"GIOVANI DISPOSTI A TUTTO" PER TROVARE UN POSTO DI LAVORO? NON PIU'!


di Francesca Madrigali

Così sono stata per molto tempo: convinta che accettare qualsiasi lavoro fosse la soluzione. Il movimento di questi ultimi giorni sul tema, con la campagna di affissioni e in Rete dei “Giovani disposti a tutto” rilancia il dramma di un (sotto)bosco di squali, squallidi furbastri, gente senza decenza che non si vergogna di nulla. Nella piena legalità, peraltro, o nella sottaciuta tolleranza di chi fa proposte assurde nella convinzione – fondata- che i giovani e meno giovani accettino qualsiasi cosa, in mancanza d’altro. Alcune proposte assurde le ho ricevute anche io: ad esempio,in Sardegna, già nel lontanissimo 2006, la direzione generale e i responsabili di settore di un famoso resort che dà tanto lavoro agli autoctoni in una ottica coloniale mi hanno ricevuta in tre contemporaneamente, un po’ come agli esami universitari, ma in ballo c’era un posto alla reception. Forse mi sfugge l’importanza di siffatto ruolo, forse avevano tempo da perdere o forse anche un lavoro stagionale di 12 ore al giorno è diventato merce rara come un lavoro da dirigente e come tale viene presentato?  Al quarto incontro con un call center che effettua servizi inbound e outbound per grossi clienti, al momento cruciale mi sono vista offrire 30 euro lordi al giorno per otto ore di stage. Perfino il selezionatore è sembrato imbarazzato: “vista la sua seniority, francamente glielo sconsiglio”. Vabbè. Almeno è stato più educato di quell’altro che mi ha detto un po’ scocciato la famosa frase ormai diventata un classico di questo mercato lavorativo livellato verso il basso: “ma lei, con questo CV, cosa ci fa qui? È troppo qualificata per questo lavoro”! Ecco perchè i primi non saranno mai pari ai secondi, costretti dalla disperazione, dall’ingenuità, dalla voglia di lavorare, quella maledetta, ad accettare 2 o 3 euro l’ora, mansioni quasi gratis, 11 ore al giorno a 550 euro al mese. Fa ancora più ribrezzo il modo in cui questi individui (aziende, piccole e grandi, singoli datori di lavoro eccetera) selezionano il personale, quasi che un lavoro alla reception fosse un posto da dirigente d’azienda, senza alcun rispetto (umano e professionale) per i candidati. Così il mondo si capovolge, certe cose sembrano normali, anzi si finisce per sperarci, anche se hai esperienza (“seniority” direbbero appunto certi ciappuzzi) e sai fare ben altro.  Ripartire dalla consapevolezza di ciò che si è in grado e ciò che si vuole fare, forse questa è la risposta, o almeno una consolazione momentanea, e nel frattempo cercare di lavorare, certo, perchè ogni lavoro è dignitoso, anche se altrettanto non si può dire di un Paese che permette certi soprusi quotidiani.

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