ANDREA MURA E LA "ROUTE DU RHUM", REGATA TRANSATLANTICA IN GIRO PER IL MONDO: LA SOLITUDINE DEL MARINAIO

Andrea Mura
Andrea Mura

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«È inutile che cerchi di nasconderlo. So che in situazioni come queste il rischio è la vita. Certo, non puoi permetterti di cadere in mare». Solo con la sua barca e con i suoi sogni. Solo con le sue paure e la sua consapevolezza di piccolo grande uomo. Andrea Mura è in mare per quella che è probabilmente la più grande avventura della sua via. Ha lasciato la sua Cagliari per compiere il primo passo di un progetto che cova nella sua mente di marinaio da tanti anni: partecipare alla Route du Rhum, regata transatlantica in solitario che sposta finalmente oltre i confini del Mediterraneo il progetto di “Vento di Sardegna”. Intanto navigherà per duemila miglia, prima verso Gibilterra, poi su risalendo la penisola iberica e attraverso il Golfo di Biscaglia, sino alla Bretagna. Quella sino a Saint Malò sarà una sorta di regata-test. Una prova generale che Mura giustifica con più di una motivazione. «Intanto devo ancora ottenere la qualificazione per la Route, una certificazione obbligatoria da mille miglia. Sarò monitorato da una giuria e poi tirerò dritto sino a Saint Malò. Così potrò allenarmi e perfezionare la conoscenza della barca e delle nuove strumentazioni». Non solo l’esigenza di portare la barca sino alla linea di partenza, insomma: «Ho bisogno di verificare tutte le situazioni. I venti sembrano buoni, perciò dovrei farcela in dieci-quindici giorni». In Francia, poi, sarà come sbarcare a casa. Il team di Vento di Sardegna lo raggiungerà nel porto bretone: «Abbiamo preso una casa, staremo là per tutto ottobre e potremo allenarci per bene». Nessuna incoerenza, in questo. Mura è stato esplicito: «In barca sarò solo, ma se sarà un successo sarà una vittoria di squadra». Semmai, se incoerenza si vuole trovare, l’ex randista del Moro di Venezia la cerca nel suo animo profondo: «Alterno la gioia di partire a momenti nei quali cerco scuse per non andare». «Sono comunque emozioni intensissime», prosegue Mura, che in questa operazione può contare su un budget di oltre duecentomila euro, non tutti coperti dalle istituzioni e dagli sponsor, «e c’è un po’ di paura. Non soltanto dei rischi, ma anche della noia, perché io non sono un navigatore solitario, non lo sono mai stato». Ma allora perché? viene da chiedergli: «Perché c’è il richiamo della sfida, dell’avventura, dell’agonismo». Da Saint Malò, in Francia, a Pointe-a-Pitre, isola di Guadalupa: 3.543 miglia da coprire in circa due settimane di navigazione estenuante, senza soste e senza riposo. «Si dorme quando si può, come i cani», aggiunge, quasi a sottolineare il legame con la natura che l’essere soli in mezzo all’enormità dell’oceano costringe a tirare fuori dal nostro bagaglio ancestrale. Come un animale, un animale da competizione. «È una situazione estrema, diversa. Dormire per riposare, mangiare per nutrirsi». La spesa per la Route la farà in Francia, prima di partire. Questa volta, però, ha potuto scegliere. Nella cambusa ha stivato due chili di polpette fatte con carne di cavallo, le sue preferite, fatte dalla mamma. Salumi e formaggi sottovuoto glieli ha forniti Argiolas, uno dei suoi sponsor, non manca un bel po’ di frutta. Per bere, una borsa frigo con un blocco di ghiaccio che utilizzerà a mano a mano che si scioglierà. Nella seconda settimana, quando i cibi freschi finiranno, comincerà a utilizzare quelli liofilizzati. Durante una regata così, le necessità dell’organismo devono lottare per trovare spazio nella dedizione assoluta alla guida della barca. Dormire, mangiare, sostenere con un corpo ancora efficiente il cervello che pilota. Difficile ipotizzare a priori la quantità e la collocazione del sonno: «In realtà in barca c’è sempre da fare, ce n’è così tanto che le 24 ore non bastano. Correzioni continue, accorgimenti per andare più veloce. Quando è possibile cerchi di riposare un po’, affidando il controllo agli strumenti, al radar che ti avverte se incontri un’altra imbarcazione, per esempio, ma che non ti segnala un gommone, una balena o un container semisommerso». Per fortuna ci sono anche strumenti più sofisticati: «Vento di Sardegna è una sorta di astronave: a bordo c’è il meglio che la tecnologia possa offrire e sarò seguito in diretta lungo tutta la navigazione. Non è stato facile impadronirsi del funzionamento di questi strumenti, mi sono dovuto impegnare parecchio». E neppure arrivare alla partenza della Rotta del Rhum è stato facile. È un progetto che nasce da lontano, passato attraverso la partecipazione alle regate del Mediterraneo, ai record come la circumnavigazione della Sardegna, la Ventotene-Cartagine. Ma Mura non è uno che possa accontentarsi di essere lì. «Sono veramente felice di partecipare, sia chiaro. Ma io sono un agonista e l’agonista non si accontenta. Vado lì per fare del mio meglio, per cercare il risultato. E, in questo senso, mi aspetto molto da ciò che potrà darmi questo trasefrimento».  Dal 31 ottobre dovrà anche tener conto dei rivali, oltre che del mare. «Non conosco molto degli avversari, ma ho il sospetto che “Vento di Sardegna” sia una barca veloce, competitiva». E poi c’è l’Atlantico, il vero rivale per tutti: «Faremo la rotta polare, all’inizio navigheremo verso Nord, puntando verso Terranova, in un periodo e una latitudine nei quali il buio è dominante e il freddo terribile. Per fortuna l’equipaggiamento è all’altezza. Soltanto nella seconda parte andremo incontro al caldo».

* Unione Sarda

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