FORMA, SOSTANZA E CULTURA: LA "PRESUNTA" MORTE DI OSAMA BIN LADEN, IL TERRORISTA CHE HA TENUTO IN SCACCO L'OCCIDENTE

Osama Bin Laden
Osama Bin Laden

di Ignazio Basile

Continuo a nutrire dubbi e perplessità sulle modalità operative con cui si è conclusa la vicenda umana di Osama bin Laden. E questo lo scrivo nella consapevolezza del male che lo sceicco del terrore ha causato con la sua condotta criminale. Ritengo pur tuttavia che la sua cattura avrebbe costituito una vittoria moralmente e giuridicamente superiore rispetto a quella che sembra assumere sempre più i contorni di una esecuzione per vendetta. A volte la forma e la sostanza divergono in maniera inconciliabile; altre volte,  attraverso il rispetto della forma, si riesce ad incarnare la sostanza; ed è quello che si propongono di realizzare le moderne procedure penali dei Paesi più progrediti quando, attraverso una serie di garanzie formali riconosciute all’imputato, puntano al raggiungimento di un processo sostanzialmente giusto; insomma, in certi casi, il rispetto della forma è di per sè garanzia, quantomeno, di legalità (più in generale è quanto  si chiede alla pubblica amministrazione nella formazione di un atto amministrativo). Vi sono inoltre alcuni diritti che affondano le radici in un patrimonio culturale che talvolta va al di là delle norme formulate nella legislazione positiva degli Stati: sono i cc.dd. diritti naturali, spesso,  ma non sempre, coincidenti con il diritto positivo; si tratta di principii e di diritti non necessariamente scritti ma che non di meno sono ben fondati nelle coscienze di tutti i popoli che abbiano raggiunto un certo livello culturale. Ci sono popoli che più di altri si sentono in grado di tracciare un netto discrimine tra il Bene e il Male; forse la grandezza di un popolo, come quella di un uomo, risiede nella capacità critica di mettere in gioco le proprie certezze, confrontandosi con l’altro, senza pretendere di possedere una verità assoluta. Sembra che Osama bin Laden, nel suo testamento, si sia pentito di aver dedicato la sua vita alla lotta religiosa contro l’occidente ed abbia suggerito ai figli di non seguire la sua strada. E sembra anche che non fosse armato, ma a letto ed inerme, quando le forze speciali U.S.A. hanno fatto irruzione nel suo nascondiglio pachistano. Neppure Tex Willer, nel suo periodo d’oro, sparava addosso alla persone disarmate. Non ho mai amato il Fascismo (anche se ho voluto bene a persone che lo ricordano come un periodo sicuramente positivo); eppure ho sempre provato orrore per il modo barbaro e sommario con cui Benito Mussolini è stato ucciso; avrei preferito per lui, come uomo,  un regolare processo; gli spettava come suo diritto naturale; il resto lo fa la storia. Anche per Osama bin Laden avrei preferito una cattura ed un processo regolare. Per ciò che ha fatto e mostrato sulla terra ho la certezza che qualunque giudice umano lo avrebbe giustamente condannato. La giustizia divina è un altro paio di maniche. Nessuno di noi può conoscerla e valutarla appieno. Tutti hanno diritto alla misericordia divina, alle preghiere, alla pietà umana, alla possibilità di pentirsi e ravvedersi nell’anima (ovviamente scontando la pena terrena; e non come certi pentiti dei giorni nostri, pagati lautamente, molto spesso, anche se non sempre,  in cambio di tradimenti e falsità).

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