UNA RIVISTA PER L'EMIGRAZIONE SARDA: UFFICIALMENTE LO POTREBBE DIVENTARE UN GIORNO "TOTTUS IN PARI"?

nella foto, l'autore dell'articolo
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di Vitale Scanu

Immaginate di trasporre su carta l’imponente quantità di materiale che si convoglia nel contenitore mediatico Tottus in Pari e di poterne produrre una realizzazione cartacea. Avremmo tra le mani una rivista che ci stupirebbe. Una rivista vera e propria, con le sue rubriche, imponente per formato, importante per il contenuto, punto di riferimento e di consultazione, voce ufficiale e ascoltato trait d’union tra gli emigrati e la “madrepatria” e viceversa, che potrebbe essere tranquillamente distribuita pure nei chioschi e anche per abbonamento. Una rivista di tale portata costituirebbe un notevole potenziamento e un adeguato mezzo di conoscenza della realtà che sottende la grande provincia sarda degli emigrati, quella che io amo chiamare la “Sardegna offshore”.

Sarebbe uno strumento insostituibile, risultato di una grande convergenza di energie economiche e intellettuali che, specialmente in questi tempi di magra non abbiamo il diritto di disperdere. Lo spessore qualitativo, l’identità e competenza delle firme, l’importanza documentale che vediamo nel TiP, permette di dire che un periodico cartaceo con quel materiale costituirebbe una voce di prim’ordine nell’orizzonte culturale dell’emigrazione, perché confezionato da convinti ed entusiastici professionisti, sull’esempio di Perlato. Soprattutto, una rivista come quella suddetta, diventerebbe voce ufficiale delle varie Federazioni, soprattutto della FASI, che da sempre lamenta questa carenza.

La noia infinita delle parole, dei congressi, delle tavole rotonde, dei “sardi ambasciatori di sardità”… non approdano a niente e niente si lasciano dietro, se non “fiumi di parole”, come dice Jalisse. La realtà è il flusso continuo di scritti attraverso internet, spesso di eccellente validità, che si convoglia dalla “provincia” dell’emigrazione, da ogni latitudine, verso l’esemplare e seguitissimo sito web di Massimiliano: una realtà ben consolidata, con una panoramica invidiabile sui fatti e i problemi dell’emigrazione sarda, che mi pare superi vistosamente la realtà della Sardegna “metropolitana” per spessore culturale e varietà di interessi: cultura, eventi, letteratura, informazione, costume, storia, colore, iniziative, realizzazioni SOS (scusate, voglio dire dei Sardi Off Shore, ossia emigrati), programmi… Non solo materiale episodico, o proveniente da nostri emigrati che hanno raggiunto la ribalta della notorietà (editoriale, economica, artistica, scientifica…), ma che rappresenta la documentazione di una cultura diffusa, vivace e ben cosciente di una identità etnica sarda, irrinunciabile e unica, ostinatamente salvata e professata dai nostri emigrati in ogni latitudine e stato sociale.

Il giornalista Sergio Naitza, in un suo incisivo articolo (Unione Sarda 28.4.2010) scriveva: “E’ un po’ strano che su una condizione quasi genetica del sardo – emigrare, ovvero andare a cercare lavoro in un altro paese – la Sardegna non abbia ancora prodotto un’opera alta e simbolica, capace di riassumere quel crogiolo di sofferenze, sacrifici, nostalgie che si porta dentro ogni emigrato”. A parte che non mancano in tal senso prodotti di alto valore letterario scritti da emigrati, magari snobbati poco intelligentemente dagli “incaricati culturali” – libri, documentari, fiction… ad esempio il romanzo Bachis Frau emigrato, del sottoscritto (lavoro di narrativa su un giovane emigrato della Marmilla in terra elvetica) – secondo me potremmo vedere tali “opere di alto e simbolico valore” nella cultura diffusa dell’emigrazione che fluisce ed emerge periodicamente in Tottus in Pari, rendendo conto di ogni elemento che ferve nel crogiolo dell’emigrazione.

Il pensiero corre spontaneamente al caro Messaggero Sardo (nato nel 1974, attualmente raggiunge 74 Paesi con 75.000 copie), il collante principale della nostra identità tra gli emigrati sardi. La comunicazione è l’elemento fondante della cultura. Di qualsiasi cultura. Ed è l’elemento fondante anche delle relazioni tra gli uomini. L’intercomunicazione è la piattaforma su cui poggia e si compatta la nostra emigrazione. E’ indispensabile che ad essa riserviamo un interesse particolare. Fino all’avvento dell’informazione telematica il Messaggero è stato per 37 anni lo strumento più efficace per evidenziare e ravvivare la nostra identità sarda. La tecnologia permette di contattare e di essere contattati ovunque e in tempo reale, certamente, ma senza uno spazio cartaceo come il MS, dove manifestare e quasi rendere tattili le proprie radici e l’amore alla propria terra, dove indirizzare il flusso di notizie e informazioni, una grande parte dei nostri emigrati non verrebbe raggiunta.

