SINO AL 23 MAGGIO, COLLEZIONE DI LIBRI D'ARTISTA AL PALAZZO REALE DI MILANO. PER LA SARDEGNA, "IL DIO DISTRATTO" DI MARIA LAI

Palazzo Reale è in Piazza Duomo a Milano
Palazzo Reale è in Piazza Duomo a Milano

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Una collezione di libri d’artista che prende avvio dal 1919 e si ferma a un anno fa. E tra i libri, uno che ci riguarda: firmato da un’artista che nel 1919 è nata: Maria Lai, bambina antica di novant’anni, protagonista con altri grandi della mostra in corso fino al 23 maggio al Palazzo Reale di Milano. Suo “Il Dio Distratto” del 1990 (edizione unica), dedicato all’amico scrittore Giuseppe Dessì e ora esposto con un centinaio di opere dei maggiori artisti internazionali dalle Avanguardie storiche ai nostri giorni appartenenti al collezionista Paolo Consolandi. L’esposizione presenta una selezione delle opere che Paolo Consolandi ha costruito con pazienza e passione nel corso di una vita, a partire dagli anni Sessanta. Una raccolta rara, serbata gelosamente e finora poco nota al grande pubblico. Promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune, e prodotta da Palazzo Reale in collaborazione con Acacia, Associazione Amici Arte Contemporanea Italiana, la mostra è curata da Giorgio Maffei e Angela Vettese. Il percorso, lungo novant’anni, che si sviluppa dal libro di Fernand Léger e Blaise Cendrars del 1919 a quello di Sophie Calle del 2007 e di Sabrina Mezzaqui, ultima acquisizione del 2009. Con la mostra, Milano dedica alla collezione Consolandi un primo importante omaggio scegliendo di esporne la parte più insolita. Tra le sue varie articolazioni, la più singolare è il filone che segue le edizioni di libri d’artista, concepiti come volumi unici o in tiratura limitata. Non si tratta, quindi, di opere in cui l’artista è chiamato ad agire in quanto illustratore, ma di testimonianze di creatività piena e autonoma. L’autore ne decide forma, dimensione, materiali e contenuto figurale o astratto, indipendentemente dalle necessità del mercato editoriale e in grande autonomia rispetto ai meccanismi del mondo dell’arte. Una pratica che ha una grande tradizione alle spalle, quella che parte dai codici miniati e arriva, all’inizio del Novecento, ai volumi dissacranti di collage surrealisti o a libri in cui l’artista ha declinato il suo stile in modo libero e pieno, con il solo vincolo della pagina, come nel caso di Joan Mirò e di Fernand Léger. Nella seconda metà del Novecento, il libro d’artista è stato il mezzo espressivo dove si è espressa la più avanzata attitudine sperimentale delle avanguardie concettuali. Molto spesso vi assume una particolare rilevanza l’aspetto materico, tale da rendere questi libri di aspetto simile ad un complesso assemblage. In altri casi l’artista riproduce disegni di suo pugno che nel complesso raccontano una vicenda (come per William Kentridge) o privilegia metodi formali quali la riproduzione di xerocopie volutamente standard (Alighiero Boetti e il suo “111”) o di pagine pubblicitarie fatte scegliere ad altri (Maurizio Cattelan e la rivista “Permanent Food”). La mostra si sviluppa con un percorso sostanzialmente cronologico. Straordinarie opere tra cui brillano Léger, Mirò, Picasso, Max Ernst e le più mature prove del Futurismo. Quindi la stagione dell’Astrattismo e dell’Informale dove le presenze si fanno più numerose: Burri, o Fontana, che opera nel territorio di confine tra libro e multiplo e Munari che assesta il definitivo colpo alla tradizionale leggibilità del libro. Appena qualche esempio per il dopoguerra europeo con Arman, Alechinsky e Tàpies e subito la collezione rivela la sua vocazione verso la sperimentazione dei linguaggi: Warhol, Ruscha, On Kawara, Agnetti, Richter, LeWitt, Boltanski, Beuys, Boetti, Paolini, Gilbert&George e la compagine degli artisti concettuali, minimal, fluxus e poveristi che dominano la scena per quasi un ventennio.  Disarticolata la raccolta degli anni Ottanta, come dispersa in diversi linguaggi è stata la corrispondente pittura internazionale. Fino alla sezione contemporanea – Mezzaqui, Cattelan, Kiki Smith, Dzama, Kentridge, Hirst e altri – che svela il disegno collezionistico di Consolandi e la sua ostinata volontà di inseguire le generazioni più recenti.

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