Ipotesi sempre attuale di inserire al largo delle coste sarde, delle pale eoliche

di Mario Cubeddu

 

L’immagine del  mare davanti alla spiaggia di Is Arenas disseminato di 80 pilastri alti 100 metri è terrificante e suggestiva. E’ un incubo che ha colpito subito la fantasia e l’immaginazione di tutti coloro che conoscono e frequentano per varie ragioni la costa centro-occidentale della Sardegna. Chi ha sessanta anni è in grado di ricordare al posto degli abitati di S’Archittu e della Torre del pozzo una campagna abitata solo da animali al pascolo, conigli e lepri. Contadini, a volte soddisfatti, a volte no, comunque stanchi per il raccolto appena concluso, si trasferivano per qualche settimana sulla costa per lavare via la polvere, far prendere aria buona ai bambini, riposarsi in attesa dell’inizio di una nuova annata agraria. A fine agosto non c’era già più nessuno e sugli spazi occupati dalle baracche le prime piogge riportavano il verde dell’erba. Oggi su quella costa  ci sono migliaia di abitazioni. Molte ne sono state costruite anche dentro la pineta di Is Arenas. Una parte degli alberi è stata abbattuta per fare spazio ai campi da golf e a strutture ricettive, alberghi e mini appartamenti.  Un luogo, delle persone, che pensavano il proprio futuro in funzione di una crescita del turismo. Come facevano e fanno tutti i piccoli paesi dell’entroterra, nel Montiferru e nei Campidani attorno a Oristano. Chi ha scelto di costruire o comprare una casa su quella costa si aspetta legittimamente di poter continuare a godere della vista di un mare senza ostacoli, si aspetta che il sole tramonti sul confine tra terra e mare ad occidente, e non districandosi tra una selva di pali. Si capisce perché la mobilitazione contro il campo eolico di Is Arenas abbia coinvolto sinistra e destra, forse questa seconda ancor più della prima. Perché un luogo offeso e deturpato perde necessariamente valore.  Ma non c’è niente di male nel mobilitarsi per difendere i propri interessi. Piuttosto bisogna dire che basta voltarsi mentre si viaggia subito dopo Oristano e si può vedere la fila di pali che segna la linea dell’orizzonte sulle pendici del Monte Grighine, ben visibili dalla pianura oristanese. Solo l’opposizione di Renato Soru ha impedito che anche il Montiferru, da Narbolia a Seneghe, a Santulussurgiu, a Scano, fosse segnato dalla presenza di centinaia di pale eoliche. Quello che qualcuno ha considerato un oltranzismo paesaggistico ha in realtà difeso un minimo di dignità del territorio e dei suoi abitanti. E’ onesto ricordare che quella scelta politica non ha avuto allora il sostegno popolare e mediatico che accompagna la battaglia contro la presenza delle torri eoliche in mare. Ci si può chiedere perché la scelta sia caduta sulla costa di Is Arenas. Perché non davanti alla Costa Smeralda, al Poetto, alla spiaggia di Stintino? Perché queste sono "belle" e la spiaggia di Is Arenas "non vale nulla". Questa idea è diffusa nel territorio e anche qualche amministratore locale si è azzardato a dire a proposito della nostra costa che si trattava di un luogo degradato e "da valorizzare" in altro modo. La spiaggia di Is Arenas è immagine speculare di un certo rapporto dei sardi con l’ambiente naturale. Non lo si apprezza e per questo lo si maltratta, si considerano i risultati delle proprie azioni di distruzione come mali connaturati e ineliminabili. La spiaggia di Is Arenas, la spiaggia delle sabbie, è una distesa meravigliosa di sabbia lunga 6 chilometri, accompagnata da un bordo continuo di dune, pini, acacie, ginepri. La spiaggia è sporca, perché le mareggiate vi scaricano rifiuti provenienti da tutto il Mediterraneo occidentale, dalla costa francese alla Catalogna e alle Baleari. Nessuno si preoccupa di pulirla, se non davanti ai campeggi sorti all’interno della pineta. Strati e strati di plastiche finiscono sulle dune e vengono sepolte per costituire una stratigrafia della modernità.  Altro fattore inquinante sono i motociclisti e proprietari di fuoristrada dissennati che trovano sulla spiaggia e sulle dune un micro Sahara su cui scorrazzare. Qualcuno del luogo, naturalmente, qualche persona o qualche agenzia, deve averceli portati. Per i comuni che ne hanno la titolarità, San Vero Milis, Narbolia e Cuglieri, Is Arenas è il luogo più lontano, estrema periferia. Chi visita il luogo non trova traccia di un intervento dell’autorità pubblica. Qualcuno direbbe: meno male. Dove c’è stato un intervento, come per la concessione a una cooperativa degli edifici sullo stagno di Is Benas, il degrado non è minore. I comuni hanno in sostanza affidato da decenni la gestione di quest’area, e quindi anche la spiaggia, a un’azienda privata, la Società Is Arenas. Che segue la logica e la tempistica dei suoi interessi. Quando le farà comodo solleciterà dalle amministrazioni una cura maggiore dell’arenile. E troverà di sicuro orecchie attente. Quando la struttura turistica della Società Is Arenas si sarà consolidata, le distese solitarie saranno sostituite da una selva di ombrelloni. E’ questo il destino quasi certo della spiaggia, non il profilo delle torri eoliche. E’ curioso come in queste settimane il ragionamento di opposizione alle pale eoliche da parte di molte persone del posto finisca naturalmente per approdare alla prospettiva nucleare. Soprattutto per interlocutori di centro-destra l’idea di avere nella pianura, a due passi dal mare, a pochi chilometri da casa propria, una centrale nucleare, non suscita la stessa reazione dell’immagine del mare disseminato di torri. L’interlocutore diventa all’improvviso ragionevole, possibilista, sostenitore convinto delle necessità che ha l’Italia di avere energia in abbondanza e a basso costo. Se gli si fa presente che la Sardegna è autosufficiente dal punto di vista energetico, dice che "siamo italiani, dobbiamo fare la nostra parte." Il progetto eolico a Is Arenas è di origine dubbia e non ha sponsor politici visibili. La centrale nucleare arriverebbe con l’appoggio del Governo e la prospettiva di un investimento miliardario.

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