E' MORTO A BIELLA IN GIOVANE ETA', ENRICO MAOLU (BEATITUDINE DEL SOLE), SOCIO DEL CIRCOLO "SU NURAGHE"

Enrico Maolu, "Beatitudine del Sole"
Enrico Maolu, "Beatitudine del Sole"

di Battista Saiu

All’età di soli 44 anni, è morto a Biella Enrico Maolu. Lascia nel dolore la famiglia naturale e la grandissima famiglia allargata, formata da tantissimi fratelli, amici e compagni. Figura importante dell’associazionismo biellese, faceva parte del Comitato che annualmente organizza il Carnevale cittadino. Il suo cuore, grande e generoso, batteva ancora più forte per la Sardegna, sua Terra di origine. Per quasi tre lustri ha ricoperto la carica di Vicepresidente del Circolo Culturale Sardo Su Nuraghe. Non battezzato, con nome spirituale Suriananda, “Beatitudine del Sole”, era profondamente compassionevole, sensibile ai bisogni dei più deboli: sosteneva concretamente i bambini poveri ed orfani dell’India per dare loro cibo e istruzione, coinvolgendo nella raccolta fondi l’Associazione dei Sardi di Biella. Sovente, negli ultimi anni, si recava personalmente in India a consegnare direttamente il ricavato delle collette nelle mani di altri uomini e donne impegnati ad aiutare gli ultimi della Terra. Giovane uomo dallo spirito libero, anarchico di grandi ideali, portava, unitamente agli amici delle Associazioni di Volontariato, il ricavato delle offerte a Padre Georg Mouttahparambilla della Casa Madre Thomas Vailatt, Missione Salesiana Don Bosco di Bangalore, in Kerala, India del Sud; a Suor Maria Giuditta delle Suore Rosminiane di Maracaibo che aiuta fattivamente i “meninios da rua”, i ragazzi più poveri o orfani che vivono nelle Favelas venezuelane ed ai bambini della scuola primaria induista di Khajuraho, nel Madhia Pradesh, India del Nord, opera fondata dal Bramino indiano Ram Prakash Sharma, Yogi erudito, sensibile e rimpianto Guru, scomparso lo scorso Settembre. Fin da giovanissimo, issando personalmente le insegne libertarie, saliva annualmente sul Monte Rubello per tramandare il ricordo e rendere omaggio a Fra’ Dolcino e Margherita, organizzando con la Casa di studi Dolciniani, presieduta allora da Gustavo Buratti Zanchi, importanti opere di restauro del monumento all’eresiarca eretto sulla cima del Monte Massaro.  Il suo giovane corpo è stato composto con gli abiti tradizionali di Sardegna, la bandiera dei Quattro Mori e quella degli Anarchici; le mani unite stringono un ramoscello di mirto fruttato. Per Sue espresse disposizioni, quando le Leggi lo permetteranno, le sue ceneri saranno versate sul Gange, portate in cima al Gennargentu e sparse ai piedi della grande sughera di Nuraghe Chervu di Biella: così, nel rifiorire di nuove primavere, rimarrà ancora con fratelli, amici e compagni.

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