La Sardegna è sorda nei confronti di Simona Atzori

di Paolo Pulina

Diversa abilità può voler dire qualche volta piena felicità. Lo ha dimostrato, nella serata del 20 novembre, a Pavia, in una riuscita manifestazione del "Festival dei Diritti", davanti a una platea commossa, Simona Atzori, che, pur priva delle braccia fin dalla nascita, è diventata provetta danzatrice di danza classica (è stata ambasciatrice per la danza nel Giubileo del 2000 portando, per la prima volta nella storia,  la danza in chiesa).  Simona, usando le gambe e i piedi come organi a tutti gli effetti sostitutivi delle braccia e delle mani, è una pittrice tecnicamente e artisticamente realizzata (ha donato a Papa Giovanni Paolo II il ritratto del Santo Padre durante un’udienza privata in Vaticano) ma è soprattutto una persona che riesce a condurre una vita assolutamente "normale" (guida anche la macchina). Il suo inusuale equilibrio fisico si accompagna ad un superlativo equilibrio psicologico, che le consente, con un sorriso smagliante, sia di mettere a proprio agio chiunque la avvicini col comprensibile (da lei compreso) imbarazzo di resistere alla tentazione di intrecciare una stretta di mano sia di smontare la curiosità morbosa di chi la scruta con compassione quando se la vede passare davanti. Certo Simona ha un carattere di ferro ("non ci possono essere degli standard che limitano la nostra mente"), che le deriva indubbiamente da genitori che hanno sviluppato in positivo i geni della testardaggine sarda (il padre Vitalino è di Serramanna, la mamma Antonina Matza è di Suelli), lottando alle diverse età della figlia perché non le venissero sbarrate le porte aperte alle sue coetanee.  Certo sardità rimanda a pertinacia ma fa rima anche con sordità. Simona Atzori, laureata in Canada in "Visual Arts", ha girato il mondo, ha ricevuto riconoscimenti di livello internazionale (è stata protagonista della cerimonia di apertura delle Paralimpiadi di Torino 2006), ha partecipato a importanti trasmissioni televisive in Italia, è ritratta nella copertina del libro di Candido Cannavò "E li chiamano disabili". Ebbene, da sardo dico che è incomprensibile che – sembrerebbe quasi: a dispetto di tutti questi meriti umani e artistici – pochi paesi della Sardegna abbiano finora invitato Simona a testimoniare la sua eccezionale esperienza di donna, di danzatrice, di pittrice,  di cittadina, che, pur nata a Milano nel 1974, è orgogliosa di aver imparato la lingua sarda insegnatale dai genitori, originari della regione della Trexenta. Meno male che ci ripenserà Pavia a richiamare Simona Atzori, per la serie di incontri "Quattro chiacchiere con…", per l’appuntamento previsto, la mattina del 25 marzo del 2010, presso l’Auditorium del Liceo scientifico "Copernico".

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