DA PATTADA ALL'ARGENTINA CON TANTA "SARDEGNA NEL CUORE": L'INTERVISTA A TERESA FANTASIA

Teresa Fantasia
Teresa Fantasia

di Gianluca Cotza *

Un tiepido e timido sole autunnale accarezza appena il piccolo paese di Pattada, che dall’alto dei suoi  quasi 800 metri domina il Logudoro. L’atmosfera è quella di un tranquillo mezzogiorno di un sabato qualsiasi, tra gatti che girovagano in cerca di cibo e schiamazzi festosi di bambini che giocano tra le antiche e strette viuzze scoscese. Ma il motivo di questa nostra visita nell’antico borgo è davvero un evento eccezionale: ci aspetta un pranzo con Teresa Fantasia! Teresa è una splendida ed energica donna con quasi 70 primavere alle spalle, emigrata- insieme alla famiglia – da Pattada verso l’Argentina nel lontano 1948, quando aveva appena 7 anni.  E riuscire ad incontrarla nella sua amata “idda”, non è una cosa che può capitare molto spesso: in quasi 62 anni, questa è soltanto la quarta volta che ci ritorna (la prima fu nel 1992, e l’ultima nel 1999  in compagnia del marito Eduardo, scomparso un anno fa). L’emozione per questo incontro è tangibile. Ci conosciamo e ci stimiamo reciprocamente da anni, ma solo tramite quel “ponte” che collega idealmente e virtualmente ogni angolo del globo e che ha azzerato le distanze geografiche e culturali: internet. Eccola, Teresa: piccola di statura, un sorriso che mette subito di buon umore chiunque lo incroci, qualche inevitabile segno della vita sul bel volto incorniciato di biondo, due  occhi dolci  e penetranti che sembrano voler sorridere ancor più della piccola bocca. Dopo un interminabile abbraccio, Teresa inizia a raccontarsi. Conosciamo già la sua storia, ma sentirla raccontare dalla sua viva voce, è tutta un’altra cosa. Ed ha un certo fascino sentirla parlare in perfetto dialetto pattadese, piacevolmente contaminato di tanto in tanto da qualche vocabolo in italiano o in castigliano. Ritorna con la mente a quel Dicembre del 1948, alla partenza da Pattada in camion, verso il mare, con mamma, babbo ed altri 6 fratellini. Poi Genova, e la nave Santa Cruz: quasi un mese di navigazione, prima di approdare in Argentina e cominciare una nuova vita. Un viaggio massacrante, travagliato e colmo di imprevisti, anche pericolosi, a causa di una forte tempesta che mise in difficoltà il grande bastimento carico di emigranti con le loro povere cose al seguito. Ma il bagaglio più prezioso, la piccola Teresa lo porta dentro il cuore, lo culla come un dono di inestimabile valore, lo coltiva, facendolo crescere smisuratamente nel corso degli anni: è l’Amore per la propria terra, quell’isola così amata da cui ha dovuto separarsi in tenera età e che non ha mai dimenticato. Intanto, una sfilza di antipasti sardi ha rallegrato la tavolata ed affievolito l’incalzante appetito dei vari parenti ed amici che si sono riuniti qui oggi, giunti da varie parti dell’isola ma anche oltremare, per abbracciare Teresa: salsiccia, pecorino e olive sono piacevolissimi intermezzi della  conviviale discussione. Teresa continua il racconto: l’infanzia sofferta, la povertà, le molte difficoltà ad integrarsi in un Paese così diverso, le scuole elementari dalle suore, il sogno di continuare a studiare e diventare maestra spazzato via dall’esigenza di dover dare un aiuto in casa, a crescere i fratellini. Poi, a 18 anni,  un salone di bellezza aperto in società con una delle sorelle, l’incontro con Eduardo ed il matrimonio, ed un piccolo appartamento a Buenos Aires comprato con immensi sacrifici. Racconta, Teresa, che tra un “golpe” e l’altro, nel 1975 ha dato alla luce Juan Pablo, che da qualche anno l’ha resa nonna, e qui gli occhi si fanno ancora più sorridenti e luminosi. E’ una persona schietta e trasparente, Teresa, genuina come il sapore dei malloreddus (che da queste parti chiamano “maccarrones a ungia”) che stanno deliziando i palati di questa allegra combriccola.  In Argentina, la nostra amica pattadese è sempre stata molto attiva, nelle varie associazioni di emigrati italiani ed in particolare sardi, promotrice di svariate iniziative per far pesare un po’ meno la nostalgia di casa ai tantissimi “Tanos” (questo il nomignolo, non proprio amichevole, con cui venivano apostrofati gli italiani d’Argentina).  Ma tra le tante cose che Teresa ha fatto, durante la sua vita in sud America, ce n’è una molto particolare: è l’ideatrice e conduttrice da oltre 13 anni di “Sardegna nel cuore”, un programma radiofonico dedicato alla sua isola. “La radio è sempre stata una mia grande passione”, racconta, “ siamo cresciuti ascoltando la radio. Era molto frequente ritrovarsi con altre famiglie di emigrati ed ascoltare i programmi italiani tutti insieme. Ma nessun programma parlava mai di Sardegna, così ho iniziato a cullare questo mio grande sogno, che nel 1997 è divenuto realtà”. La trasmissione, nell’arco di questi anni, ha cambiato più volte emittente: da oltre un anno, viene irradiata dagli studi di  Radio Genesis, in Buenos Aires. Ma la cosa più bella – dice Teresa, proprio mentre un paio di maialetti arrosto vengono accolti da un’ovazione in sala da pranzo – è che da cinque anni il mio programma viene trasmesso anche in streaming, tramite internet con tanto di webcam in studio, e viene ascoltato da tantissimi emigrati in tutto il mondo, specialmente nella penisola italiana, ma anche da tanti sardi che vivono sull’isola. Internet è davvero un portento: durante la mia trasmissione, comunico spesso con i molti amici che mi ascoltano in svariati punti del globo. Inoltre, dal Luglio 2009 conduco anche un altro programma radiofonico, “Cantos e contos della Sardegna”,  su AM 1570 Radio Melody, emittente della città di Lanús, nei dintorni di Buenos Aires , un’ora settimanale all’interno del progetto “Melodias de Italia y del mundo. Tra una canzone – ovviamente sarda! –  e l’altra, c’è sempre spazio per una telefonata, magari per un’intervista in diretta con qualcuno dei tanti artisti sardi che, anche grazie al web, ho avuto la possibilità ed il piacere di conoscere. “Sardegna nel cuore” non è solo musica sarda, ma anche cultura, poesia, informazione, socializzazione, oltre che un potente mezzo per far conoscere ed apprezzare anche gli artisti sardi emergenti. Insomma, il sogno di Teresa è sempre più una splendida realtà di cui tutti i sardi, emigrati e non, dovrebbero essere orgogliosi. Intanto, dei due maialetti non sono rimasti che gli ossi, ed il profumo di caffè invade la cucina dell’antica casa pattadese che ci ospita. Due vassoi di irresistibili “Origliettas” e di “Tiriccas” (squisitissimi dolci tipici di questa zona) fanno capolino sulla tavola, mentre Teresa – un po’ distratta dalle prelibatezze ritrovate – ci dice che questo viaggio in Sardegna le ci voleva proprio. E’ stato come una medicina per il mio spirito, nell’ultimo anno ho avuto due gravi lutti, mio marito e mio fratello Antonio. Avevo bisogno di rigenerarmi un po’, ed eccomi qua. Sto girando molto – prosegue entusiasta – in lungo e in largo per l’isola, voglio assaporare ogni momento di questa splendida vacanza. Sto anche conoscendo di persona molti amici che conoscevo solo in modo virtuale, ed è fantastico, anche se per visitarli tutti, sarebbero necessari almeno tre mesi! Il mio sogno è poter tornare con le mie sorelle: Maria, la più grande, è venuta qui soltanto una volta, assieme a me nel ‘92, in un soggiorno organizzato dalla Regione Sarda per gli emigrati che non erano mai tornati. Giannina invece non conosce la sua terra ,aveva soltanto 2 anni quando siamo partiti. Spesso mi dice di essere particolarmente amareggiata, per non avere neanche il conforto dei ricordi, come  me e gli altri fratelli più grandi. Teresa continua a ruota libera : Certo è che ora tornare in Sardegna è molto più semplice, bastano poche ore di volo comodamente seduti in poltrona, altro che un mese in bastimento!  Purtroppo  è anche vero che  per i sardi di Argentina , modesti  lavoratori o  pensionati, il viaggio è tanto costoso da risultare spesso proibitivo. Durante questo mio soggiorno qui, sono stata
in Regione, a Cagliari, accompagnata da Padre Giavannino Tolu, in rappresentanza dei Mercedari della Basilica di Nuestra Señora di Buenos Aires , per un gemellaggio Sardegna-Buenos Aires  che si realizzerà nel 2011. Purtroppo, l’assessore non c’era, avrei voluto farle una proposta che mi sta a cuore : visto che i soggiorni spesati ancora ci sono, vorrei che venisse concesso a emigrati sardi che, come Giannina e molti altri, mancano dalla Sardegna da oltre 60 anni, e per i figli di emigrati  sardi che non conoscono la terra dei genitori. Troppi emigrati sardi sono morti senza mai rivedere il luogo che gli ha dato i natali, tra questi i miei fratelli Bachisio, Osvaldo e Rina, mio cugino Bachisio, tutti portati in emigrazione piccolissimi.
Su quest’ultimo argomento, Teresa si è parecchio infervorata, le sue parole intrise di rabbia e amarezza. Allora cambiamo discorso, parliamo di qualcosa di più piacevole: le istituzioni ed i compaesani hanno voluto festeggiare Teresa con una splendida iniziativa, un incontro-conferenza denominato “Una palomba torrada a su nidu – disterru, dolores, ispera e poesia”, tenutosi il 19 Settembre scorso in un hotel pattadese. Un’occasione per conoscere i parenti mai incontrati di persona, per rivedere degli  anziani che addirittura si ricordavano  il momento della partenza della famiglia Fantasia, per discutere del tema tanto diffuso quanto amaro dell’emigrazione e dei suoi risvolti. Un regalo indimenticabile, spiega Teresita con gli occhi lucidi, mentre sorseggiamo un bicchierino di ottima “Abbardente” fatta in casa, a suggello di un pranzo davvero squisito,  una vera tempesta di emozioni che conserverò per sempre nel cuore. Poi ancora chiacchiere, foto, altri racconti, risate, promesse e speranze di un pronto ritorno nella sua amata terra. Il pomeriggio è ormai inoltrato, è giunto il momento di congedarci, a malincuore, da questa splendida persona che – nonostante gli oltre sessant’anni di lontananza – non ha certo dimenticato le proprie origini, tantomeno ha smesso di amare questa terra così unica, la sua cultura millenaria, le sue tradizioni, la sua lingua e, men che meno, la sua musica, di cui è fiera ed orgogliosa ambasciatrice, attraverso il suo encomiabile programma radiofonico. Insomma, nè il tempo nè la distanza, il mare o mille altri ostacoli, potrebbero impedire mai a questa piccola, Grande donna sarda di vivere ogni istante della propria vita a testa alta… e con la “Sardegna nel cuore”!

