IL DIRITTO ALLA MOBILITA': GLI EMIGRATI SARDI CHIEDONO UNO STOP AL "CARO TRAGHETTI"

la manifestazione FASI a Roma
la manifestazione FASI a Roma

di Roberta Floris – Unione Sarda

 

L’allarme sul caro-traghetti e sulle tariffe «pazze» per il trasporto da e per la Sardegna incendia la capitale. Gli emigrati sardi della FASI (Federazione delle Associazioni Sarde in Italia) dà vita, in piazza Santi Apostoli, a un’accesa manifestazione di protesta contro gli aumenti incontrollati delle tariffe marittime ed aeree. «La Sardegna è sempre più isolata», si legge in uno degli striscioni piazzati davanti al palco, dove le parole del presidente FASI, Tonino Mulas, catalizzano l’attenzione dei sardi arrivati da tutta Italia: «La continuità territoriale da e per la Sardegna è una sacrosanta battaglia di libertà per il diritto fondamentale alla mobilità non solo dei sardi, ma per tutti i cittadini italiani ed europei». Parere condiviso dall’ex parlamentare europeo Mario Segni: «La continuità territoriale non è un principio di statalismo, bensì un modo per superare i confini dettati dalla natura». I manifestanti rispondono con applausi scroscianti. Il sole cocente si fa sentire ma non toglie energia al numero uno della FASI: «Vogliamo – dice Mulas – un riconoscimento legislativo del principio europeo dello svantaggio dell’insularità che penalizza la nostra Isola». «Chiediamo anche una nuova convenzione per il trasporto aereo e marittimo aperta a tutti i cittadini europei attraverso una gara che fissi le compensazioni della stessa insularità», aggiunge Gianni Casu, membro del circolo culturale sardo Raimondo Piras a Carnate, in Brianza. Sul piatto della questione trasporti viene servita anche la vendita della Tirrenia, come spiega la vicepresidente FASI Serafina Mascia: «Così come è realizzata danneggia la Sardegna, perché restringe la concorrenza al settore dei trasporti. E l’Isola non può accettare di pagare oneri per le tratte in convenzione senza ottenere garanzie sul controllo delle tariffe». Un’analisi condivisa dallo stesso Mulas: «Non vogliamo cartelli e monopoli da parte delle compagnie marittime. Dobbiamo – tuona il presidente degli emigrati sardi – denunciare come è avvenuta la vendita di Tirrenia: con un contributo pubblico di 72 milioni di euro per otto anni». Presente alla manifestazione anche l’assessore sardo ai Trasporti della Regione Christian Solinas che parla del battesimo, delle prima delle due navi della flotta sarda, la Scintu, che collega Civitavecchia con Golfo Aranci: «La flotta è un intervento sperimentale di tre mesi per tamponare l’emergenza». E snocciola i costi per i passeggeri: «Il passaggio ponte costa 21 euro. Mentre per una cabina nella Scintu si pagherà tra i 45 e i 50 gli euro a persona. Stesse tariffe nella Dimonios, che dal 22 giugno assicurerà la tratta Vado Ligure-Porto Torres». «Vogliamo tornare in Sardegna, ma non a nuoto», gridano gli uomini e le donne della FASI. Dopo qualche ora, la manifestazione è finita. Gli emigrati risalgono alla spicciolata sugli otto autobus che li ha condotti nel viaggio della speranza romano: «Il nostro mare sta diventando troppo salato».

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