EMIGRATI DUE VOLTE! IL CONGRESSO F.A.S.I. SI AVVICINA, MA RIMANGONO LE PROBLEMATICHE LEGATE ALL'INFORMAZIONE

parte della platea dell'ultimo Congresso FASI che si è svolto nel 2006 a Milano
parte della platea dell'ultimo Congresso FASI che si è svolto nel 2006 a Milano

di Vitale Scanu

Sono iniziate le grandi manovre verso il nuovo Congresso sull’emigrazione, Congresso che possiamo definire certamente internazionale, a ragione della provenienza dei vari delegati. Un Congresso che, ancora una volta, chinerà lo sguardo sulla nostra grande provincia sarda chiamata Emigrazione, diffusa su ogni meridiano.

Sapete di che cosa si parlerà? Si parlerà di identità del popolo sardo, degli emigrati che sono i migliori ambasciatori della Sardegna, della desolante condizione dei trasporti da e per l’isola, dell’importanza dell’informazione, dei giovani chiamati a dare il turnover alla dirigenza della vecchia guardia, del vergognoso trattamento riservato ai pastori e al mondo del lavoro sardo, dell’isolamento mortale in cui è confinata la Sardegna… Alla fine dell’immenso lavoro, ci sarà il mondiale odg: “Visto l’art. X comma y… tenuto in conto il nuovo DL… considerando che… si propone che…” I pezzi da novanta già stanno affilando le spade e a suo tempo faranno sentire i loro tuoni; i vari problemi che emergeranno, si “consumeranno”, come dice Moravia, vissuti “di pancia” in sterili contrapposizioni, all’italiana, al chi parla o grida di più. Sarà come un ennemillesimo talk show televisivo, di quelli che fanno svenire. Fiumi di parole si riverseranno ancora una volta sui media.

Sui media… Ma non su un organo informativo di carta, non su un messaggero, che possa raggiungere capillarmente i nostri emigrati. E questo è il punto: senza un risultato concreto (sì, concreto, nel senso di reale, da toccare con mano), non crederò neanche una parola di quante ne verranno prodotte dal Congresso. Viene in mente il sarcastico detto di Orazio: “I monti partoriranno; nascerà un ridicolo topo”. Il prodotto sarà che avremo una montagna di parole, dal gusto diverso (di doglianze, di rimprovero, di grandi proclami, di “orgoglio sardo”?!, o vagamente parenetiche), che neanche avranno il contenitore dove riversarsi. Ci sarà il nostro Tottus in Pari, che con coraggio e costanza, surrogherà la macro carenza. Ma non è giusto che il TiP resti l’unica fonte informativa dell’emigrazione. Un pezzo grosso della nostra Federazione scomodò il buon Esopo per accostare queste mie idee alla supponenza della mosca cocchiera, confrontate alla sua attività culturale. Ci risentiamo dopo il Congresso sul tema informazione. E’ mai possibile che l’emigrazione sarda (l’unica ormai, tra i grandi gruppi emigratori italiani) si riduca a elemosinare un decente organo informativo cartaceo, con i mezzi economici e culturali enormi di cui, grazie a Dio, si dispone? Dobbiamo aspettare che la Regione, con quella eterna maretta in cui si dibatte per tanti versi, ci favorisca, ci faccia la grazia di una rivista per gli emigrati? Una rivista che, dopo tutto, raggiunta una sua massa critica, andrebbe avanti da sé e tranquillamente si autosostenterebbe.

Il TiP rimane, secondo me, un ottimo salvadanaio elettronico, in cui ogni emigrato può riversare le proprie monete migliori. Ma resta un salvadanaio chiuso, se non c’è una diffusione e intercomunicazione cartacea. Quel prezioso, valido e vario materiale non è valorizzato con un’adeguata diffusione. Dovremmo riflettere all’impegno ostinato, quasi fanatico, del nostro grande Gramsci per dotarsi di un mezzo di informazione e cultura, senza il quale la sua rivoluzione sarebbe stata muta e in definitiva sterile. Gli emigrati, senza un organo cartaceo di informazione sono due volte emigrati: lontani per una discontinuità territoriale e lontani perché confinati in una discontinuità affettiva, culturale e spirituale dalla loro amata terra dalla “luce limpidissima” e dai “colli per vendemmia festanti, e le convalli popolate di case e d’oliveti”.

Abbiamo grande bisogno di un luogo cartaceo che costituisca il contenitore di quel getto continuo di informazioni, ricucite dall’affetto alla nostra Sardegna, che corre invisibile e imponderabile nello spazio immateriale, affollato di avvenimenti, iniziative, cose, persone, costumi, musica, poesia, gioventù, arte, avanzi di memoria e futuro. Che sia riempito della nostra storia, insomma, la quale, dopo aver attraversato monti e colline, secoli e millenni, ci racconta il nostro passato, le opere e i giorni del nostro presente ci tenga amalgamati e ci indirizzi verso il futuro. Un rapporto continuo tra l’amata Sardegna e la sua provincia diffusa dell’emigrazione, e viceversa, che occorre saturare, pena la morte della nostra cultura etnica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *