L'IMPEGNO DELLA COOPERATIVA CHE PER LUSTRI HA GESTITO IL "MESSAGGERO SARDO": QUEL FORTE DESIDERIO DI MANTENERE IN VITA IL DIALOGO TRA L'ISOLA E I SUOI EMIGRATI

nella foto, Gianni de Candia
nella foto, Gianni de Candia

di Gianni de Candia

Mi segnalano che la pubblicazione della nota informativa (inviata dalla Cooperativa alle Istituzioni regionali e ai presidenti delle Federazioni dei circoli) sul futuro del mensile “Il Messaggero sardo”, pubblicata da Tottus in pari, ha suscitato molti commenti. Per dare un contributo al dibattito vorrei fare una riflessione e una precisazione, che potrebbe sembrare superflua, e che invece – a mio avviso – è fondamentale per comprendere la vera ragione della scelta che porterà (anche se mi augurerei di essere smentito dai fatti) alla cessazione delle pubblicazioni: quale è stata la funzione de “Il Messaggero sardo”. Comunicazione e informazione si possono fare con diversi strumenti: radio, tv, carta stampata, internet. Ognuno di questi mezzi esige un suo linguaggio specifico e differente. Il mensile realizzato dalla Cooperativa ha utilizzato un linguaggio semplice e accessibile ai più per far arrivare ai lettori un messaggio importante e condiviso: la riscoperta dei valori comuni, attraverso il racconto della storia, della lingua, delle tradizioni, della cultura, delle esperienze di vita di un popolo che ha pagato un costo altissimo al fenomeno dell’emigrazione di massa. Cultura, tradizioni e storie che i Sardi sparsi nel mondo custodiscono con amore e tramandano con orgoglio ai discendenti. Esistono programmi televisivi, siti internet e altri mezzi di comunicazione che si occupano delle stesse tematiche. I programmi delle principali emittenti televisive della Sardegna, che sono fruibili da chi ha la possibilità di un collegamento satellitare, consentono di essere aggiornati sulla realtà sarda. Lo stesso può dirsi di internet. Sono molti i siti che si occupano di storia, cultura, tradizioni della Sardegna, e anche di emigrazione. Anche la Regione ha un sito, SardegnaMigranti, che si occupa della tematica dell’emigrazione. La Cooperativa, da molti anni, ha attivato un sito che registra oltre dieci milioni di contatti ogni anno (con punte di 14 milioni nel 2009). La nostra esperienza ha evidenziato che moltissimi lettori hanno scoperto Il Messaggero online e hanno chiesto di riceverlo in formato cartaceo.  “Il Messaggero sardo” ha rappresentato un fenomeno unico: un canale di comunicazione tra le comunità dei Sardi sparse nel mondo e tra queste e la Sardegna. Un giornale che entrava nelle case di oltre 70 mila famiglie di sardi e che veniva letto da vecchi e giovani, cercando di soddisfare le diverse esigenze di ciascuno e aiutando gli uni a capire e condividere quelle degli altri. In questo modo, mese dopo mese, anno dopo anno, “Il Messaggero sardo” è diventato il più importante “giacimento” di memorie e storie di 50 anni di storia dell’emigrazione sarda e, quindi, della storia della Sardegna. Potrà essere un programma televisivo (in grado di dare, forse, un po’ di effimera visibilità a qualche intraprendente dirigente di circolo o di Federazione) a raccogliere questo testimone? Permettetemi di dubitarne. La Cooperativa che – è bene ricordarlo – non opera con fini di lucro ma con spirito di servizio, ha deciso di continuare nel suo impegno e sta predisponendo iniziative (che presto saranno rese note) per tentare di mantenere in vita almeno la speranza che il filo che lega i sardi sparsi nel mondo alla loro terra non venga reciso definitivamente, in attesa che tornino tempi (e uomini) migliori.

Una risposta a “L'IMPEGNO DELLA COOPERATIVA CHE PER LUSTRI HA GESTITO IL "MESSAGGERO SARDO": QUEL FORTE DESIDERIO DI MANTENERE IN VITA IL DIALOGO TRA L'ISOLA E I SUOI EMIGRATI”

  1. Condivido in pieno l’analisi del direttore De Candia e aggiungo anche che il Messaggero Sardo non può essere considerato solo come un mezzo di comunicazione, per me essenziale, ma anche di memoria e documentazione che non potrà essere sostituito con nessun altro strumento elettronico. Peccato che gli stessi emigrati non se ne siano accorti, a considerare anche il silenzio sull’argomento, a cominciare da questo stesso blog.

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