Istat: i flussi migratori e lo spopolamento in Sardegna nel 2008

ricerca redazionale

 

Il 2008 ha segnato un graduale ma costante cambiamento degli atteggiamenti dei cittadini italiani ed in particolare del Mezzogiorno nei confronti della mobilità geografica e occupazionale. L’insufficiente dotazione di capitale fisso sociale e produttivo, oltre a lasciare più di una persona su dieci senza lavoro, ha spinto circa 300 mila persone ad abbandonare il Sud Italia per cercare di realizzare le proprie aspettative professionali nel resto del Paese. Di questi circa 120 mila hanno abbandonato definitivamente il luogo di origine per il Centro-Nord a fronte di un rientro di circa 60 mila persone; si tratta perlopiù di giovani individui con un buon
livello di scolarizzazione. La mobilità dei laureati meridionali se da un lato deprime le prospettive di crescita dell’intera economia meridionale, dall’altro appare un mezzo per consentire una valorizzazione del merito e quindi una maggiore mobilità sociale.  La causa principale dell’emigrazione soprattutto giovanile rimane la ricerca di un posto di lavoro. Questo perché il sistema produttivo meridionale non è in grado di assorbire le figure professionali di livello medio-alto. Le regioni italiane che attraggono maggiormente i giovani emigrati sono Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio. Per quanto riguarda le destinazioni estere, al primo posto si colloca l’Europa (69%), seguono, a distanza, gli Stati Uniti (18,5%) e la Cina (8,1%). Per i sardi i principali paesi europei di emigrazione sono la Germania, la Francia, il Belgio, la Svizzera, il Regno Unito, la Spagna e l’Olanda. Mentre le principali destinazioni extra europee sono l’Argentina, gli Stati Uniti d’America, Canada e l’Australia. In una fase di forte calo della natalità, la fuoriuscita delle giovani in età riproduttiva innesca, infatti, un processo che in poco più di un ventennio si prevede porterà al declino demografico; il Sud, dagli attuali 20,8 milioni di abitanti diminuirà ai 19,3 milioni, e vedrà crescere considerevolmente il peso delle classi anziane e vecchie: una persona su tre avrà più di 65 anni e una su dieci più di 80 anni. Questa difficile transizione demografica porterà il Sud e quindi anche la Sardegna, ad affrontare i problemi propri di un’economia matura senza aver ancora superato la condizione di ritardo nello sviluppo. Se in questo scenario analizziamo in dettaglio la situazione della Sardegna e delle otto province sarde ci si rende conto della situazione attuale. Secondo i dati Istat 2008 nella provincia di Cagliari, su 71 comuni, 29 (il 40%) registrano un saldo migratorio negativo. Per quanto riguarda il saldo naturale la situazione è peggiorata: nel 2008 sono 39 i comuni della provincia di Cagliari con indice negativo, molti di questi comuni hanno una popolazione sotto i 1500 abitanti. La città di Cagliari registra anche nel 2008 un saldo negativo, ma si nota un evidente miglioramento del saldo migratorio, che passa da -654 a -163; questo dato scaturisce dal crescente flusso migratorio di cittadini stranieri verso il capoluogo, in particolare di sesso femminile. Mentre per quanto riguarda il saldo naturale, Cagliari ha sempre un saldo naturale negativo, ma sicuramente migliore del 2007, infatti passa da -617 a -581. Il capoluogo sardo, a differenza delle grandi aree urbane del sud Italia, riesce ancora a garantire adeguati a livelli di servizio ai cittadini per le funzioni essenziali come acqua, rifiuti, assistenza sociosanitaria. Tra i comuni dell’hinterland cagliaritano continuano a registrare valori positivi del saldo migratorio, Quartu S. Elena +246, Capoterra +141, Selargius +111, Nella Provincia di Carbonia- Iglesias il 47% dei comuni (11 su 23) ha un saldo migratorio negativo; per quanto riguarda il saldo naturale la situazione già negativa è peggiorata. Solo 3 comuni hanno un indice sopra lo zero. Situazione negativa anche nella Provincia del Medio Campidano dove 18 comuni su 28, cioè il 64%, hanno fatto registrare un saldo migratorio negativo. Solo alcuni comuni, tra cui il capoluogo Sanluri, riportano un saldo migratorio positivo. Nell’analisi dei 28 comuni, solo 2 hanno un saldo naturale positivo attestato su bassi valori prossimi allo zero mentre i valori negativi sono molto elevati. Nella Provincia di Oristano, nel 2008, si riscontra un costante miglioramento del saldo migratorio. Mentre nel 2007 oltre la metà dei comuni aveva un saldo migratorio negativo (52%), nel 2008 si è passati al 42%, cioè 37 comuni su 88; Per la città di Oristano si riscontra un leggero miglioramento rispetto al 2007, mentre alcuni comuni limitrofi registrano valori altamente positivi come ad esempio Cabras e Palmas Arborea; anche in questa provincia in linea di massima, i comuni costieri presentano una situazione positiva per quanto riguarda il saldo migratorio solo Oristano, Cuglieri e S.Giusta nel 2008 hanno un saldo negativo. Nella Provincia di Nuoro nel 2008 nonostante un leggero miglioramento è sempre forte il fenomeno migratorio, si passa da 39 Comuni su 52 pari al (75% sul totale) del 2007 con un saldo migratorio negativo, a 32 Comuni su 52, pari 61% del totale. Tra i Comuni che registrano un saldo positivo sono da segnalare: Aritzo, Belvì, Mamoiada, Orani, Ovodda, Sarule e Tonara. La città di Nuoro nel 2008, ha un saldo naturale positivo pari a +43 mentre nel 2007 era pari a 34 e un saldo migratorio negativo da +9 del 2007 passa a -9 nel 2008. Dei 20 comuni con saldo positivo, tutti i comuni costieri (Posada, Siniscola, Orosei e Dorgali), hanno valori ampiamente positivi (Siniscola +89). Nella Provincia dell’Ogliastra nel 2008 peggiora la situazione. Si passa da 11 Comuni su un totale di 23  (pari al 47%) che nel 2007 avevano un saldo migratorio negativo, a 14 Comuni su 23 cioè il 60% dei Comuni dell’intera provincia. Tra i comuni si evidenziano: Gairo (da 7 a -36), Ilbono (da 0 a -14), Jerzu (da 5 a-29), Lanusei (da 2 a -15), Lotzorai (da 35 a -17), Talana (da -1 a -11). Mentre per quanto il riguarda il saldo naturale, 15 comuni su 23 nel 2008, hanno fatto registrare un saldo negativo. Nella Provincia di Sassari, peggiora leggermente il numero di comuni con saldo migratorio negativo, si passa dai 30 comuni del 2007 ai 31 del 2008. Da notare che tutti i comuni costieri hanno un saldo migratorio positivo. Tra i comuni con un maggior incremento: Porto Torres (+173), Castelsardo (+61), Sorso (+78). In evidenza la città di Sassari con + 1179 e un saldo naturale positivo pari +41, che insieme a Cagliari riesce a garantire un adeguato di livello di servizi ai cittadini. Infine la provincia di Olbia – Tempio mostra anche nel 2008 un quadro positivo, anche se con una leggere flessione rispetto al 2007. Infatti nel 2008 sono 5 i comuni su 26, con saldo migratorio negativo, pari al 19% (Aggius, Buddusò, Calangianus, Oschiri e Monti). La maggior parte dei comuni sono costieri e registrano tutti elevati valori positivi, anche se con un leggero decremento rispetto al 2007. Buona parte del territorio costiero della provincia è stato definito nell’ultimo rapporto Svimez come "area delle opportunità consolidate" si tratta di alcune importanti realtà turistiche della Sardegna (Arzachena, La Maddalena, Olbia, Santa Teresa Gallura e San Teodoro) qui la popolazione è in crescita, gli abitanti hanno un livello di studio elevato, il tasso di occupazione è in linea con la media nazionale o addirittura superiore al Centro-Nord (come a Olbia e alla Maddalena, 52%), il tasso di disoccupazione basso (7%), il livello di reddito (19
.400 euro pro capite) è superiore alla media del Mezzogiorno (14.500). Il comune di Olbia anche nel 2008 ha entrambi valori positivi, un saldo migratorio pari +1258 e un saldo naturale pari +382. Riassumendo i dati del 2008, si nota che in Sardegna 177 comuni su 377 comuni cioè il 46% ha un saldo migratorio negativo, il fenomeno migratorio è notevole e si fa sentire soprattutto nelle zone interne, meno lungo le coste; nel nord dell’isola la situazione non è allarmante come al sud (Medio Campidano e Sulcis), mentre nel 2008 un piccolo miglioramento si riscontra nelle province di Oristano e Nuoro. 

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