NEI GIARDINI DELLA TRIENNALE DI MILANO, LA "PIETRA SONORA" DI PINUCCIO SCIOLA

 

Pinuccio Sciola
Pinuccio Sciola

di Marco Castrovinci

C ‘è un angolo particolare nella pietra che accarezza, in cui la mano si ferma un po’ più a lungo, indugiando con delicata insistenza quasi a volerne tirare fuori un suono perfetto, delicato e profondo al tempo stesso. E osservarne il viso, mentre una delle sue creazioni canta il suo canto antico restituendo senso a tutto, rimanda la nostra percezione a qualcosa di infinitamente lontano nel tempo. L’arte di Pinuccio Sciola è anche questo. Anche a Milano, a cui ha donato una delle sue sculture più famose, singolare esempio di pietra sonora intitolata all’amico Gillo Dorfles, uno dei più grandi critici e pensatori dell’arte viventi che ha da poco festeggiato i cento anni, portati a dir poco magnificamente. «Sono impaziente di sentirne il suono», dice subito Dorfles abbracciando l’amico che lo accoglie nei giardini della Triennale di Milano. Qui Sciola ha portato una parte significante del suo percorso artistico: per lui e per Dorfles si sono radunati gli amici più stretti, anche grazie all’attivismo di Davide Rampello. L’occasione è proprio l’inaugurazione dell’opera installata in maniera permanente all’interno del contesto armonioso dei “Bagni misteriosi” di De Chirico. Una festa tra amici, e un angolo di Sardegna – complice un sorso di Cannonau portato qui dallo stesso Sciola – che entra saldo come pietra, appunto, nel tempio dell’arte contemporanea milanese. «La pietra è la spina dorsale del mondo, dicevano gli Inca», afferma Sciola. «Io non voglio costruire strumenti di pietra, voglio che le persone si abituino all’idea che il suono è dentro la pietra». E il suono che Sciola ne ricava sembra davvero cancellare il tempo. Lo stesso Dorfles prova a suonare la “sua” pietra, e pare molto divertito e coinvolto. «Tutto questo parte dall’amicizia che ho con Gillo», continua Sciola. «Per anni ha insegnato estetica a Cagliari e per anni ci siamo frequentati. È un regalo che tenevo a fargli, anche per festeggiare a dovere i suoi cento anni. Inoltre, sono contento che Milano mi abbia accolto dentro questo spazio d’arte. Rimarrà un bel pezzo di Sardegna, nel cuore della città e accanto a De Chirico».

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