SI RITIRANO TUTTI! TIRRENIA, AFFONDA LA GARA PER LA PRIVATIZZAZIONE


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La gara per la Tirrenia è definitivamente affondata. Ci vorrà ancora molto tempo, forse si farà una nuova gara oppure si deciderà di mettere a concorso le singole rotte della Tirrenia che ha un debito intorno ai 900 milioni di euro e un valore della flotta ancora da quantificare. Il flop era nell’aria già da qualche settimana. I pretendenti erano sedici, diventati otto al momento delle offerte non vincolanti. Poi l’abbandono dei maggiori armatori. Gli addetti ai lavori trovano molti punti in comune con la fase della privatizzazione di Alitalia che il ministero del Tesoro aveva messo in piedi nel 2008. Ma in questo caso è difficile ipotizzare una soluzione finale con la costituzione di una «Nuova Tirrenia». In realtà non proprio tutti si sono ritirati: restano in campo il gruppo composto da Salvatore Lauro, Fondo Cape e la Regione Sicilia e un secondo concorrente rappresentato dal Fondo Cinven. Quest’ultimo, però, ha manifestato l’intenzione di recedere, una mossa che porterebbe automaticamente all’affondamento della gara Tirrenia. Infatti, se restasse in campo solo il gruppo di Lauro, Mediterranea holding di Navigazione, non si potrebbe comunque procedere perché si tratterebbe a quel punto di una «trattativa privata» che non è ammessa. Lunedì prossimo, ultimo giorno della procedura, lo scenario sarà svelato in tutti i particolari e a quel punto la privatizzazione della Tirrenia che avrebbe dovuto concludersi a settembre subirà un durissimo colpo. Gli istituti di credito gradirebbero un’altra soluzione: procedere con la privatizzazione per le singole rotte ma è una soluzione che non piace al maggiore azionista. I sindacati ricordano quali richieste ribadiranno al governo in occasione dell’incontro di domani col ministro delle Infrastrutture: omogeneità di soluzioni per tutti i lavoratori del gruppo Tirrenia, mantenimento dei livelli occupazionali e salariali, garanzie sugli obblighi di servizio pubblico, confronto preventivo ed approfondito sugli eventuali piani industriali che dovranno contenere apposite clausole sociali di salvaguardia; idonei ammortizzatori sociali in caso di esuberi di personale. Una piattaforma complessa, difficile da rispettare se la gara venisse fatta rotta per rotta. Una soluzione, peraltro, che riavvicinerebbe i principali armatori che hanno disertato la «gara unica».

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