Oltre al paesaggio tornerà di nuovo strategica l'agricoltura: Sardegna, un verde new deal

di Massimiliano Perlato

Il green new deal della Sardegna è l’unica sfida possibile all’emergenza economica e climatica. Anche Legambiente, come il FAI, lancia un appello a tutti gli schieramenti politici per salvare la necropoli punica di Tuvixeddu. Ma ci sono molte altre cose da salvare. A iniziare dalle misure sull’ambiente e il paesaggio che la Sardegna si è data in questi anni di legislatura. Sono conquiste di civiltà, dovrebbero essere irrinunciabili per chiunque. Oggi in molte parti del mondo le ragioni dell’ambiente si vanno affermando come l’unica bussola per trovare la via d’uscita alla recessione globale. L’utopia ambientalista della sostenibilità, se non si è realizzata, si è stabilmente insediata nelle coscienze e nelle opinioni. In Sardegna diventa non più rinviabile la riconversione del ciclo produzione-consumo verso forme di sviluppo non distruttive, che puntano sulle forze degli stessi sardi e si riallacciano alla rete delle vocazioni locali. Le "materie prime" non potranno essere più il carbone, il petrolio o il cemento, ma il paesaggio, i patrimoni culturali, la conoscenza e la comunicazione. Un campanello d’allarme ci viene dai cambiamenti climatici, arrivati anche in Sardegna con qualche tributo di vite umane. Tempo scaduto. La crisi climatica e quella economica appaiono strettamente collegate e obbligano a coniugare le azioni di contrasto ai cambiamenti climatici con misure antirecessive. La Sardegna ha iniziato in questi anni un green new deal, la cui "grande opera" è una diffusa riqualificazione dell’isola, dalle economie alla sanità, dalle strade ai treni, dai beni culturali a quelli naturalistici. C’è un progetto in corso d’opera che la Legambiente vuole salvare, non per aprioristiche appartenenze politiche, ma perché è oggi l’unica sfida possibile all’emergenza economica e climatica. I dubbi, quando non vengono da cartelli di speculatori, giungono da alcune aree economiche, come l’edilizia e la campagna dove si temono forti penalizzazioni nel settore. Al contrario, noi crediamo che il progetto di una Sardegna sostenibile è l’unico che può salvare l’edilizia dal tracollo in atto. Dovrà però orientarsi verso un’opera di diffusa riqualificazione e ristrutturazione, convertendo gli edifici da consumatori a produttori di energia. Un grande Piano di Edilizia Pubblica si rende necessario per ridare un orizzonte sensato a un mercato immobiliare letteralmente impazzito. Aspri rilievi al progetto in corso vengono dal fronte della campagna. Costruire villette in campagna, senza regole, è indubbiamente reso più difficile dal Piano Paesistico Regionale. Ma il discusso provvedimento ha un disegno di lungo periodo e mira a riportare la terra alla sua vocazione naturale di produzione e lavoro. Dopo il crollo mondiale delle economie di carta, l’agricoltura dovrà tornare ad essere il cuore di una modernizzazione in sintonia con la natura. Un importante banco di prova del ritorno alla terra potrà essere il progetto della messa in valore dei milleduecento ettari della storica azienda di Mamuntanas e Surigheddu nel territorio di Alghero. Un progetto di agricoltura-turismo-formazione, una cerniera tra produzioni agricole e turismi lenti. Un progetto, anche questo, da salvare.

 

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