GLI STRAFALCIONI DELLE REDAZIONI NAZIONALI IN MERITO ALLA STORIA DELLA SARDEGNA

Ornella Demuru (segretario nazionale IRS), al circolo AMIS di Cinisello Balsamo con Filippo Soggiu e Carla Cividini
Ornella Demuru (segretario nazionale IRS), al circolo AMIS di Cinisello Balsamo con Filippo Soggiu e Carla Cividini

di Paolo Pulina

L’intervista con Ornella Demuru (segretario nazionale di Indipendèntzia Repùbrica de Sardigna, IRS) uscita sul settimanale “La Repubblica -Donna” datato 31 luglio 2010 contiene un refuso che la dice lunga ancora una volta sulla non conoscenza di alcune informazioni  di base relative alla storia e alla cultura della Sardegna da parte di apparati redazionali di case editrici e giornali nazionali editi in “Continente”.

Dico ancora una volta perché ricordo bene la mia meraviglia quando lessi in una pagina del pregevole “Viaggio in Sardegna. Undici percorsi nell’isola che non si vede” di Michela Murgia (edito nel 2008 da una casa editrice autorevole come Einaudi) questa espressione: “la costante residenziale sarda”. Era evidentemente un refuso attribuibile all’autocorrezione del computer, sfuggito però a una redazione “continentale” ignara del concetto, elaborato dall’archeologo  Giovanni Lilliu, della “costante resistenziale sarda” (cioè la capacità di continua resistenza delle popolazioni della Sardegna rispetto alle colonizzazioni subìte nei secoli e la capacità di conservare i propri connotati etnico-culturali). Naturalmente in Sardegna esiste anche una “costante residenziale sarda” ma è quella di impenitenti e impuniti cementificatori di centri urbani e soprattutto di terreni vicini alle spiagge…

Ma veniamo all’intervista con la Demuru. Chiede la giornalista Gabriella Saba: «E’ poi vera questa storia del matriarcato sardo?». Risponde la Demuru: «Ma no, affatto. Dove sarebbero le donne di spicco, in Sardegna? Direi piuttosto che la società sarda è matrocentrica, ruota intorno alle donne. Qui c’è sempre stato  rispetto, le donne sarde non sono sottomesse, né dipendenti. Basti pensare che in Sardegna non è mai esistito il delitto d’onore e che la Carta Delogu [scritto così, tutto attaccato, come se fosse un cognome!], la costituzione sarda dei tempi dei Giudicati, ammetteva il divorzio e puniva duramente qualunque forma di violenza contro le donne. Da qui a parlare di matriarcato, però, ce ne corre».

La Carta de Logu  [del luogo] è l’ordinamento delle norme relative al Luogo, al Giudicato,  è il Codice delle leggi dello Stato del Giudicato d’Arborea. Il cognome Delogu deriva da “de Logu”  (così come Dettori da “de Thori”, cioè proveniente dal villaggio medievale “Thori”, poi scomparso)  ma questo  non  rende i due termini anacronisticamente intercambiabili.

Da una parte c’è questo  refuso, dall’altra c’è una sintesi eccessivamente semplificatrice. Dice la Demuru nell’intervista: «Noi, a differenza dei sardisti,  siamo contro il concetto della nazione abortiva, che porta sul piano economico all’assistenzialismo e, su quello psicologico, alla totale mancanza di fiducia in noi stessi».

Non tutti vanno a leggere in Internet qualche dichiarazione più ampia e didascalicamente più efficace della Demuru: «Come principio noi abbiamo anche il  non-sardismo, che per noi è una tradizione politica più o meno esplicita che considera la Sardegna come una nazione “abortiva”. Questa espressione appartiene a Camillo Bellieni, uno dei padri del sardismo. La parola “abortito” significa “morto, non nato”, mentre la parola “abortivo” racchiude in sé un significato ancora più stringente, significa “ciò che genera in continuazione la propria morte”. E’ un concetto auto-razzista che si è sviluppato su una politica basata sul rivendicare risorse e trasferimenti dallo Stato italiano. Un’abitudine all’assistenzialismo che è l’esatto contrario dell’evoluzione di una autonoma capacità di gestione. Non è possibile costruire una repubblica indipendente accettando questa prassi».

Morale? Quando si ha a che fare con redazioni nazionali che vogliono occuparsi della storia e della cultura della Sardegna bisogna controllare, controllare, controllare.

2 risposte a “GLI STRAFALCIONI DELLE REDAZIONI NAZIONALI IN MERITO ALLA STORIA DELLA SARDEGNA”

  1. Quanto ha ragione, dottor Pulina!
    Più volte ho segnalato quel refuso di Viaggio in Sardegna, ma avendo fatto dieci edizioni di stampa, purtroppo continuano a girare per l’Italia ancora copie con quel tremendo "residenziale".
    Condivido pienamente il suo monito, sto davvero molto più vigile da allora.
    Cordialmente
    Michela Murgia

  2. Saludu a tottus, ho appena scoperto il vostro bel sito e letto alcuni articoli molto interessanti. Questo degli strafalcioni, è sicuramente quello che mi ha colpito maggiormente. Sono un semplice operaio e spero perdonerete la mia domanda "terra a terra": A chi interessa un politico che usa quel frasario da consorteria occulta ? Perchè, l’esponente di un partito che vuole i voti dal popolo, usa concetti e termini al popolo stesso sconosciuti? Possibile che tutte le formazioni politiche sarde abbiano in comune questo vezzo di sentirsi depositari della conoscenza filologica e, siano poi così similmente vuoti di contenuti e di comunanza con il popolo? Da tempo cerco di capire se vi sia, nella nostra terra, un qualche virus che propaghi l’insularità mentale nel cervello dei politici isolani.

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