LA SARDEGNA NON PUO' FESTEGGIARE L'UNITA' D'ITALIA: SERVE PRIMA UN DECRETO ATTUATIVO SULL'INSULARITA'

L'amico Mauro Pili, ex Presidente della Regione Sardegna è deputato a Roma
L'amico Mauro Pili, ex Presidente della Regione Sardegna è deputato a Roma

di Mauro Pili

La riforma del Federalismo Fiscale volge al termine ed entro il 6 maggio dovranno essere predisposti tutti i decreti attuativi. La Sardegna, isola lontana e ultraperiferica, rischia di essere emarginata da un processo di ridistribuzione di poteri e risorse. La specificità insulare, inserita su mia proposta nella legge di riforma federale fiscale dello Stato, deve trovare concreta risposta in un decreto attuativo del Governo in grado di definire parametri di misurazione del divario e la relativa compensazione fiscale e finanziaria. Siamo  l’unica regione europea dove per entrare nel proprio territorio ti chiedono il certificato di residenza regionale (vedasi continuità territoriale aerea), è l’unica vera isola nel Mediterraneo senza metano dove l’energia elettrica costa il 40% in più di qualsiasi altra realtà, è l’unica regione dove i treni hanno una media oraria di 70 km/h e l’estensione della rete ferroviaria è di appena 18 metri ogni Kmq a fronte di 55 metri/Kmq su scala nazionale, è l’unica regione dove la dotazione stradale anziché aumentare diminuisce, in Italia indice 100 – Sardegna 45. Nell’indice generale delle dotazioni infrastrutturali economiche sociali l’Italia ha 100, il Mezzogiorno 80, la Sardegna appena 56. La Sardegna è Regione a Statuto autonomo, status che gli deriva da un  processo istituzionale che ha riconosciuto l’identità del popolo sardo, la sua storia, la cultura e l’apporto decisivo che la Sardegna, anche in termini di vite umane, ha dato per l’Unità d’Italia. Oggi tutto ciò è messo in discussione da un processo di revisione statuale che secondo alcuni dovrebbe cancellare, in modo diretto o indiretto, quel costituzionale riconoscimento  autonomistico fondamento della nostra specialità. Tutto questo non solo non è accettabile ma costituirebbe una violazione costituzionale senza precedenti. Sarebbe violato non solo il valore storico e culturale dell’autonomia sarda ma soprattutto verrebbe meno il principio della coesione e dell’unità nazionale. Principio che si è recentemente rafforzato con l’introduzione proprio nella legge sul federalismo fiscale della norma da noi fortemente voluta e proposta che prevede la misurazione e la compensazione del divario insulare. Di tutti gli aspetti fondanti dell’Autonomia sarda, uno più di tutti, infatti, risulta decisivo, quello legato all’insularità. Si tratta del cuore della Specialità della Regione Autonoma della Sardegna. E’, quella dell’insularità, la ragione più condizionante e più indiscutibile della specialità sarda. Insularità esclusiva, unica nelle sue dimensioni e, per richiamare la definizione comunitaria, insularità distante e ultraperiferica”. Nessuna festa dell’unità nazionale, dunque, ha ragione d’esistere se il Paese non è messo nelle condizioni di recuperare i divari tra regioni e ancor di più se questi sono così marcati e invasivi come quelli che gravano sulla Sardegna. Per questa ragione, ormai più di un anno fa, abbiamo silenziosamente presentato alla Camera una proposta di legge (PARIS)  che vuole essere un contributo fattivo e propositivo alla predisposizione rivendicata e auspicata, necessaria e inderogabile di un decreto attuativo del Federalismo fiscale che riguardi la specialità insulare, in particolare della Sardegna. Una proposta di legge che abbiamo chiamato PARIS, acronimo di Piano Attuativo Riequilibrio Insulare Sardegna. “PARIS” in sardo, però, ha un duplice significato: pari e insieme. “Pari” devono essere le condizioni, “insieme” il metodo per perseguire gli obiettivi. Per “pari” s’intende l’eliminazione e la compensazione dei divari insulari nei trasporti, nell’energia, nell’istruzione, nelle infrastrutture, nell’economia e nello stato sociale. Per “insieme”  s’intende il Popolo Sardo, la Regione, lo Stato, l’Unione Europea. Si tratta di nuova visione dell’Autonomia regionale sarda concepita in un moderno e paritetico rapporto con lo Stato. Questa deve essere la nuova frontiera del federalismo non della solidarietà ma dei diritti,  di ciò che ci spetta e non di ciò che ci viene concesso. Per questa ragione esorto le massime cariche dello Stato a creare le condizioni affinché, prima della scadenza dei termini della legge delega sul Federalismo, sia predisposto un decreto attuativo sull’insularità che, partendo dalle ragione stesse dell’Autonomia, miri a superare una specialità indefinita,  per giungere a riconoscere, misurare e compensare i divari insulari sul piano strutturale e  infrastrutturale, economico e sociale, giuridico e istituzionale. E’ questa l’unica strada per superare la palese violazione costituzionale che si avrebbe se il federalismo andasse avanti solo per le regioni ordinarie e si fermasse per quelle Speciali. Il riequilibrio deve essere principio fondante di un Federalismo autenticamente rispettoso delle peculiarità e delle differenze tra le varie regioni. Son certo che il senso di responsabilità e il concreto attaccamento alle ragioni dell’Unità Nazionale e della sua coesione consentiranno alle SS.LL. di agire nell’ambito delle rispettive competenze per assicurare anche alla Sardegna la possibilità di poter festeggiare, con pane e lavoro, strade e ferrovie, collegamenti aerei e sviluppo economico, l’Unità d’Italia. Festa che senza riequilibrio e coesione sarebbe solo retorica patriottica destinata a dividere piuttosto che unire il Paese.

Una risposta a “LA SARDEGNA NON PUO' FESTEGGIARE L'UNITA' D'ITALIA: SERVE PRIMA UN DECRETO ATTUATIVO SULL'INSULARITA'”

  1. Dalla lettura mi sebra di capire che l’on Pili, abbia individuato l’insieme delle tematiche che danno delle risposte di principi applicativi molto chiari e precisi per un equilibrato e corretto utilizzo del federalismo fiscale. Principi applicativi lungimiranti. Ed io, che, normalmente sono portato a guardare non solo il domani ma soprattutto il dopodomani o addirittura oltre, e non con le qualità di tecnico di politica o di economia, ma da persona semplice che si guadagna da vivere con pratica quotidiana da piccolo produttore di comunicazioni,
    capisco le difficoltà nel fare compredere ed accettare – una proposta futura fatta “oggi” per risolvere problemi che a loro volta provengono da “ ieri “ -. Caro Onorevole, la lungimiranza crea una distanza quasi incolmabile che molto spesso si paga, perchè poco compresibile ai più nella loro superficialià, come le ho pagate io per molte volte nei miei 60anni. Questa volta, però, spero tanto di sbagliarmi e che -la misurazione e la compensazione del divario insulare – venga profondamente valutata e soppesata dal legislatore affinche comprende bene il prezzo che la Sardegna potrebbe pagare. Un piccolo punto di vista a sostegno del suo impegno.

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