* Boghes Noas

6 risposte a “DA PATTADA ALL'ARGENTINA CON TANTA "SARDEGNA NEL CUORE": L'INTERVISTA A TERESA FANTASIA”

  1. Io c’ero in quel tiepido mezzogirno, a testimoniare l’evento e mai scorderò: L’abbraccio con quella bionda Banti-Pattadese; L’incontro con il simpatico e affettuoso “Contisardale” e la sua compagna; mai dimenticherò l’ospitalità di Nuccia e la sua famiglia; mai dimenticherò la giornata con Teresa “sa grodditta” e Pietro ; mai! dimenticherò “cussos maccarrones a ungedda cundidos cun affettu e amistade!!!!!

  2. grazie di cuore , ho condiviso il link con miei amici e amiche e anche su fb,condivido tutti gli articoli che mi piacciono perchè leggono in molti la mia bacheca

  3. grazie per aver pubblicato la mia intervista, mi ha fatto
    molto molto piacere, ne sono davvero onorato.
    chiedo scusa per aver temporeggiato ed essermi poi
    dimenticato di mandare le foto…sono in un periodo di
    grande fermento, e mi era proprio sfuggito

  4. Complimenti Giannluca, anche la storia di Tereza Fantasia é molto bella e emocionante
    Buona Domenia buon Canevale dal Brasile
    Lucinha Dettori

  5. Grazie Gianluca,
    ho sempre pensato che Tesera Fantasia sia una sarda molto speciale, nei sui impegni per la Sardegna e
    come persona.
    Questo ritratto di vita, la completa di ammirazione!!!!!!
    Saluti i più sardi
    a voi tutti
    Giusy Porru

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