GLI EMIGRATI SARDI SCENDONO IN PIAZZA A TORINO: SIT IN DI PROTESTA CONTRO IL "CARO TRAGHETTI"


Renzo Sanna – Nuova Sardegna

Attorno alla statua del soldato sardo, al calar della sera in piazza Castello a Torino, si son stretti i mille che sperano di fare lo sbarco nell’isola. Ma a prezzi umani, non «quelli praticati dal cartello delle compagnie». Una rivisitazione di Sa die de sa Sardigna, ma in trasferta: lavoratori e studenti, sardi o oriundi che siano, ma anche attivisti dei centri sociali e continentali solidali e interessati. Tutti in piazza contro il caro-traghetti. Sono i sedici circoli di emigrati presenti in Piemonte a trasformare per primi in manifestazione di piazza lo scontento dei viaggiatori, diventato rabbia con l’aiuto dei social network. Sperano, gli organizzatori, di trascinare le altre 50 associazioni sparse per l’Italia e cominciano a puntare i porti di Genova, Livorno e Civitavecchia, che vorrebbero bloccare a breve. Enzo Cugusi, responsabile dei circoli piemontesi e rappresentante del torinese Kinthales, non ha scelto Sa die a caso: «Una manifestazione civile e rabbiosa, per far capire che il vergognoso stato dei trasporti da e per la Sardegna è un danno anzitutto per i sardi. E che noi, in questo 28 aprile, non abbiamo nulla da festeggiare». Da Biella, Novara, Vercelli, Rivoli, tutti insieme per chiedere «la sospensione degli aumenti e una continuità territoriale vera, non utile solo a risanare i debiti delle compagnie aeree». La protesta degli emigrati è il coagulo di un malumore che serpeggia da mesi, alimentato dalle cifre diffuse dalle associazioni di consumatori, Altroconsumo in prima linea, e corroborato dalle proiezioni sulla stagione turistica: gli aumenti, mediamente del 66 per 100 ma con punte oltre il raddoppio rispetto al 2010, sono riferiti alle tratte da e per la Sardegna di Grandi navi veloci, Moby Lines e Sardinia Ferries (ma anche quelle di Tirrenia sino a maggio), e prima ancora che i turisti colpiscono i nati nell’isola, che non fruiscono di sconti e promozioni. Sotto le bandiere sarde e gli striscioni dei circoli, le storie di chi, a malincuore, davanti alle tariffe è stato costretto a rinunciare alla prenotazione, e con questa alle vacanze a casa. Meglio dirigere la prua altrove, come ha fatto Jacopo Bechere, torinese figlio di emigrato: «Volevo andare in Sardegna, anche per far visita ai miei parenti di Bultei, ma ripiego sulla Corsica: è più vicina, è vero, ma spendo 160 euro contro i 583 (due adulti, un neonato e auto) che la Moby mi chiede per la Genova-Olbia. Con quella cifra lo scorso anno sono andato a New York». Le storie somigliano tra loro, scovarle è facile. Angelino Loddo, presidente del circolo Sant’Efisio di Torino, mentre impreca al telefono contro la Regione e le compagnie, raccoglie al volo i malumori di due sardi che sono andati a trovarlo: un pensionato che di fronte a una richiesta di 900 euro ha abbandonato l’idea delle vacanze nell’isola, e un carabiniere di Ittiri che paga in questi giorni, con la Tirrenia, 300 euro da Genova a Porto Torres. Una necessità familiare lo costringe ad accettare l’esborso. Gli emigrati, quelli che permettevano all’agenzia convenzionata Eurotarget di fatturare milioni di euro ogni anno grazie a sconti e promozioni, oggi assenti, sono i trascinatori della rivolta, ma non gli unici protagonisti. Altroconsumo, registrati i rincari (fino al 131%), ha aperto un account di posta elettronica per verificare l’impatto sui viaggiatori: «Il risultato – dice Francesco Mattana, responsabile regionale – sono state 300 mail in pochi giorni».  Di qui a un gruppo Facebook, 2500 iscritti, il passo è breve. E anche qui lamentele, rabbia e storie. Una per tutte: «Sono di origine sarda – scrive Paola Zara – e ho una casetta nel paese di mio papà. L’anno scorso in 3 abbiamo pagato 650 euro, quest’anno nello stesso periodo non trovo niente a meno di 900». Ivano, pendolare, spiega ancora meglio: «Nel 2010 per 14 traversate sulla Olbia-Livorno ho speso 1600 euro, quest’anno supererei i 4mila». Talora il malumore diventa sarcasmo, spesso proposta concreta: il movimento ProgReS ha tappezzato il porto di Livorno di volantini, contenenti tre ipotesi di soluzione al problema (una è quella prospettata ieri dal presidente Cappellacci), in tanti chiedono il boicottaggio, i circoli vorrebbero estendere la protesta agli aeroporti. La soluzione peggiore è quella indicata da Moby in una delle sue pubblicità: «Bisogno di una vacanza? Corsica».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *