Il calo è di quelli pesanti: – 12%! Sempre meno visitatori nei musei sardi

di Carlo Figari

Tra i musei più visitati d’Italia non c’è alcun sito della Sardegna. L’ultimo della classifica dei top-trenta stilata dal ministero dei Beni culturali è il castello Scaligero di Sirmione (Lombardia) con oltre il doppio di presenze registrate dal Compendio Garibaldino di Caprera. La casa colonica con la tomba dell’Eroe continua ad essere il museo più frequentato dell’isola, ma lo scorso anno ha rischiato di perdere lo scettro. Dopo decenni di predominio assoluto il compendio caprerino ha perso in due anni 35 mila visitatori. Un vero tonfo, con un trend che quest’anno potrebbe segnare il sorpasso. Il complesso del Sinis con il sito archeologico di Tharros, il museo di Cabras e la torre spagnola hanno chiuso il 2008 con 70.674 visitatori, un numero ormai vicinissimo ai 72.324 biglietti staccati a Caprera. E dietro incalza anche la reggia nuragica Su Nuraxi di Barumini con 64.216 presenze. I dati ufficiali del ministero dei Beni culturali confermano quelli annunciati dal Touring Club italiano che a Milano ha presentato il dossier annuale sui musei nazionali. Ne esce una radiografia impietosa che documenta lo stato di abbandono dell’enorme patrimonio culturale italiano. Per il secondo anno – denuncia il Touring – calano i visitatori: da meno 2,6% del 2007 al meno 3,8% nel 2,8. In Sardegna – dati del ministero – la situazione è ancor più pesante, se non drammatica: 32 mila visitatori in meno in tre anni, da 337 mila del 2006 ai 305 mila nel 2008 con un valore di meno 12%. Una crisi, quella dei beni culturali sardi, ben più profonda del resto d’Italia, che dovrebbe far riflettere in una terra che punta molto sul turismo e quindi sulla valorizzazione del patrimonio archeologico e museale. Caprera è l’esempio più evidente. Nel 1982 in occasione del Centenario della morte dell’Eroe, conobbe il massimo successo con 200 mila visitatori. Dieci anni dopo ne contò 175 mila. Sino al 2006 si è mantenuto sempre sopra i centomila visitatori. Poi il crollo. Mentre Tharros-Cabras è cresciuto e Barumini ha tenuto bene il calo generale. «Il primo semestre del 2009 presenta dati ancor peggiori» avvisa Mario Resca, direttore generale del ministero, parlando del panorama nazionale. Che succede? La crisi economica non ha risparmiato il settore, anzi lo ha pesantemente colpito. E la Sardegna non fa eccezione. Il ministro Sandro Bondi, ha illustrato la sua ricetta per salvare il settore: i musei devono smettere di essere uno dei tanti compiti delle Soprintendenze e diventare fondazioni autonome con un direttore e un bilancio. I responsabili del ministero hanno lanciato l’allarme: i 6500 musei e siti archeologici statali – un patrimonio unico al mondo – sono in agonia. Pochi hanno strutture adeguate, mancano audioguide, servizi per bambini, ma soprattutto devono fare i conti con la carenza cronica di personale. «Il personale attualmente in servizio è una categoria in via di estinzione» spiega l’archeologo e docente oristanese Raimondo Zucca: «Dai dirigenti ai custodi sono tutti figli della legge 285 del 1977. Hanno iniziato già ad andare in pensione e si calcola che nel 2016 saranno estinti. Nel frattempo non vengono sostituiti perché i concorsi per ogni qualifica si fanno col contagocce. Di questo passo non vedo una soluzione». Il caso Caprera insegna. I dipendenti (statali) sono appena una dozzina. Riescono a tenere aperto tutti i giorni (festivi compresi) dalle 9 alle 13,30. Da luglio l’orario estivo verrà esteso sino alle 18,30 con la chiusura del lunedì e della domenica pomeriggio. «In questo modo si cerca di venire incontro alla massa dei turisti che arrivano anche con gruppi numerosi» sottolinea la soprintendente Luciana Arbace. Da appena un anno in Sardegna, proveniente da Napoli, si ritrova ad affrontare la crisi dei musei sardi. «Credete che in Campania sia meglio? Anzi, siti famosi come Pompei ed Ercolano hanno problemi ancor maggiori». Perché il compendio Garibaldino è crollato? Secondo l’architetto Arbace paga il rincaro dei traghetti, il costo dell’ingresso (ora 5 euro) e gli orari ridotti a causa della carenza di personale. «Ho chiesto al ministero di assumere ex dipendenti della Nato che potrebbero dare un grosso aiuto, ma per ora dobbiamo fare i conti con quelli che abbiamo», dice. Per rilanciare il museo, oltre ad allargare la fascia oraria, la soprintendente punta sugli eventi: dal 4 luglio arriva la mostra sui cimeli restaurati di Garibaldi. «In realtà – dice Luciana Arbace – Caprera vive i problemi degli altri musei nazionali. È la crisi delle attrazioni del tempo libero a pagamento, la gente non ha più soldi. Pensiamo che un concerto di Lucio Dalla a Cagliari ha richiamato meno di mille spettatori all’anfiteatro. Impensabile sino a pochi anni fa». Secondo la soprintendente è una crisi strutturale su cui poco potrà fare la ricetta Bondi. «Nessun museo al mondo, neppure il Louvre o il Metropolitan, si mantengono con gli ingressi, ma vivono grazie alle donazioni e ai contributi pubblici. Nessun museo italiano potrebbe sopravvivere solo sulle spalle di una fondazione», conclude la soprintendente. Come mai Tharros resiste e, al contrario, cresce? «Sicuramente è il sito fenicio punico più vasto e famoso del Mediterraneo» sostiene l’assessore alla cultura del Comune di Cabras Sergio Troncia: è ben pubblicizzato, ma soprattutto si trova in una felice posizione al centro dell’Isola. Non c’è tour turistico che non preveda almeno una sosta al sito. Molti aggiungono il museo che, dalla sua, organizza mostre ed eventi. «Contiamo di crescere ancora dal prossimo anno quando, come speriamo, verranno riportate a Cabras le statue dei giganti di pietra trovate a Monte Prama, attualmente in fase di restauro a Sassari», rileva Carla Del Vais curatrice del museo che da solo nel 2008 ha accolto 9328 visitatori, ai quali si sommano i 56.761 di Tharros e i 4590 della torre spagnola. Risultato importante nel panorama regionale, ma lontanissimo dai numeri dei siti nazionali.

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