FEDERAZIONI E CIRCOLI DEGLI EMIGRATI SARDI, LA SFIDA DELL'INFORMAZIONE, OGGI, CORRE INESORABILE SU INTERNET. BISOGNA CORRERE AI RIPARI

attività di promozione della Sardegna nei circoli degli emigrati sardi
attività di promozione della Sardegna nei circoli degli emigrati sardi

di Massimiliano Perlato

Il dibattito intorno alla tematica, nelle ultime settimane si è fatto intenso e particolarmente sprezzante (talvolta) se non addirittura poco costruttivo sulle pagine web di “Tottus in Pari”. Sulle attività del mondo dell’emigrazione sarda, pesano come macigni le linee guida della politica regionale sul taglio delle risorse messe a disposizione per la comunicazione. In Sardegna, comunicazione fa rima con “Messaggero Sardo”, giornale mensile cartaceo da quasi 40 anni al servizio del sardo cittadino del mondo. Le attività dei circoli degli emigrati non fanno presa sui maggiori quotidiani dell’isola. Totale il disinteresse della “Nuova Sardegna”, di facciata quello di un recente passato da parte dell’”Unione Sarda”. Rimangono un esercito di volenterosi giornali locali e diocesani che danno risalto anche alla fenomenologia delle associazioni sarde. Quindi la sfida, perché di sfida si tratta, va giocata e bene in internet. Qual è storicamente l’opinione del sardo sui circoli nel mondo? Soprassediamo sulle risposte, che impietosamente amareggiano tutti colori che attivamente si prodigano quotidianamente per valorizzare e promuovere la Sardegna. Oggi internet è entrato in tutte le case. Addirittura l’e-commerce conquista inesorabile spazio anche nell’isola. E’ il futuro: che ci piaccia o no. Tanto del nostro tempo verrà trascorso digitalizzando su una tastiera. La comunicazione, di conseguenza, si sposta su questo terreno. E i circoli si devono attrezzare necessariamente. L’imperativo è fare rete ottimizzando risorse e capacità in quella direzione. Perché non ha più senso fare manifestazioni di ampie proporzioni, magari frutto di grossi sacrifici economici e di un dispendio di energie incalcolabile se poi, tali sforzi, non vengono recepiti al di fuori dei propri confini territoriali. Se non esiste cassa di risonanza, sviluppi e risultati rischiano di passare sotto silenzio. E questo, visti i principi e gli scopi delle associazioni, diventa assolutamente deleterio. E’ necessario programmare prima e ragguagliare dopo.  Se scorgiamo l’elenco dei circoli che comunque un sito internet ce l’hanno, rimane il rammarico di constatare che poco si crede in questa prospettiva. Le federazioni non insegnano (quella italiana in primis), perché avere una pagina visibile nel web non aggiornata (spesso e volentieri da anni), si rischia soltanto di fare il gioco di coloro che gettano fango sulla credibilità del lavoro degli emigrati. E’ l’effetto boomerang che sovente scombina le qualità nascoste di coloro che organizzano, creano e promuovono. Un sito si, va fatto. Ma come una pianta che cresce con l’acqua e con il sole, lo stesso va aggiornato e alimentato. Non è necessario che questo avvenga quotidianamente, ma basterebbe per inciso, inserire un programma di massima delle attività culturali, i dati del direttivo, qualche immagine (che non guasta mai) e il gioco è fatto. Una rivisitazione periodica dello spazio web, darebbe modo di indirizzare sulla pagina, curiosi, soci e simpatizzanti. E perché no, anche detrattori più o meno virtuali. Che ogni organo direttivo del circolo incominci a ragionare in tal senso. Nella speranza che anche le federazioni intraprendano un percorso nuovo e si attrezzino a riguardo magari con un sito “monstre” in cui ogni associazione possa inserirsi con le proprie peculiarità.

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