UNA MEDAGLIA D'ORO CHE RIEMPIE D'ORGOGLIO: LA GRATITUDINE DEI CHIARAMONTESI PER IL RICONOSCIMENTO A GAVINO TOLIS

Carlo Patatu
Carlo Patatu

di Carlo Patatu

Sono molto grato a Paolo Pulina, ploaghese e lontano parente (il mio nonno materno Salvatore Pulina era di Ploaghe), per averci dato la bella notizia del conferimento dell’alta onorificenza a Gavino Tolis. Per me, ma credo per i chiaramontesi tutti, essa è giunta inaspettata. Una vera sorpresa. Non ho conosciuto Gavino Tolis se non nel racconto che me ne fecero gli anziani e il mio caro e non dimenticato maestro Brau. Quando il Tolis fu fatto prigioniero dai tedeschi, internato nel campo di concentramento di Mauthausen e passato per il forno crematorio, ero in prima elementare. Nessuno me ne parlò, allora. D’altra parte, cosa mai avrei potuto capire a quell’età? Altri erano i pensieri che mi frullavano per la testa. Ma, giunto in quinta a guerra appena conclusa (anno scolastico 1946/47), il maestro Brau non mancò di raccontare in classe, fra i tanti fatti di cronaca di Chiaramonti e dintorni, anche la vicenda di Gavino Tolis. Dolorosa ed esemplare a un tempo. Quel maestro, pur con la testa canuta, era un uomo moderno nel senso pedagogico del termine. Faceva in modo che a scuola entrasse tutto ciò che accadeva intorno. Fatti e fatterelli. Anche di poca importanza. Apparentemente. Ma che ci davano l’idea del mondo che ci circondava e nel quale ci accingevamo a operare con sempre maggiore responsabilità. Da quei racconti appresi che Gavino Tolis, figlio di tiu Cicciu calzolaio, si era arruolato finanziere appena ventenne. Era stato inviato subito in zona di confine. Tant’è che portava con fierezza comprensibile il berretto degli alpini con tanto di penna all’insù. Era orgoglioso di vestire la divisa; ma lo era ancor di più per quella particolarità (penna e cappello alpini) che la connotava. Il mio caro amico d’infanzia Faricu Soddu, che del Tolis è cugino e che vive a Busto Arsizio, mi ha raccontato di recente che Gavino, subito dopo l’8 Settembre 1943, prestava servizio da quelle parti. Non mancando di adoperarsi in favore di antifascisti ed ebrei. Aiutandoli a nascondersi e, quand’era possibile, a espatriare. Correndo gravi rischi, ovviamente, tenuto conto che quella parte d’Italia era sotto il controllo della cosiddetta Repubblica di Salò. Guidata da un Mussolini ormai spento e dai suoi ultimi disperati corifei. Ebbene, in quella situazione di grandi incertezze e di disordine dilagante, un chiaramontese emigrato a Busto, Tommaso Perinu noto Tomeu, si offrì di dargli asilo e di nasconderlo. Provvedendo altresì a procurargli abiti borghesi perché passasse inosservato alle “camicie nere”. La risposta del Tolis, immediata e fiera, fu un no. Netto e deciso. Nascondersi sotto altri abiti, tradire il giuramento fatto gettando alle ortiche la propria divisa di finanziere? Mai e poi mai! E così venne il giorno in cui i “repubblichini” lo scovarono e lo consegnarono agli alleati tedeschi. Che lo deportarono nell’Alta Austria e gli fecero fare la fine che sappiamo. Nel mio ricordo, ancora oggi, resta il disagio che, da scolaro, provavo quando il mio maestro raccontava la vicenda triste di quell’uomo straordinario. Lo vedevo avvolto dalle fiamme e quasi sentivo l’odore acre della carne bruciata, pensando a quel corpo straziato. Che immaginavo divincolarsi, nel tentativo, vano, di liberarsi da quella condizione orrenda. Non avevo (non potevo avere), allora, l’idea di cosa fosse un forno crematorio. Della scientificità con cui i nazisti avevano programmato la eliminazione totale di coloro che, per un motivo o per l’altro, essi consideravano “diversi”. Queste cose le ho apprese più tardi. Il che ha amplificato il mio disagio, nonché la mia avversione per quei razzisti fanatici. Ecco perché sono grato anche al Presidente della Repubblica, oltre che al capitano Gerardo Severino che gliene ha fornito l’occasione, per avere rimediato a una dimenticanza grave, collocando Gavino Tolis al posto che gli compete. Ma, a questo riguardo, da chiaramontese mi aspetto pure che sindaco e consiglieri comunali di Chiaramonti battano un colpo.

3 risposte a “UNA MEDAGLIA D'ORO CHE RIEMPIE D'ORGOGLIO: LA GRATITUDINE DEI CHIARAMONTESI PER IL RICONOSCIMENTO A GAVINO TOLIS”

  1. Bella davvero questa storia. Non dimentichiamo i veri eroi! non dimentichiamoli mai! Cerchiamo di trovare, nel giorno della memoria dedicata alle vittime della follia nazi-fascista, uno spazio anche per Gavino Tolis. Grazie. Albix

  2. non conoscevo la storia di Gavino Tolis mio cugino di 1° grado,chissà perchè i miei parenti,i miei familiari non hanno mai parlato di questa soria,che è una storia di eroismo di valore e di grande coraggio,in quei tempi bui di guerra e con l’Italia occupata dai criminali nazisti,supportati dagli inqualificabili fascisti della republica di Salò,i revisionisti di Adesso tipo Gasparri e La Russa vorrebero equiparare i republichini ai valorosi partigiani.Ringrazio Carlo e il suo parente Pulina che ci à fatto conoscere questa pagina di eroismo di un nostro paesano e parente della mia famiglia.

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