CHIMICA VERDE A PORTO TORRES: COSTITUITA A MILANO LA NEWCO ENI-NOVAMONT


di Cristoforo Puddu

Con il protocollo d’intesa sulla Chimica Verde a Porto Torres, sottoscritto a Palazzo Chigi il 26 maggio 2011 tra il Governo, la Regione Sardegna, Eni e Novamont Spa, si avvia il processo di riconversione industriale del sito petrolchimico e degli impianti della chimica di base “in un polo di produzione di monomeri-bio, bio-plastiche, bio-lubrificanti, additivi per gomme ed elastomeri nonché di congenerazione da biomasse”. L’investimento previsto sarebbe di complessivi 1,2 miliardi di euro e a Milano è stata costituita la newco Eni-Novamont per la realizzazione di sette impianti e la centrale per produrre energia elettrica  da biomasse; la centrale di 40MWe sarà primariamente alimentata  dalla coltura intensiva di cardi prodotti in 20mila ettari di territorio agricolo regionale. Entusiasta del progetto sulla chimica bio il governatore sardo Cappellacci, che valuta il “piano innovativo, idoneo a conquistare i mercati e a creare nuova impresa e nuova occupazione in Sardegna”. L’enorme operazione economica e politica non è esente da perplessità e posizioni critiche per l’impatto che potrà produrre a lungo termine sull’interezza del tessuto sociale. Nell’immediato, da parte sindacale, si rileva che l’accordo non tutela a sufficienza gli operai e i lavoratori dell’indotto. Naturalmente, nel dibattito in corso tra amministratori locali e organizzazioni territoriali del Nord Sardegna, grande è l’attenzione verso la questione delle bonifiche ambientali da operare nel sito petrolchimico di Porto Torres con la chiusura imminente della chimica di base. La chimica green è presentata come un’alternativa per salvare gli attuali livelli occupazionali e qualcosa di più. Vedremo! E’ legittimo, in primo luogo, capire ed essere pienamente coscienti del nuovo modello di sviluppo ed esigere chiarezza e certezze sul possibile impatto sanitario-ambientale. Non bisogna dimenticare che i cittadini sardi, nelle recenti consultazioni referendarie di carattere energetico-ambientale, si sono pronunciati ampiamente e in modo inequivocabile per la tutela dell’Isola. Crediamo che la sovranità popolare, se necessario, possa essere esercitata anche verso la chimica verde di “accordi riservati e segreti”. Da più parti si sottolinea l’accordo “troppo frettoloso” del protocollo siglato per la chimica verde e non tranquillizza l’ulteriore “addendum” (allegato aggiuntivo) che prevede un tavolo regionale di supporto al complesso progetto.

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