Diciamoci la verità, senza nasconderci dietro un dito: se l’interessamento che si è convogliato verso Tottus in Pari (che con grande merito se lo è saputo conquistare, divenendo una realtà esemplare e di riferimento) fosse stato rivolto al MS, oggi il periodico di via Barcellona non sarebbe nella precaria situazione che conosciamo. In altri termini, penso che siano le stesse Federazioni, per prime, che non hanno creduto fino in fondo alla necessità di avere uno strumento cartaceo di comunicazione, basta dare un po’ d’attenzione alla forma risibile e superficiale con cui nella Consulta dell’emigrazione dell’aprile 2010 è stata affrontata la questione Messaggero. La dimostrazione? “Nessuno, a quanto risulta, ha eccepito sul taglio dei fondi per “Il Messaggero Sardo” (G. De Candia). A parole si sostiene la necessità di avere il MS cartaceo, in realtà – visto che il Messaggero è diventato troppo stretto per contenere le cifre dell’emigrazione – tutto il materiale informativo prende la via di Cinisello Balsamo.

Riassumo il bla bla dicendo che la “provincia” dell’emigrazione sente la necessità di un mezzo cartaceo di comunicazione moderno, efficiente e ufficiale, oltre che una versione web esemplare tipo il Tottus in Pari. Senza un concreto strumento comunicativo, congressi, conferenze, tavole rotonde, programmi e proclami saranno sforzi inani, lodevoli ma episodici e di superficie. Al Messaggero è mancato il supporto di una volontà politica regionale, ma ancora prima il massiccio interessamento delle Federazioni nazionali, FASI in primis, che non hanno preso coscienza dell’importanza vitale di un mezzo cartaceo per l’informazione. E dubito che il glorioso Messaggero si possa salvare, nella forma e contenuto attuali – come mi suggerisce una piccola esperienza trentennale di giornalismo – e non servirà neanche un accanimento terapeutico con immissione di ulteriori capitali, se non cambierà, se non si ri-fonderà e se le Federazioni non lo sosterranno, con i denti! Quanto alla possibilità di avere una nostra rivista specializzata, il materiale informativo proveniente da tutte le latitudini dell’emigrazione sono più che sufficienti, molteplici e di valore.

Il prossimo V Congresso della FASI (programmato in aprile, ma che sicuramente… slitterà ad altra data) i cui primi incontri preparativi si sono tenuti recentemente a Milano tra il Direttivo nazionale e i delegati dei 70 Circoli italiani, darà una risposta definitiva anche sul tema intercomunicazione tra gli emigrati. Se pure avrà volontà e voce autorevole per farlo. Auguriamoci che non sia troppo tardi.

 

7 risposte a “UNA RIVISTA PER L'EMIGRAZIONE SARDA: UFFICIALMENTE LO POTREBBE DIVENTARE UN GIORNO "TOTTUS IN PARI"?”

  1. A Tottus in pari e a Massimo Perlato, Chentu saccos de Augurios, pro custa bella criatura. Este creschendhe cada die chi colat, semper de prusu.Tenet rejone Vitale Scanu, Casteddhu e sa Sardinna, retzini novas dae Cinesello Balsamo. Su novu, de calidade avanzata, e chie si virmata , si perdete in caminu. Agasazzandhe sas vonas individualidades, Tottus in Pari, potet solu creschere e valanzare s’istima nostra.

  2. Grazie, Max. Centrato bene il titolo. Io non volevo sbilanciarmi esplicitamente, ma il pensiero era quello. Però hai esagerato con la foto… In qualche posto ho letto “Non avrai altro Dio all’infuori di me”… Con quelle quattro idee non intendevo mica riorganizzare il globo terracqueo, ma semplicemente togliere un po’ di polvere da qualche sistema veterotestamentario di fare e pensare le cose. Il lavoro di base lo stai facendo tu, traghettando con la tua barchetta, intelligentemente e testardamente, fatti, problemi, identità e prospettive della nostra emigrazione. Va’ avanti, che ogni albero dà i suoi frutti, anche se non li vedi oggi. Ogni bene!

  3. Congratulazioni Vitale Scanu
    Sono anche un discendente Scanu da mia nonna Sassarese.
    Condivido con voi la stessa opinione sulla nostra rivista in Pari Tuttus di Massimiliano e si arrampica come pure tutti coloro che lavorano con lui.
    Hai detto bene Scanu, ogni arbore dà i sui frutti, e Massimiliano merito Veramente , per tutti il benne che sta Facendo per la emigrazione dei Sardi nel mondo. Io ho grande considerazione per Lui.
    Voglio stampare questo sugerimento e questioni nel mio Blog.Sardegana Sa Terra Mia in portoghese
    Ti Salute Dal Brasile
    Lucinha Dettori
    Lucinha Dettori

