PER IL LAVORO, LA SARDEGNA E' UN'ISOLA DA SALVARE: L'ECATOMBE SILENZIOSA


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Da nord a sud dell’isola, non cambia molto: nel nord dell’isola in due anni sono scomparsi nel settore dell’edilizia 4000 posti di lavoro, un’ecatombe silenziosa. Come se chiudessero decine di fabbriche. Oltre 30 le aziende che hanno finito la cassa integrazione ordinaria, in altre parole hanno superato le 52 settimane, un anno, con gli operai rimasti a casa e le aziende che non funzionano a regime. La crisi continua a devastare le casse delle imprese. L’allarme di Confartigianato riguarda tutti i settori, in particolare l’edilizia. I numeri del 2010 sono terribili: in 12 mesi la cassa integrazione in Gallura da 11.000 ore è arrivata a 233.000. Ma non è un problema solo gallurese. Sull’isola dell’Asinara i lavoratori della Vinyls dicono addio alla lotta, dopo ben 15 mesi di vita tra le sbarre dell’ex carcere. Termina anche l’unico reality, reale, senza vincitori, con una sola protagonista: la paura di avere fallito, su tutta la linea. All’inizio erano in tanti gli operai che dormivano nelle celle di quel carcere abbandonato, poi col passare del tempo sempre meno, ora l’isola tornerà di proprietà di cinghiali, asinelli e gabbiani. Non ci sarà più nessuno. Al sud non si sta meglio: recentemente la tv di stato ha raccontato le miserie di un popolo. Mutui diventati astronomici, pignoramento delle aziende, e il dramma vero di chi non sa più come vivere. Il dramma del Sulcis è andato in diretta, c’era il popolo della partita Iva, delle imprese agricole, artigianali e commerciali messe in ginocchio da un mix micidiale: la crisi del sistema produttivo industriale e la pressione sia fiscale sia contributiva, mettono a dura prova la sopravvivenza di una provincia con 120.000 abitanti e 30.000 disoccupati. Il ricorso alla cassa integrazione ha comunque rappresentato una boa di salvezza , riducendo il numero dei licenziamenti. In Gallura sono oltre 10.000 i lavoratori in cassa integrazione, si punta ora alla straordinaria, quella finanziata dalla Regione. I ritardati pagamenti da parte degli enti, dello Stato, della regione, fino all’ironia del patto di stabilità, capace di bloccare l’economia anche dei comuni più “ricchi”( nessun appalto, nessun cantiere, niente lavoro). Quote latte che hanno trasformato un popolo di pastori abituato alla serenità della vita all’aria aperta, in un popolo di uomini furiosi disposti a tutto pur di poter sopravvivere. I pescatori combattono con le quote tonno, per non vedere crollare il sogno di una vita legata al mare. Anche l’economia del turismo soffre. Il turismo di massa, quello che effettivamente crea reddito, quello che per decenni ha invaso l’isola, trasformandola nell’Eldorado, nella zona franca d’Italia, non tira più. La musica è cambiata, oggi venire in Sardegna per una vacanza di una settimana, costa come andare a Cuba per 20 giorni. Anche i ricchi cominciano a scegliere altre mete, i lavori di ampliamento dei grandi alberghi sono fermi, così come l’economia, il lavoro e le prospettive. La crisi economica ha ripercussioni pesanti su tutti i ceti e sui cittadini di ogni età, anche se, forse, sono i giovani a vivere le difficoltà maggiori. Attualmente, proprio la mancanza del lavoro o addirittura la sua precarietà, comporta la necessità per i giovani trentenni di vivere ancora insieme ai genitori. Da quanto rilevato dall’Osservatorio Isfol, Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori, emerge che nel nostro paese, nella fascia di cittadini tra i 25 e i 34 anni, il 47,7 % degli uomini vive ancora in famiglia; per le donne invece la quota scende al 32,7%. Si tratta comunque di una delle percentuali tra le più alte in Europa. C’è poi Equitalia, il mostro, il gigante che sta mettendo in ginocchio l’intera regione. Si studiano provvedimenti, si cercano soluzioni, compresa la proposta del vice capogruppo del PDL Salvatore Cicu. Un provvedimento che punta a risolvere, o almeno ad attenuare, lo stato di criticità economica e finanziaria, aggravato in questi anni dalla forte pressione tributaria operata da Equitalia in Sardegna. Si chiede maggiore flessibilità nelle procedure di riscossione dei tributi. La risoluzione punta a differenziare il trattamento tra coloro che dichiarano e dimostrano di non essere in grado di ottemperare alle scadenze fiscali e contributive, dagli evasori fiscali, si chiede di ampliare i termini per la rateizzazione degli oneri, tenendo conto delle diverse situazioni di crisi. La diffusa morosità delle imprese sarde e l’entità’ del debito complessivo nei confronti di Equitalia e’ tale da costituire una vera e propria emergenza sociale. La Sardegna isola felice, ambiente, sole, mare, aria pulita, forse non è vero neanche questo; E.On a Porto Torres, Arsenale militare a La Maddalena, la tragedia di Quirra. C’è qualcosa che non funziona, ci sono troppi fili che non si riannodano, sarà anche colpa di una crisi economica che solo in alcuni paesi europei sta regredendo a piccoli passi, ma forse all’origine, ci sono scelte sbagliate, errori della politica, fraintendimenti inopportuni dei quali ora si paga il conto.

 

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