La mia esperienza di giovane emigrato al circolo "Su Nuraghe" di Alessandria

di Massimo Cossu

 

Io sono stato sempre titubante delle attività dei circoli. Lo sono stato pur senza conoscere il minimo di ciò che potevano dare. Forse tutto sommato vero che prima di aprire la bocca su qualsiasi argomento è necessario vedere, toccare e capire bene quell’argomento. Diciamo che non bisogna giudicare. Non so! È anche vero che se non si conosce, il miglior modo per difendersi è quello di rifiutare di e  capire gli argomenti degli altri, cioè quello di inventare inutili discussioni a screditare le varie attività dove altri invece scommettono con il volontariato il proprio tempo. Io personalmente ho contato sempre a mille prima di dire qualcosa e a diecimila prima di mettere piede al circolo di Alessandria. Poi l’invito, quasi una scommessa a voler "cambiare" qualcosa. "No, no! Non è cosa per me il circolo – mi sono detto da subito – ci saranno i soliti quattro che giocano alla murra e le solite persone appoggiate al bancone del bar a bere la solita birra…". Poi Efisio Ghiani a voluto sfidarmi cercando di farmi capire che anch’io potevo dare qualcosa che sicuramente avrebbe contribuito a migliorare le attività del circolo. "Tutti possono imparare qualcosa  – mi viene detto – e possono offrire del proprio. C’è chi da poco, c’è chi da tanto ma non credo vi siano qualcuno che dia niente". E allora tuffandosi nel quotidiano del circolo, mi rendo conto che si sentono racconti di storie che solo i "vecchi soci"  possono raccontare. "Questa è vita –  mi sono detto!! Questa gente oltre ad aver lasciato tutto per costruire qualcosa per se e per i figli, ha avuto il coraggio di costruire qualcos’altro per la loro madre, la stessa mamma che li ha lasciati liberi di andare, partire e diventare uomini e donne nel tempo presente". E se è vero che per "restare" ci vuole coraggio, è altrettanto vero che per "partire" ce ne vuole il doppio, o magari sono la stessa misura e non ce ne rendiamo conto fino a quando non le proviamo entrambe, ma sta di fatto che "partire" e "rimanere" è un po’ come morire che solo Dio sa quanta sofferenza c’è in tutto questo.

Quando vado al circolo rimango affascinato da questa gente. Le loro storie mi passano accanto ed io li sento parlare, accarezzare racconti di come è avvenuta l’idea di far nascere una circoscrizione anche qui ad Alessandria; me lo dicono a modo loro, con nel loro dialetto d’origine per non dimenticare da dove si è venuti e gesticolando con le loro mani che tanto hanno fatto qui dentro. Poi il luccichio degli occhi lascia trapelare l’emozione fatta a fatica per interpretare esattamente le sole parole esatte, quelle che si sono trasformate in azione e l’opera del circolo. Io taccio e li ascolto e sento le loro parole che prendere davvero forma e basta girare attorno al circolo che non c’è un angolo che non parla di questa gente. Vedo  quante cose sono riusciti a fare con la loro volontà e il silenzio dei loro gesti. Basta ascoltarli un attimo e ci si rendi conto che le emozioni che trasmettono sono emozioni di madri e di padri di questo circolo. Pilastri importantissimi di gente che lavora senza chiedere niente a nessuno e con la fatica della vita vogliono ancora "donare, seminare e incoraggiare" le attività del circolo di Alessandria. Per i preparativi del trentennale, una tappa importante, ho notato l’entusiasmo nei loro visi, la forza nelle loro braccia, la gioia nel loro cuore e la speranza nel voler dire all’altro: "Dai, dai, ce facciamo, non mollare!". Allora me li guardo per un attimo e mi rendo conto che un po’ il sardo è fatto cosi. Siamo fatti per sostenerci a vicenda e condividere le difficoltà e le gioie. In un certo senso, non ci lasciamo cavalcare dalla vita ma la vogliamo domare noi con tutte le nostre forze e con tutte le nostre debolezze. Allora mi rendo conto di esser finito all’interno di una grande famiglia, un pò allargata, ma una grande famiglia come questa del "SU NURAGHE" che ha una sua storia e che si vuole sempre rinnovare continuamente. Allora non posso che dire GRAZIE a tutti quelle persone che quotidianamente mi fanno sentire a casa e non mi fanno sentire da solo. Devo dire GRAZIE alle loro storie e alle attività che svolgono, ognuno nel suo modo e con il proprio cntributo. GRAZIE delle fatiche e all’impegno dei mesi passati che è stato pienamente ricompensato dalle numerose persone che hanno partecipato ai nostri festeggiamenti e un GRAZIE soprattutto va ad Efisio che ha capito, in fondo, che un po’ noi tutti Sardi, siamo chiamati a contribuire questa linfa vitale che anima il progetto del circolo e dei circoli sardi di tutto il mondo.

Una risposta a “La mia esperienza di giovane emigrato al circolo "Su Nuraghe" di Alessandria”

  1. SALVE,MI CHIAMO GIULIANO FONDI,SONO DI CAGLIARI,E SONO IL RESPONSABILE DELLA MOSTRA DEDICATA AL CAGLIARI DELLO SCUDETTO E LA STORIA DI GIGI RIVA. GIA’ DA QUALCHE ANNO QUESTA MOSTRA E’ ITINERANTE NELLA ZONA DI CAGLIARI CON GRANDE SUCCESSO DI PUBBLICO E CRITICA ED ATTUALMENTE E’ L’UNICA SU QUESTA TEMATICA! SAREBBE MIO VIVO DESIDERIO PORTARE L’EVENTO NEI CIRCOLI SARDI CHE CREDO ABBIANO FANTASTICI RICORDI PER CIO’ CHE ACCADDE CIRCA 40 ANNI FA’!!! SE DESIDERATE AVERE INFORMAZIONI DETTAGLIATE AL RIGUARDO,SONO A VOSTRA COMPLETA DISPOSIZIONE,POTETE CONTATTARMI ALL’INDIRIZZO MAIL giulianofondi@hotmail.it , OPPURE TELEFONARE AL 320-2142479; VI RINGRAZIO PER L’ATTENZIONE DATAMI, E VI SALUTO CORDIALMENTE DALLA SARDEGNA…SEMPRE…FORZA CAGLIARI!!!

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