LUIGI MANCONI, POLITICO E OPINIONISTA NAZIONALE. IL RITRATTO DI UN COMPAGNO DI LICEO A SASSARI

Luigi Manconi
Luigi Manconi

di Paolo Pulina

Nel novembre 1996, quando diventò portavoce (… voce tonante, è solito dire  il suo intimo amico Gad Lerner) dei Verdi, i giornali dedicarono  ampi  articoli alla biografia politica  di Luigi  Manconi, politologo scelto come leader politico dall’assemblea nazionale dei delegati di uno schieramento che rappresentava  allora un milione di elettori.

Poiché sono stato suo compagno di classe al Ginnasio-Liceo “Domenico Alberto Azuni” di Sassari (città in cui è nato il 21 febbraio del 1948) dal 1962 al 1967, portai anch’io qualche testimonianza sul Manconi pubblico antecedentemente all’ormai mitico 1968, che lo vide approdare – nell’Università Cattolica di Milano – nelle file di “Lotta Continua” mentre per chi scrive – iscritto all’Università Statale di Via Festa del Perdono – agiva il richiamo del Movimento Studentesco.

Riepilogo le informazioni essenziali date nel novembre 1996.

Manconi, è una vita che scrive. Già in quarta ginnasio collaborava al settimanale cattolico sassarese, “Libertà”,  e sul banco aveva sempre con sé un quaderno su cui annotare versi e testi in prosa (un aneddoto voleva che Luigi, fin dalle medie, quand’era bloccato a letto da qualche malattia, passasse il tempo a studiare  il dizionario di italiano).

Cattolico impegnato (dedicò le sue prime inchieste giornalistiche, svolte con il comune amico Bruno Paba, anche lui nella stessa classe, alle pessime condizioni di abitabilità di alcuni quartieri malfamati di Sassari ed al modo di vivere la coscienza religiosa da parte degli adolescenti: quest’ultima ricerca trovò spazio sulle pagine del periodico del Liceo, “Iniziativa”, diretto da un altro “azuniano”, Gianni Francioni, nel 1996 già stabile docente di Storia della filosofia nell’Università di Pavia), era portato ad essere per propensione naturale e per formazione un instancabile organizzatore culturale (fu in gran parte suo il merito dell’allestimento di spettacoli teatrali d’impegno civile: si era fatto le ossa alle medie recitando in pièces scritte e  messe in scena da Bianca Pitzorno, precocissima scrittrice per ragazzi).

Non c’era giorno che Luigi non comparisse in classe con qualche giornale nuovo (oltre il quotidiano “Il Giorno” e il settimanale  “L’Espresso”,   cui in molti già ci sentivamo legati, poteva essere “La fiera letteraria”, “Linus”, “Supersport”, “Il Guerin Sportivo”, “Tempo presente”, “Vie Nuove”) o con qualche libro non scolastico, a cominciare dai volumetti della collana di testi teatrali di Einaudi  per continuare con i romanzi di Pasolini, senza mai smettere di divorare carta stampata.  Leggere per scrivere: poesie ispirate ai modelli pasoliniani, testi per canzoni impegnate, articoli per una  “pagina dei giovani” messa a disposizione dal quotidiano sassarese “La Nuova Sardegna” e curata da Alberto Pinna, nel 1996 già stabilizzato come inviato speciale del “Corriere della Sera” (fu quella una palestra  importante di discussione, egemonizzata culturalmente da noi “azuniani”, spronati a studiare e a  scrivere dall’Umberto Eco sardo, il prof. Manlio Brigaglia).

A Milano Manconi si laureò in  sociologia – disciplina poi da lui  insegnata all’Università di Palermo – ma divenne  famoso, prima che con i suoi libri “professionali” sul razzismo, con la sua attività giornalistica di editorialista per i maggiori quotidiani e settimanali e per la sua partecipazione a  trasmissioni televisive molto seguite.

