DIBATTITO SUL FUTURO DEL "MESSAGGERO SARDO": LE PRECISAZIONI DEL PRESIDENTE DELLA COOPERATIVA

Gianni de Candia
Gianni de Candia

di Gianni de Candia

Ringrazio per l’iniziativa avviata da “Tottus in pari” sul futuro del Messaggero. Colgo l’occasione per fare alcune precisazioni. Non voglio essere polemico ma invitare tutti a giudizi più ponderati. Perché se si parte da presupposti errati o incompleti si sviluppano ragionamenti che non hanno fondamento.

1) Il taglio dei finanziamenti per Il Messaggero non è avvenuto, come crede Filippo Soggiu e come sa bene Tonino Mulas, in conseguenza della crisi economica. Il taglio da 600 a 300 mila euro è stato deciso nel momento in cui i finanziamenti per l’informazione venivano aumentati da 600 a 750 mila euro.

2) Non abbiamo mai scritto che si volevano sospendere le pubblicazioni del giornale. Abbiamo scritto che la Cooperativa non parteciperà ad alcuna gara per realizzare cinque numeri bimestrali (sic!) in un anno perché significherebbe snaturare Il Messaggero Sardo. Comunque il nuovo periodico, se si farà, non sarà più il VECCHIO Messaggero.

3) E’ incomprensibile sentire che questo tipo di comunicazione è superata. Chi lo dice non ha elementi per farlo ma ripete uno slogan. Molto spesso quelli che parlano di internet e delle sue potenzialità in rete non ci passano neanche per leggere la posta.

4) Le nuove tecnologie sono già sfruttate dalla Cooperativa che ha un suo sito che in un anno ha oltre 12 milioni di contatti. Il sito è stato realizzato dalla Cooperativa a sue spese e non è mai costato neppure un euro alla regione. Inoltre esiste il sito Sardegna Migranti della Regione (che è stato alimentato in gran misura con materiale dell’archivio de Il Messaggero Sardo).

Non si capisce quindi quali sarebbero le nuove tecnologie. Almeno che non si parli di radio web o di tv satellitare. Nel qual caso stiamo parlando di cose empiriche o che hanno già dato risultati fallimentari. E per le quali vengono riservati ingenti finanziamenti (350 mila euro).

5) Ci ha sorpreso che prima di prendere una decisione così drastica sul futuro de Il Messaggero sardo nè l’assessore nè l’Ufficio di presidenza della Consulta (nel quale siedono sia Mulas che Scala) abbiano sentito la necessità di interpellare i responsabili della Cooperativa.

Ricordo che il Programma Triennale e il Piano annuale sono stati approvati dalla Consulta sulla “parola”, senza un vero approfondimento, essendo i tempi molto stretti.

Infine vorrei sottolineare un aspetto che spesso sfugge: Il Messaggero sardo entra nelle case di oltre 70 mila famiglie di sardi molte delle quali non hanno altri contatti con la Sardegna.

Per avere “le maggiori ricadute” auspicate dall’assessore del Lavoro si sarebbe potuto, ad esempio, sfruttare meglio lo strumento che si ha già a disposizione (invece di sperare di inventarne di nuovi dall’incerto risultato) utilizzandolo per campagne di promozione o di sensibilizzazione. In questo caso si sarebbe potuto scaricare sulla pubblicità istituzionale una parte dei costi di realizzazione del giornale.

Per inciso “le spese della stampa tipografica”, assorbono meno del 15% dei costi per la realizzazione e invio de Il Messaggero sardo, e non come ha scritto l’assessore – ma sicuramente si è trattato di un refuso – “la maggior parte dei finanziamenti destinati al Messaggero Sardo”.

2 risposte a “DIBATTITO SUL FUTURO DEL "MESSAGGERO SARDO": LE PRECISAZIONI DEL PRESIDENTE DELLA COOPERATIVA”

  1. Ho letto con attenzione questi diversi interventi in questo in bel sito molto interessanti. Sono abbonato al Messaggero e mi spiacerebbe un giorno non poterlo più sfogliare anche se oggi con internet, si può far tutto. Basta attrezzarsi.
    E’ evidente da parte della nostra cara Regione, l’intenzione di chiudere il giornale, come appare evidente che la voglia sia anche quella di chiudere i circoli… che fanno sempre più fatica a rimanere a galla. Bisogna prepararsi al peggio

  2. La carta stampata non sarà mai soppiantata dalle altre tecnologie, è un errore gravissimo non tenerne conto, al più, le latre tecnologie potranno fungere da valido supporto, ma credo che ancora per tanto tempo, non ci saranno altri modi migliori per comunicare e per lasciare traccia di queste comunicazioni. Da questa breve e se vogliamo anche semplicistica spiegazione, ne scaturisce un’altra molto più seria e importante: sono esterrefatto come una così importante decisione non abbia scatenato le ire e le proteste di tutti i Sardi. E’ ovvio che uno strumento editoriale come il Messaggero sardo deve continuare a uscire così come è, anzi forse sarebbe il caso di potenziare le uscite, staziare altri fondi e farne una pubblicazione settimanale; invece, si ipotizza un ridimensionamento: inaudito! come è inaudito che i Sardi non seppelliscano questa proposta con una valanga di proteste.

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