi culturali (biblioteche, musei, teatri, centri di documentazione) e un futuro di maggiore efficienza e efficacia ai servizi già oggi offerti dai nostri istituti culturali, che la Provincia di Pavia  ha cominciato a strutturare nel territorio – sulla base di specifiche  deleghe regionali –  quasi quaranta anni fa. Paolo Pulina

L’autore di questo intervento dal 1977 è funzionario dell’Assessorato alla Cultura della Provincia di Pavia.

Una risposta a “A PROPOSITO DELLA PROVINCIA DI PAVIA … RIFLESSIONI SULL'IDENTITA' CULTURALE DI UN TERRITORIO NON SARDO”

  1. Ciao Paolo, che bel modello questo vostro pavese. Da esportare almeno nelle provincie sarde dotate di università. E anche alle altre, perchè no! Che la cultura, con la C maiuscola, sia leva efficace d’economia non c’è bisogno di ribadirlo. Ma di praticarlo.
    Sergio Portas

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