IS DISTERRAUS: LA PIU' GRANDE PROVINCIA DELLA SARDEGNA (CONTINUA IL "CONFRONTO VERBALE" SCANU – PULINA)

emigrati
di Vitale Scanu

In risposta alla replica del professor Paolo Pulina al mio articolo?”Per fare un albero ci vuole il seme”, nel quale sollevo qualche interrogativo sulla nostra FASI, devo dire anzitutto che per me l’amicizia e il rispetto tra le persone sono il valore massimo. Un dialogo, anche se vivace, non deve mai intaccare questi valori. Ciò non impedisce una franca discussione sulla quale, credo, in veste di emigrato (anche se io non sono nessuno), di avere qualche titolo per intervenire.

L’oggetto della nostra discussione è occasionato dall’osservazione, molto pertinente, di un giornalista della US sul concorso cinematografico?Storie di emigrati?, per altro molto riuscito. Mentre il mondo pastorale ha avuto il suo filone letterario e cinematografico, con opere anche di indubbio valore, come mai, egli si chiede, non si notano altrettante opere degne di rilievo nel campo dell’emigrazione, elemento esistenziale quasi iscritto nel DNA nativo per noi sardi?

Fermo restando il fatto che i diretti destinatari di questa domanda sono gli emigrati, continuo a pensare che anche la FASI (Federazione delle Associazioni Sardi in Italia) sia fortemente coinvolta in quanto istituzione ufficiale intermedia, organizzazione mantello di tutti gli emigrati sardi in Italia e cinghia di trasmissione tra essi, la Consulta e il potere regionale.

La più grande e affollata?provincia diffusa della Sardegna, è senza dubbio quella degli emigrati. In questa provincia di Sharden vive e opera un patrimonio inestimabile di cervelli che esprimono il migliore DNA dei sardi e che è giusto far emergere: scienziati, professionisti, imprenditori, scrittori, artisti… Un piccolissimo flash: Sergio Mei, di Is Collus, vicino a Santadi, Executive Chef del prestigioso Four Seasons Hotel Milano; Maria Giacobbe,una delle scrittrici sarde più conosciute; Salvatore Sechi, nato a Tempio, consigliere di Stato, consulente giuridico del Presidente della Repubblica; Giorgio Aru, cagliaritano, specializzatosi negli Stati Uniti dove dirige la clinica di cardiochirurgia all’Università del Mississippi; Salvatore Mereu, il cineasta nato a Dorgali, primo premio della Critica alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e premio David di Donatello; Paolo Mancosu, di Oristano, già direttore del Centro nazionale delle ricerche di Parigi, professore all’Accademia delle Scienze di Mosca e nelle università di Berlino, Oxford, Yale, Stanford e Berkeley, dove dirige l’Istituto di logica e metodologia della scienza; Flavio Manzoni, di Nuoro, ricercatissimo designer automobilistico di tanti modelli Fiat, Lancia, Alfa Romeo, ora direttore del Creativ Designer della Volkswagen; Remo Bodei, di Cagliari, grande filosofo di fama internazionale; Sergio Frau, il giornalista che ha sconvolto l’archeologia preistorica del Mediterraneo e della Sardegna… Segue una fila impressionante di nomi illustri.

Il professor Paolo Pulina obietta che la FASI fa già bene il suo dovere con?centinaia di iniziative nei vari Circoli sardi in Italia. Benissimo. Ciò che voglio dire io è che i Circoli e i singoli emigrati sembrano lavorare ognuno per sé; ognuno opera senza una connessione unitaria, senza un programma collettivo di ampio respiro. So bene che molte iniziative dei Circoli sono anche culturali e di alto livello. Però queste lodevoli iniziative non sono figlie di una politica unitaria, programmata, mirata della Federazione; sono un colpo qui e un colpo là, come da battitore libero, senza coordinamento. Compete alla Federazione, in prima persona, indirizzare, promuovere, stimolare, fare emergere le cose meritevoli in una buona competizione tra i Circoli, secondo quanto indica l’assessore regionale al lavoro Manca (Linee guida del Piano triennale 2010-2012): ?Stimolare la fantasia e la creatività di tutti i Circoli, premiando le idee migliori… valorizzando le eccellenze.? (Un libro, un filmato, un’opera teatrale…).?I Circoli sono chiamati a esprimere un potenziale creativo e progettuale per interventi mirati, orientati a favorire una sana competizione tra i Circoli stessi.? Io credo che la FASI dovrebbe farsi carico di queste indicazioni e attuarle nella sua “provincia”, ciò che le consentirebbe anche di avere una maggiore forza contrattuale davanti agli enti regionali.

Innanzitutto mirando ai giovani, ancora secondo le?linee guida:?Intervenire prioritariamente sulle nuove generazioni, e come già sottolineava anche l’emerito presidente Soggiu:?Dobbiamo investire molte delle nostre forze, delle nostre iniziative e anche delle nostre risorse per intercettare questi giovani, che è l?unico modo per assicurare e garantire il futuro di questo movimento. (Terzo Congresso della FASI – Genova, 23-24 marzo 2002). La FASI ha una programmazione specifica da seguire per i giovani emigrati sardi?

Passano pertanto in second’ordine le persone, i paesi, gli eventi, le celebrazioni, pure lodevoli ma non strettamente attinenti al mondo dell’emigrazione, che già di per sé racchiude una realtà e un potenziale enormi, tanto da giustificare l’attivazione di un Assessorato specifico per gli emigrati, perché in realtà i ?sardi di fuori? sono la?provincia diffusa più grande della Sardegna. Secondo me, se la Federazione prende atto di avere il diritto e il dovere di gestire questa?provincia dalle potenzialità straordinarie, nella quale i sardi si misurano con realtà ben più impegnative di quelle isolane e dove esprimono il loro migliore DNA, riuscirà nel suo compito istituzionale di aggregare potentemente i nostri emigrati, traghettando tra essi quello spirito identitario speciale e indomabile che ci caratterizza. Occorrono per questo programmi federali di ampio respiro: chiari, unitari, concordati e cogenti, legati anche a incentivi?di produzione?.

La FASI, lo ribadisco, non possiede un organo proprio di comunicazione e di formazione, né una sede centrale, né un recapito, né un periodico, né un sito ufficiale web consultabile, né un?luogo esclusivo per poter dialogare. Deve chiedere ospitalità ai siti Emigrati sardi, Tottus in Pari, il Messaggero sardo, Nuovo Cammino... Questa carenza di una rete di intercomunicazione rende molto difficoltoso l’interscambio tra i vari settori dell’emigrazione. Gli organi di comunicazione interni non sono più sufficienti. Non basta neanche lo Statuto, ci vogliono i mezzi per tradurlo in pratica.

Perciò non tout va très bien, madame la marquise… C’è qualcosa da migliorare, secondo me. Il prof. Pulina crede di poter vedere nelle mie osservazioni idee?evanescenti e?verità rivelate. Ma io credo che non siano né evanescenti né rivelate. Sono fatti e basta. Ringraziando Dio, non mi capita di parlare all’insaputa del cervello. Almeno per adesso. Non raccolgo le altre parole nella risposta del prof. Pulina in quanto non mi sembrano di gran pregio in merito ad un dialogo proficuo.

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