SALVATORE LAY DEIDDA, L'AUTORE DEL POEMA EPICO "AMSICORA"

Nanneddu Sulis e Salvatore Lay Deidda
Nanneddu Sulis e Salvatore Lay Deidda

di Cristoforo Puddu

E’ frequente, nella storia letteraria poetica sarda, incontrare figure che -pur rivestite della dignità sacerdotale- hanno amato comporre versi in “limba patria”; spesso otavas o sonetos tramandati per tradizione come frutto della memoria popolare. Di pregevole originalità e ben documentate grazie alle diverse pubblicazioni esistenti (es.: vedi la collana I grandi poeti in lingua sarda, Edizioni Della Torre a cura di Salvatore Tola) le Cantones di Pietro Pisurzi, parroco di Bantine nel XVIII secolo, e del celebrato padre Luca Cubeddu di Pattada o l’opera di Babbai Pietro Casu  di Berchidda, letterato di assoluto rilievo nella cultura del Novecento sardo. Tra questi “grandi” possiamo certamente annoverare anche Salvatore Lay Deidda (Desulo 1920 – Tonara 1951). Nonostante la brevità dell’esistenza mise a frutto la naturale dote di raffinato poeta pubblicando Nenie nuragiche, Cantones de monte con la prefazione del prof. Giovanni Sulis, il noto Nanneddu amico di Peppino Mereu, e completando il grande poema epico Amsicora, composto di venti canti e 1143 ottave. L’opera, scritta in parlata desulese e pubblicata postuma dalla Amsicora Edizioni di Salvatore Lai, ricostruisce lo scenario storico delle vicende di Amsicora: primo “patriota sardo” e protagonista della sfortunata ed eroica rivolta che legò i sardi pelliti ai cartaginesi, per contrastare l’arroganza espansionistica del potere romano. Sono gli anni della seconda guerra punica e Raimondo Carta Raspi  (Storia della Sardegna, Mursia) riporta che “anima della rivolta fu Ampsicora che su tutti primeggiava per autorità e ricchezze”. Amsicora, nel 215 a.C., risulta innalzato al ruolo di supremo Giudice e lo stesso Livio (XXIII, 32.) ne documenta l’elezione: “Hampsicora, qui tum auctoritate atque opibus longe primus”.  Il poema di Lay Deidda è vibrante d’amore per la Sardegna ed il cuore ribelle della Barbagia-Gennargentia, che contrasta con spirito audace gli invasori, consacrato ad estremo baluardo di libertà ed identità in una cornice dal paesaggio suggestivo. I diversi personaggi sono rappresentativi di valori civili e morali: l’eroe Amsicora identifica la sapienza e la giustizia; il figlio Iosto l’istintività  giovanile ammantata di coraggio e Desulina, che simboleggia il ritratto ideale della figura femminile, è “come le donne della Barbagia -secondo quanto affermato dal professore Manlio Brigaglia, in un convegno storico sassarese- pronte a piangere i morti nel modo più profondo, nella forma dell’attitu, e a combattere energicamente quando serve”. Salvatore Lay Deidda, secondogenito di un modesto artigiano desulese, visse nella sua comunità d’origine, svolgendo l’attività di pastorello, fino ai diciotto anni. Avviato ed aiutato negli studi dallo zio Francesco Deidda, potè compiere con successo gli studi classici a Cagliari e Benevento e quelli teologici nella facoltà di Napoli. Travolto dalla passione poetica e da una intima predisposizione “di affetto per gli umili e la sua gente”, corona la vocazione religiosa con l’ordinazione sacerdotale nel settembre del 1947. Nominato parroco di Tonara, concilia ministero ed impegno sociale nella mirata attenzione per l’associazionismo dei pastori; coltiva un’intensa attività pubblicistica e di collaborazione alla nascente rivista di poesia sarda S’Ischiglia, fondata e diretta dal bonorvese Angelo Dettori. Scompare giovanissimo il 24 gennaio 1951. Numerose composizioni liriche del sacerdote-poeta, la cui memoria ed arte è coltivata anche in facebook da un gruppo di estimatori, fanno parte della ricca discografia e repertorio del canto in limba.                                                    

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