LA MOSTRA FOTOGRAFICA DI LAURA PORTINARO A VERCELLI, CON IL CIRCOLO "GIUSEPPE DESSI'" PER RICORDARE IL PREZIOSO LAVORO DELLE DONNE

all'inaugurazione della mostra, da sinistra: Ketty Politi, Gianni Marino, Laura Portinaro, Dino Musa
all'inaugurazione della mostra, da sinistra: Ketty Politi, Gianni Marino, Laura Portinaro, Dino Musa

di Giampaolo Porcu

Conosciamo in “primis”, il personaggio protagonista di una serata ricca d’emozioni e di grande solidarietà tra il pubblico particolarmente coinvolto in un incontro estemporaneo con l’artista “gira mondo”: Laura Portinaro, d’origine sarda (mamma di Neoneli) sviluppa il suo interesse per la fotografia durante i suoi viaggi in Europa e in America Latina, dove si confronta con la fotografia di viaggio e il reportage sociale. Lavorando con alcuni fotografi torinesi, tra cui Fuca Saini, Mariano Dellago e Francesco Coniglio, sviluppa abilità tecniche, sensibilità visiva e una capacità di sapersi muovere tra i vari linguaggi della fotografia, come quella d’architettura, fine art e di studio. Lauretasi in Relazioni Internazionali e Diritti Umani, si trasferisce a New York dove frequenta inoltre diversi workshop all’International Center of Photografhy. Attualmente vive e lavora tra Londra e Italia. Ha realizzato socio-reportage in Marocco, Brasile, Kosovo e progetti editoriali come 66 North, East London Style e conduce Workshop di landscape e travel photographie in Islanda, Marocco e Italia. La mostra fotografica è  stata promossa in occasione della giornata della donna l’8 marzo di quest’anno 2011, ed ha costituito una ghiotta occasione offerta al pubblico cittadino dalla locale Associazione culturale sarda “G.Dessì”, col patrocinio dell’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Vercelli, rappresentato alla mostra dall’Assessore Ketty Politi, per ammirare la sensibilità artistica di Laura Portinaro, la quale, nell’occasione dell’8 marzo, appunto, con l’esposizione di 25 opere di gran pregio, ha svolto il tema del lavoro femminile in tutte le branche delle umane attività. Una rassegna che ha mostrato con belle foto immagini di donne impegnate nelle rispettive attività, anche di tante concittadine note al nostro pubblico. Approfitto dell’incontro tra un pubblico entusiasta, per chiedere a Laura Portinaro com’Ë nata questa sua passione per la fotografia: La passione per la fotografia è nata circa otto anni fa quando ho vissuto per un anno nel Nord dell’Inghilterra. Approfittando dell’offerta di voli low cost ho iniziato a viaggiare per le varie capitali europee e ho finito l’anno con un interrail di un mese per metà Europa, da Vienna al Circolo Polare Artico in Norvegia. Visitando questi paesi ne sono stata affascinata ed è nata in me una necessità di immortalare questi paesaggi, cercando di dare loro tributo in tutta la sua bellezza.

Leggo che si è avvicinata all’architettura: Mi sono avvicinata all’architettura (per le stesse motivazioni dei paesaggi) ed ho poi deciso di confrontarmi con la fotografia photogiornalistica, dove le persone e le loro storie diventano il soggetto principale della fotografia.

E in questi casi entra in gioco non tanto la sensibilità dell’artista, ma un approfondimento del multiforme, complesso mondo che si va scoprendo: In questi casi non si tratta di avere una buona sensibilità visuale, ma è necessaria una conoscenza politico-sociale dei soggetti, un approccio antropologico con la realtà e una buona dose di capacità d’interazione sociale.

Quali esperienze, quali contesti ha esplorato per approfondire le conoscenze che maggiormente l’hanno interessata nella sua ricerca? Ho messo in pratica le mie abilità in Brasile, Maranhao, una zona molto povera del Brasile dove ho vissuto per un mese in accampamenti illegali dei Sem Terra, condividendo con loro le loro esperienze quotidiane, in situazioni molto basiche, senza acqua, né elettricità.

Quanto è vasto il campo dei suoi interessi per la fotografia? Amo in generale tutti i campi della fotografia, dallo style life al fashion, ma ciò che realmente adoro è il fotogiornalismo e la fotografica di viaggi, in quanto si tratta di soggetti naturali, reali, immersi nella loro realtà, piuttosto di essere confinati in studi asettici dove i modelli sono in un certo senso strumenti d’espressione di stilisti, i cui capi devono essere finalizzati alla vendita.

Nella sua ricerca è attratta dal bello che le appare, che la colpisce subito e la attrae, o lo cerca anche prestando maggiore attenzione al particolare per scoprirne, evidenziarne gli aspetti un po’ reconditi, nascosti del bello? Nel realizzare progetti documentaristici mi piace cogliere il bello anche in situazioni dove apparentemente non ce ne sarebbe. Da un’espressione particolare, un gioco di luci, una prospettiva accattivante: Come disse un famoso fotografo, amo il reale ma sono attratto dal bello. E’ dunque sia tecnica legata all’esperienza ma anche istinto, derivata dalla mia innata ricerca del bello.

Termina qui il breve incontro con Laura Portinaro, una giovane, affermata artista che con la mostra dedicata al lavoro delle donne l’8 marzo 2011 si è presentata al pubblico di Vercelli raccogliendo ampi consensi di critica e di pubblico. “Ad maiora”. Prima del taglio del nastro  da parte dell’Assessore alle pari opportunità del Comune di Vercelli Ketty Politi e del Vice –Presidente del Consiglio  Comunale Gianni Marino, è stato proiettato, in collaborazione con la Società Umanitaria – Cineteca Sarda di Cagliari, un commovente filmato, che è anche un omaggio alla terra sarda dal titolo “Andaiausu a pei a pei-mani e volti”. Le storie raccontate dalle protagoniste del durissimo lavoro in miniera, dove senza diritti le donne erano sfruttate, ma affrontavano la dura realtà con grandissima dignità. Un  monito attuale ancora oggi. La mostra di Laura Portinaro si è chiusa dopo otto giorni con un lusinghiero successo di pubblico e di critica.

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