Per l’interesse accresciuto dall’amicizia ho letto – diciamo – quasi tutto quello che Manconi ha scritto prima e dopo il 1968, anno in cui le  nostre strade,  pur nella stessa città, si divisero. Mai mi son trovato d’accordo con le analisi “lottacontinuiste” che Manconi  esponeva  sia pure con apprezzabile stile argomentativo, con le teorizzazioni estremistiche sul 1977, con i pronunciamenti sopra le righe (esposti addirittura in un fondo dell’“Unità”, quotidiano che Manconi  sicuramente non aveva mai diffuso…) contro i giudici che avevano emesso la sentenza sul delitto Calabresi, sul garantismo nei confronti dei mafiosi, con la  battaglia  per la legalizzazione delle droghe leggere.

Al vecchio “talpone” (altro termine usato da Gad Lerner), arrivato al prestigioso timone  dei Verdi,   (definito  « célèbre sociologue italien » dal quotidiano “Le  Monde” in un articolo dell’agosto 1989, che aveva riportato un suo giudizio sul ruolo  della benemerita associazione “Italia-razzismo” fondata da Manconi con Laura Balbo, Natalia Ginzburg e Gian Enrico Rusconi), auguravo buon lavoro. Amichevolmente però aggiungevo: «Nella recentissima corsa alla sostituzione di Carlo Ripa di Meana ecco un argomento che dovevi usare contro chi ti accusava di essere subalterno al Pds:  “qualche amico che nel Pci e poi nel Pds  ci milita  da quasi vent’anni sostiene che è il Pds subalterno alle mie posizioni, vedi le ultime autorevolissime  prese di posizione di dirigenti Pds a favore della legalizzazione delle droghe leggere”. E concludevo:  «Non ti offendere se ti  metto al corrente del pericolo che  sento  che correrò negli anni avvenire: dopo che hai espugnato “l’Unità” da non iscritto, che cosa impedisce di pensare che tra qualche anno  ti ritroverai – sempre da non iscritto, naturalmente – segretario nazionale del Pds? Anche allora, caro  illustre compagno di scuola e amico, è probabile che non sarò d’accordo con le tue posizioni politiche. Ma naturalmente, con il garantismo che ti contraddistingue, so che tu tollererai il dissenso ».

Come sappiamo, dopo la sconfitta alle elezioni europee del giugno 1999, Manconi rassegnò  immediatamente le dimissioni da portavoce nazionale e venne sostituito da Grazia Francescato.

Per ragioni di sintesi, per delineare l’ultimo percorso  di Manconi, riprendo la scheda biografica che appare sulla più recente  pubblicazione di  Manconi – cioè la riedizione  nel 2010, da parte della casa editrice sarda Il Maestrale,  del romanzo poliziesco “Lavoro ai fianchi. Alcuni giorni nella vita del commissario Luigi Longo”  scritto con Marco Lombardo-Radice (1949-1989) e uscito nel 1980 presso Mondadori: « Luigi Manconi,  Sassari 1948,  insegna Sociologia dei fenomeni politici presso l’Università Iulm di Milano ed è presidente di “A Buon Diritto”. È stato portavoce nazionale dei Verdi, senatore per due legislature e sottosegretario di Stato alla Giustizia nel secondo governo Prodi. Editorialista dei principali quotidiani nazionali, ha pubblicato tra l’altro: Solidarietà, egoismo. Buone azioni, movimenti incerti, nuovi conflitti (Il Mulino 1990), I razzismi possibili e i razzismi reali (con Laura Balbo, Feltrinelli 1990 e 1992), Storie di lotta armata (con Raimondo Catanzaro, Il Mulino 1995), Il dolore e la politica (con Andrea Boraschi, Bruno Mondadori 2006), Terroristi italiani. Le Brigate Rosse e la guerra totale 1970-2008 (Rizzoli, 2008), Un’anima per il Pd. La sinistra e le passioni tristi (Nutrimenti, 2009). Di prossima pubblicazione per Il Saggiatore: La musica è leggera. Saggio autobiografico sul sentimental kitsch. È membro dell’assemblea nazionale del Partito democratico e della direzione dell’associazione Luca Coscioni e di Nessuno Tocchi Caino ».

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