Sardegna, fra silenzio e comunicazione

di Massimiliano Perlato

 

La Sardegna sa comunicare? E, prima ancora, deve farlo? Deve uscire dall’isolamento che l’ha lasciata intatta, terra di spazi vuoti e silenzi? La realtà è che la Sardegna comunica e lo fa attraverso le sue istituzioni, i suoi prodotti, che arrivano in tutto il mondo, la sua cultura e il suo territorio: quello più conosciuto della Costa Smeralda ma anche quello più interno, tristemente noto per il banditismo più che per le tradizioni uniche e antichissime. Allora la domanda è se quello che comunichiamo ci rispecchia, ci dà valore, ci rende unici e quindi, con un linguaggio di marketing, "desiderabili" agli occhi del mondo. C’è molta casualità in quello che la Sardegna comunica, dovuta all’ assenza di progetti prima e di strategia di comunicazione poi. Questa casualità invece che arricchire può nuocere e alimentare la "teoria del silenzio", che non è silenzio bensì vuoto comunicativo. La comunicazione è un tema vastissimo che può essere trattato da molti punti di vista. Restringendo il campo, uno dei patrimoni su cui fin dagli anni 60 si è cercato di impostare lo sviluppo economico dell’Isola. Prima ancora di chiedersi se comunicare, la domanda che la Sardegna si deve porre è relativa a cosa vuole fare del suo territorio; quali destinazioni, quali idee mettere in campo per il suo sviluppo alla luce delle specificità, degli elementi di differenziazione, dei vantaggi competitivi del territorio stesso. In tal modo si determina la cosiddetta "vision", il sogno che ispira un progetto e che dà motivazione a chi lo dovrà finalizzare. Ad esso devono seguire le scelte strategiche di fondo, cioè le azioni con le quali raggiungere gli obiettivi prefissati. In termini concreti, se la Sardegna decidesse di diventare un paradiso naturalistico sicuramente dovrebbe preservare le sue coste, tutelare il suo ambiente naturale, proteggere le specie in estinzione e così via. Si tratta di azioni "coerenti" con gli obiettivi, dove la coerenza deve essere mantenuta nel tempo, pena la vanificazione di ogni azione intrapresa e la morte stessa del progetto, come testimoniano anni di iniziative incompiute a causa di "distrazioni strategiche" intervenute lungo il cammino, spesso per cambio di classe politica o per nuovi interessi delle parti in gioco. Analizzando invece uno dei casi di successo del territorio sardo, la Costa Smeralda degli esordi che ha dato fama internazionale alla Sardegna turistica, ritroviamo in esso le caratteristiche sopra descritte: è nato da una visione forte, quasi da un sogno, trasformatosi, grazie alle persone che ci hanno creduto e che lo hanno promosso, in un progetto che è stato implementato in maniera corretta fino all’ultima fase, quella della comunicazione. Comunicare bene significa aver studiato una strategia efficace: aver scelto prima di tutto il posizionamento (in questo caso quello del turismo d’elite), i soggetti a cui comunicare, i mezzi più idonei per fargli arrivare il messaggio, quindi il linguaggio ed i toni del messaggio stesso. Ma, soprattutto, la comunicazione per essere credibile deve rispecchiare i valori alti che hanno ispirato quel progetto, quel prodotto, quell’azienda. Oggi la Sardegna sembra avere un progetto per il suo territorio, espresso dalla volontà politica di tutelare le coste da uno sviluppo urbanistico incontrollato e non rispettoso degli equilibri naturali, di garantire la continuità territoriale, di valorizzare cultura e ambiente. Quale che sia questo progetto il ruolo della comunicazione in una prima fase è quello di farlo vivere raccontando il sogno, la visione che lo ha ispirato per generare interesse, entusiasmo, e per convogliare intorno ad esso le forze necessarie ad implementarlo. E lo deve fare, per essere credibile, rispettando i valori unici del territorio, la sua identità profonda, le sue specificità. Provo ad elencare alcuni di questi valori, quelli che io, da sarda "emigrata", ritrovo quando torno in Sardegna e che mi fanno fremere di emozione perché radicati nell’animo e nella cultura. L’isolamento, che non è più un limite ma un valore nel momento in cui serve a mantenere vive tradizioni millenarie, culture arcaiche, lingua, favole e miti. La diversità, in un mondo che tende all’omologazione e che per questo dà sempre più valore alle cose uniche e autentiche. Il silenzio e lo spazio dei paesaggi sardi che aprono all’universo interiore e al contatto con una natura dimenticata e qui riscoperta. Se sapremo esprimere i nostri progetti attraverso i valori profondi che ci caratterizzano avremo fatto comunicazione efficace, cioè utile alla Sardegna e al suo territorio.

Una risposta a “Sardegna, fra silenzio e comunicazione”

  1. Non conoscevo il vostro blog, ha una funzione molto

    importante nel tenere in contatti i tanti “sardi nel mondo”. Inseriremo il link del Vostro blog fra i siti amici ed istituzionali. Vi segnalo, però, che non è il mio blog personale, ma del Gruppo d’Intervento Giuridico. Con i più cordiali saluti

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