  4. Salve a tutti,
    sono dello stesso avviso su questo articolo:
    Tottus in pari
    ha già dimostrato ampiamente e generosamente la sua utilità.
    Ho sempre pensato che potrebbe sopperire alla scomparsa del Messaggero sardo che, malgrado dia le informazioni in generale sui vari circoli sparsi nel mondo, non è mai stato uno strumento di utile comunicazione tra i circoli stessi….e malgrado gli sforzi fatti è mancata sopratutto la volontà di cambiare e non si è mai veramente “modernizzato” neanche con il sito….
    Mi dispiace per i nostalgici, ma dovremmo piuttosto dare più attenzione alle attuali esigenze del mondo dell’emigrazione; come la necessità di informarci in breve tempo , con svariati articoli su tutti gli argomenti culturali e sociali, che ci offre ormai da alcuni anni questa rivista virtuale.
    Spero vivamente, che la proposta di Vitale Scanu venga presa seriamente in considerazione!!!
    Cari saluti
    Giusy Porru

  5. Caro Vitale, cara Giusy concordo e condivido quasi tutto quanto avete scritto ,
    ,consentimi però una piccola osservazione ,
    Tottus in Pari ha il successo che ha è perchè da voce a tutti i sardi ,anche a gli emigrati sardi che sono fuori del piccolo e ristretto “mondo del emigrazione ufficialmente riconosciuta ” se dovesse “sopperire alla scomparsa del Messaggero sardo ” ,mi auguro di cuore che non diventi soltanto la
    “voce ufficiale delle varie Federazioni”
    sarebbe come cambiare perchè nulla cambie !
    Cari saluti
    Teresa Fantasia

  6. Carissimi Teresa, Giusy, Vitale.. vi tranquillizzo: Tottus in Pari non prenderà mai il posto del “Messaggero Sardo”, per mille motivi e anche più. Pensiamo alle risorse, alla struttura e anche ai giochi politici a cui sono legate certe situazioni. “Tottus in Pari” al limite può ancora crescere e mantenere un ruolo importante in internet basta che chi lo segue, sardi e non, continuino a credere nel suo valore, nei suoi principi e allo scopo per cui esiste. “Tottus in Pari” può essere un punto di riferimento per chi vuol conoscere la Sardegna degli emigrati solo se saranno gli emigrati stessi a rendersi partecipi di questo “progetto”. Questo blog non avrebbe motivo di esistere se voi, per primi, non collaboraste per rendere questo spazio vitale e costruttivo. Guardate, l’unico modo che noi potremmo in un certo qualmodo essere al limite coinvolti nel “nuovo Messaggero Sardo”, è che in Sardegna si rendano conto che un giornale degli emigrati va gestito dagli emigrati stessi. Quindi creare un pool di collaboratori in giro per il mondo. Allora sarebbe importante avere referenti fissi dall’Argentina, dalla Francia, dall’Italia ecc.. ecc.
    Un caro saluto

  7. Caro Massimiliano, non si tratta proprio di sostituire il Messaggero Sardo col Tottus in Pari. (Ringrazio gli amici del Brasile, dell’Argentina, della Francia, della Sardegna, per i loro consensi).
    I termini della questione a mio parere sono questi, realisticamente parlando. Convinti, come tutti noi emigrati siamo, della necessità vitale di uno strumento cartaceo di informazione e comunicazione, visto che il MS annaspa mortalmente, perché non trasformare il TiP in una bella e formidabile rivista specializzata per l’emigrazione? Voler surrogare il MS, oltre che impresa ardua tecnicamente, vorrebbe dire imbarcarsi nel mare mortifero della dialettica politica (chiedere a De Candia per chiarimenti…) e degli impedditzus burocraticus. Vorrebbe dire mettersi il barbazzale da soli. Nel TiP abbiamo già un contenitore elettronico ideale che, oltre ad essere apprezzato per i contenuti, diffuso nel mondo e bene accetto da tutti, si propone come una formula efficace e ben collaudata, ricca di un archivio invidiabile, garantita da un flusso continuo di materiale di prim’ordine, attenta agli argomenti più caldi del momento e tempestiva nel trattarli, allergica alle ipoteche della casta dominante, assolutamente priva di gabbie organizzative, neutrale indipendente e democratica perché aperta a tutti (produzione spontanea, casalinga…, non adulterata), è attualmente il "giornale degli emigrati gestito dagli emigrati stessi". Formula che vince non si tocca, neanche con i sabotaggi e le invidie puerili (malcostume tutto sardo). Un mezzo elettronico, a quanto mi consta, anche nella mens dell’Assessore Manca, che intende privilegiare questa modalità di informazione tra gli emigrati della "provincia" sarda d’oltremare, la più popolata e dinamica della Sardegna.
    Se questa via non sarà percorribile, temo che per lungo tempo (o definitivamente?!) gli emigrati resteranno privi del loro mezzo cartaceo di comunicazione e collegamento. Avranno perso completamente la voce. Vogliamo arrivare a questo?

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