IL TRISTE PRIMATO DELLA SARDEGNA: I DATI ISTAT SULLA DISOCCUPAZIONE EVIDENZIANO CIFRE E SEGNALI MOLTO PREOCCUPANTI


di Sergio Concas

 

La disoccupazione continua a rappresentare il problema più grave del Paese. A maggio il tasso medio nazionale di disoccupazione ha raggiunto l’8,7%, che rappresenta il dato più elevato dal 2004. I dati relativi alla disoccupazione, forniti dall’ISTAT, si riferiscono ai primi tre mesi dell’anno in corso e mettono ancora la Sardegna tra le regioni con il più alto tasso di disoccupazione, il 16,5%, quasi il doppio della media nazionale. I valori più elevati del tasso di disoccupazione emergono sempre nel Mezzogiorno dove maggiormente si sente la crisi economica e dove la ripresa si presenta molto più difficile che altrove. I dati ISTAT mostrano ancora che i più colpiti sono i giovani e le donne. Quasi un giovane su tre in Italia è senza lavoro. Il tasso di disoccupazione nella fascia di età tra i 15 ed i 24 anni continua a salire raggiungendo, nel mese di maggio, il 29,2%. Un tasso che risulta oltre tre volte maggiore della media generale. Anche in questo caso, a livello territoriale, le regioni meridionali detengono il triste primato dei tassi più elevati, soprattutto la Sardegna con valori che si avvicinano al 45%. L’aumento della disoccupazione in Sardegna continua a colpire tutte le province ed in particolar modo il Medio Campidano, dove l’unica opportunità di lavoro proviene dai settori dove prevale il precariato ed il lavoro nero. I dati ISTAT mostrano come i disoccupati sono in prevalenza giovani, e tra loro soprattutto donne, la cui quota, pari al 66% tocca l’83% nella classe di età tra i 35 ed i 54 anni. L’aumento della popolazione inattiva è un segnale preoccupante per il mercato del lavoro in Sardegna, che conta proprio sulla partecipazione dei giovani e delle donne per espandere la propria base occupazionale e promuovere la crescita sociale ed economica della regione. Un dato significativo sulle condizioni lavorative in Sardegna è rappresentato dal continuo ricorso ai contratti temporanei , anche questi tra i più frequenti in Italia. Rilevante è inoltre l’incidenza della disoccupazione di lunga durata, dove diventa sempre più difficile individuare soluzioni efficaci. I dati dell’ISTAT, di fronte al peggioramento della situazione occupazionale e del sensibile aumento della disoccupazione, suggeriscono un’accelerazione sull’attuazione degli impegni assunti dalla Regione nell’Accordo Quadro, sui temi dello sviluppo e del lavoro, del quattro giugno 2010. Con particolare attenzione ai punti sulle politiche del lavoro, sulle attività produttive, sul riequilibrio territoriale, sulle riforme istituzionali e sugli interventi per il contrasto alla povertà. Considerata l’attuale gravità della situazione occupazionale, recita l’Accordo Quadro, occorre intervenire con immediatezza per la definizione ed attuazione di un programma straordinario pluriennale per il lavoro e per la valorizzazione e lo sviluppo delle risorse umane, a partire dal lavoro giovanile , con l’immediata attuazione di quanto già previsto dalla legge finanziaria 2009. Occorre per questo attuare una rimodulazione delle misure previste all’interno della manovra di assestamento alla Finanziaria 2010 e nella prossima Finanziaria 2011. Risulta indispensabile, così come prevede l’Accordo Quadro, ridefinire il ruolo e le competenze dell’Agenzia del Lavoro, una revisione del sistema del credito, dando assoluta priorità alla creazione di occupazione aggiuntiva e alle stabilizzazioni dei contratti a tempo determinato, anche attraverso priorità da concordare con le parti economiche e sociali. Nel quadro delle iniziative da avviare per dare operatività al nuovo patto sociale per lo sviluppo della Sardegna bisogna che la Giunta Regionale attivi subito i tre “tavoli tematici” previsti, per individuare una nuova strategia di politica industriale, che comprenda l’individuazione di nuovi strumenti di agevolazione alle imprese, le soluzioni strutturali per le imprese energivore, il patto sui piani attuativi delle bonifiche e della riconversione dei siti industriali e minerari dismessi e la revisione del credito d’imposta. Il secondo “tavolo tematico” riguarda i temi della scuola, della formazione professionale, delle politiche attive per il lavoro e del programma pluriennale per il lavoro giovanile, molto importante soprattutto in presenza di rincrudimento della disoccupazione giovanile. Il terzo argomento riguarda la riforma della Regione ed il federalismo interno, per il superamento del precariato in Regione e negli Enti interessati da processi di riordino o di riforma. Occorre accelerare i tempi perché le attività dei “tavoli tematici” saranno funzionali ad una stagione di riforme che tenga in giusto conto l’aggravarsi della situazione.

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