PRESENTATO ALLA BIBLIOTECA DEL SENATO A ROMA, IL LIBRO DI MARIA LUISA DE FELICE SULLA STATURA E LA FIGURA DI RENZO LACONI, UNO DEI 75 PADRI DELLA COSTITUZIONE ITALIANA

Renzo Laconi
Renzo Laconi

di Carla Pes

A Roma, presso la Biblioteca del Senato, è stato presentato il volume di Renzo Laconi, Per la Costituzione. Scritti e discorsi, curato da Maria Luisa Di Felice (editore Carocci). Giuseppe Vacca, presidente della Fondazione Istituto Gramsci di Roma, coordinando i lavori ha illustrato l’iniziativa scientifica ed editoriale promossa dalla stessa Fondazione e dal Dipartimento Studi storici geografici e artistici di Cagliari. Le relazioni di Luigi Ferrajoli, professore di Teoria generale del diritto all’università di Roma Tre, di Guido Melis, professore di Storia delle Istituzioni politiche e deputato Pd, e di Claudio Natoli professore di Storia contemporanea a Cagliari, hanno delineato la figura di Laconi, l’originalità del suo pensiero e il «coraggio istituzionale» che connota il suo contributo alla Costituente. Renzo Laconi nasce a Sant’Antioco nel 1916. Deceduto il padre al fronte nel 1917, la famiglia raggiunge Cagliari. Qui il giovane si laurea in Filosofia nel 1938, tesi su Il mondo dell’arte e il mondo dell’esperienza. La formazione universitaria avviene in un ambiente provinciale, ma non chiuso, dove i suoi maestri — gli storici Bachisio Raimondo Motzo e Roberto Palmarocchi, gli storici dell’economia e delle religioni Gino Barbieri e Alberto Pincherle, i filosofi e pedagoghi Gaetano Capone-Braga, Gallo Galli e Cecilia Dentice d’Accadia, il filosofo del diritto Alessandro Groppali, i filologi classici Onorato Tescari e Gennaro Perrotta, i filologi romanzi, critici e storici della letteratura Luigi Fassò ed Emilio Santini — sono esponenti di primo piano nei rispettivi ambiti scientifici e d’insegnamento.
Nel 1940, abilitato all’insegnamento di Filosofia, pedagogia e storia nelle medie, e di economia politica nei licei, lascia Cagliari per raggiungere Firenze, dove spera di sfuggire alle pressioni del fascismo. Iscritto alle organizzazioni fasciste attraverso la scuola, fin da ragazzo si sente antifascista; tesserato d’ufficio nel Pnf non ne veste la divisa, non partecipa alle attività politiche, culturali e sportive, né collabora con i giornali fascisti. A Firenze maturano eventi decisivi per l’esistenza del giovane. Giunto nella città toscana da intellettuale, crociano e liberale, Laconi, pur sensibile alle tesi del liberalsocialismo di Guido Calogero, non aderisce al movimento. Si misura con una realtà culturalmente vivace e antifascista, entra in contatto con alcuni militanti comunisti. Nel 1942 aderisce al Pci e milita in un gruppo giovanile con Giuseppe D’Alema.
Arruolato, alla fine del 1942 è assegnato a un battaglione di stanza in Sardegna. La guerra ne rafforza le convinzioni; nel gennaio 1943 si mette totalmente a disposizione del Pci e avvia un’intensa propaganda tra i militari. Nella primavera del ‘44, congedato, entra nell’organizzazione del partito come segretario della Federazione di Sassari. Rispetto ad altri dirigenti sardi, Laconi sviluppa presto una consapevolezza autonomistica e, sulla scia dell’insegnamento gramsciano, sottolinea l’esigenza di unire nella lotta operai e contadini, e di affrontare la questione meridionale come questione nazionale. Su questi temi insiste tra l’aprile e il gennaio 1946, durante il II Consiglio nazionale e il V Congresso nazionale, guadagnandosi la stima di Palmiro Togliatti. Nominato nella Consulta regionale sarda vi opera per un anno, fino a quando, nel giugno ‘46, è eletto alla Costituente. Togliatti lo inserisce nella Commissione dei 75 incaricata del progetto di Costituzione, e nella seconda Sottocommissione che definirà l’organizzazione costituzionale dello Stato. L’impegno per il trentenne sardo è assai arduo, soprattutto se si considera che deve confrontarsi con i più illustri esponenti della cultura giuridica, da Vittorio Emanuele Orlando a Costantino Mortati, da Piero Calamandrei a Giovanni Leone. Vicino a Togliatti e Umberto Terracini, esprime capacità anticipatrici rispetto alla cultura politica del partito, in particolare sulle tematiche autonomistiche. Fedele alla disciplina di partito, contribuisce con «sfumature personali» ai dibattiti, a volte distanziandosi persino da Togliatti, come sul tema delle garanzie costituzionali. Fautore di una Repubblica che al centro della vita politica pone il Parlamento, massima espressione della sovranità popolare, interviene con contributi originali su regionalismo, bicameralismo, sulla Corte costituzionale e sul ruolo della magistratura. Sostenitore della pari dignità sociale e giuridica della persona e della necessità che lo Stato ne assuma la tutela, si adopera per assicurare ai cittadini un’occupazione stabile e dignitosa, e la partecipazione all’organizzazione politica, sociale ed economica del Paese. Difensore della laicità e aconfessionalità della Repubblica, sostiene l’uguaglianza di tutte le confessioni nei rapporti con lo Stato. Attento alle tematiche del welfare, cerca di allargare le maglie dell’assistenza e dell’istruzione professionale. L’esperienza alla Costituente è decisiva per la maturazione politica di Laconi e ne segna le esperienze successive. Deputato alla Camera dal ‘48 al ‘67, vicesegretario del Pci sardo dal ‘48 e poi segretario dal 1957 al ‘63, continua a battersi per la piena attuazione della Costituzione sino al giorno della prematura scomparsa, il 29 giugno 1967.

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