28 APRILE: E' "SA DIE DE SA SARDIGNA"


di Giulia Madau

Nara Cixiri”, in italiano “di’ cece”, era con questa frase che i cagliaritani, il 28 aprile di 217 anni orsono, riuscivano a riconoscere i piemontesi e di conseguenza a imbarcarli sulle navi mandandoli via dalla Sardegna.
Sa Die de sa Sardigna (il giorno della Sardegna)  è “la festa del popolo sardo che ricorda i cosiddetti Vespri Sardi, cioè l’insurrezione popolare del 28 aprile 1794 con il quale si allontanarono da Cagliari i Piemontesi e il viceré Balbiano”.
Tutto nacque quando il governo piemontese rifiutò di accogliere la richiesta dei sardi di dar loro una parte degli impieghi civili e militari e una maggiore autonomia rispetto alle decisioni della classe dirigente locale.
 
Il motivo del malcontento popolare era dovuto anche al fatto che la Sardegna era stata coinvolta nella guerra della Francia rivoluzionaria contro gli stati europei e dunque contro il Piemonte. Nel 1793 una flotta francese aveva tentato di impadronirsi dell’isola, sbarcando a Carloforte e insistendo successivamente anche a Cagliari. I Sardi però opposero resistenza con ogni mezzo, in difesa della loro terra e dei Piemontesi che dominavano allora in Sardegna. Questa resistenza ai Francesi aveva entusiasmato gli animi, perciò ci si aspettava un riconoscimento ed una ricompensa dal governo sabaudo per la fedeltà dimostrata alla Corona”.
La borghesia cittadina cagliaritana, ancora più esasperata dall’arresto ordinato, dal viceré, di Vincenzo Cabras ed Efisio Pintor, due capi del partito patriottico e avvocati del capoluogo, si ribellò con l’aiuto del resto della popolazione e scatenò il moto insurrezionale che si espanse in tutta l’isola e in particolare ad Alghero e Sassari.
 
Durante il mese di maggio i piemontesi furono imbarcati con la forza e rispediti nella loro regione. Molti di questi, però, si travestivano con gli abiti tipici sardi per mischiarsi al popolo e i cagliaritani per riuscire a riconoscerli andavano in giro per la città chiedendo a tutti di pronunciare la parola “cixiri” (la x si pronuncia ‘sgi’) che foneticamente era pronunciabile solo dagli autoctoni.
Ma questa fu solo una piccola vittoria per il popolo sardo. In ogni caso, nel 1993, la Regione Autonoma della Sardegna decise di proclamare il 28 aprile festa popolare. È quindi da 17 anni che In tale giorno si organizzano in tutta l’isola eventi e manifestazioni che ricordano la ribellione e le sommosse del ‘700.
Quest’anno il programma prevede a Cagliari una Cerimonia celebrativa alle 10.30 nella Biblioteca regionale. Dalle 10 alle 19.00, presso la Cittadella dei musei, sarà allestita un’esposizione di pubblicazioni, depliants e calendari, con proiezioni di alcuni film in lingua sarda appartenenti al’ISRE.
Nel tardo pomeriggio, dalle 18.00 fino a mezzanotte, in Piazza Palazzo ci sarà la Festa popolare e rassegna di gruppi musicali.
Un viaggio nell’isola del canto e della musica: si spazierà dai canti logudoresi e galluresi a “boghe chiterra e fisarmonica”, mottetti desulesi, canto a tenore della Barbagia, gòcius, versus e cantus a curba e gòcius del Campidano e del Sulcis.
Suggestiva sarà la rievocazione delle fasi salienti delle vicende storiche legate alla sollevazione popolare antifeudale, la cacciata dei piemontesi e le principali vicende che hanno caratterizzato la storia dell’isola alla fine del Settecento.
Infine, lo spettacolo in lingua sarda: Emanuele Garau e Paola Pilia.
Il 29 aprile le manifestazioni si spostano a Nuoro, dove l’Istituto Regionale Etnografico organizza una presentazione dei lavori bibliografici sulla lingua sarda  e a Oristano, dove l’Istituto Arborense organizza un simposio storico sui fatti del triennio rivoluzionario.
Sabato 30 aprile, invece tocca, a Sassari, dove in mattinata si svolgerà una manifestazione per le scuole e la sera, in piazza d’Italia, concerto con la partecipazione di numerosi cori polifonici.
La Regione ha inoltre finanziato decine di progetti con manifestazioni in svariati Comuni e scuole dell’isola.

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